Motori 20 Febbraio Feb 2015 1000 20 febbraio 2015

Mini Countryman, un'integrale molto chic

La compatta crossover del marchio britannico piace molto agli italiani: offre una piacevole esperienza di guida senza sacrifici in fatto di spazio. In prova la diesel più potente.

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3. Mini Countryman Cooper SD All4. Molto aggressivo il posteriore con il doppio scarico. La soglia di carico è a 66 cm. La Countryman è stata la prima concessione alla comodità delle cinque porte da parte della Mini moderna, quella nata dopo l’acquisizione del marchio da parte di Bmw. La vettura inglese è stata “vitaminizzata” per accrescerne le dimensioni così da poter competere nel segmento delle crossover, oggi tanto di moda. E pare che la seconda generazione, in uscita nel 2016, sarà ancora più grande per rivaleggiare con la Fiat 500 X. La curiosità, dopo aver provato la versione tre porte, è se anche il modello più grande conserva lo stesso 'go-kart feeling': per soddisfarla GiornaleMotori.it ha provato la versione con motore a gasolio più prestazionale, quella da 143 cv e con trazione integrale, la Cooper SD da 31.450 euro. L’esemplare in prova montava anche il cambio automatico Steptronic a sei marce, optional da 1.715 euro, oltre a numerosi altri accessori che consentono di personalizzare fino a livelli maniacali la propria auto facendo salire il prezzo fino alla soglia dei 40mila euro. Una cifra importante che consentirebbe di mettere in garage, per restare in ambito Bmw, una X1 con trazione integrale: chi si pone questi dubbi, però, non ha considerato il fascino glamour e il puro divertimento di guida tipici della Mini Countryman. PICCOLI RITOCCHI NEL 2014 Il restyling presentato al Salone di New York 2014 ha portato piccoli cambiamenti, pochi dettagli come la nuova griglia, le luci diurne e i fendinebbia a led, nuovi cerchi in lega e tinte inedite per la carrozzeria. Sono migliorati poi i materiali isolanti acustici,per rendere più silenzioso l’abitacolo. Tutte le motorizzazioni, infine, sono ora Euro 6. COMANDI UN PO’ COMPLICATI Fin dal primo approccio la Mini colpisce per lo spazio che offre in 411 cm di lunghezza. Il passeggero posteriore dietro il guidatore non è sacrificato. E anche il posto centrale del divanetto dietro (la versione in prova era a 5 posti), complice una rientranza della seduta riesce a trovare una posizione confortevole. Il posto guida è rialzato rispetto alla Mini tradizionale e le regolazioni consentono di ritagliarsi la posizione su misura (lo schienale però si regola a scatti). La strumentazione è identica agli altri modelli: al volante il contagiri è ben leggibile e riporta, tra gli altri dati, anche il valore numerico della velocità. Meno fruibile il tachimetro che fa da cornice al grande strumento centrale che ospita un display da 6,5 pollici: alla fine si preferisce controllare il contagiri per tenere sotto controllo la velocità. Quanto ai comandi posti sulla console sono numerosi, con alcune leve poste in basso. Occore prenderci la mano. Dietro la leva del cambio si trovano due pulsanti e un joystick per comandare l’impianto multimediale. Mentre la leva del freno a mano copre un po’ lo spazio degli ingressi Usb e Aux-In e tra i due sedili due rotaie d’alluminio (Center Rail) ospitano un portaocchiali. Il bagagliaio offre un vano con un utile pozzetto di 350 litri che salgono però a 450 se si porta avanti il divano (scorre di 13 cm). Reclinando gli schienali, invece, si arriva a 1.170 litri. [gn_jcarousel source="cat=%blog%" ] DIVERTENTE SU STRADA La Countryman ha dimostrato di essere una Mini al 100%. È più grande ma le dimensioni sono sempre contenute: ciò significa che nel traffico cittadino e in manovra ci si muove con agilità e con una buona visibilità su quanto accade intorno visto che la posizione di guida è rialzata (solo il piccolo lunotto fa sentire il bisogno dei sensori di retromarcia). Tombini e buche cittadine mettono un po’ in difficoltà le sospensioni sportive, tarate sul rigido per conservare intatto il famoso 'go-kart feeling'. Il 2 litri da 143 cv spinge bene visto che lavorava con il cambio automatico Steptronic a 6 marce, davvero veloce e preciso. Anche la frenata è pronta e modulabile. Ma è fuori città, quando la strada si fa tortuosa, che comincia il divertimento. La Countryman infatti, ha leggermente più rollio della Mini tre porte, ma è veramente poca cosa: con la sua trazione integrale, l’inglesina è aggrappata all’asfalto e segue le traiettorie con una considerevole precisione, mettendo in mostra uno sterzo molto diretto e preciso al millimetro. Merito anche della gommatura di cui era dotata la vettura in prova: le invernali Pirelli Sottozero 'calzate' dai bei cerchi da 18 pollici. E per spremere a fondo la Countryman ecco la modalità Sport (optional) con la quale si rende lo sterzo maggiormente solido accrescendo la velocità nella risposta dell’acceleratore. In autostrada si avverte il lavoro d’insonorizzazione svolto nel restyling: il brontolio del 4 cilindri non arriva nell’abitacolo (a 130 orari, in sesta, lavora a circa 2600 giri). Quanto al fuoristrada, vista la scarsa luce a terra, è limitato a qualche strada bianca, giusto per impolverare un po’ la Mini. Infine i consumi: alla fine della prova la media rilevata dal computer di bordo è stata di 13,7 km/l, piuttosto lontano dal dato dichiarato di 20,4 km/l.

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