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FACCIAMOCI SENTIRE 23 Febbraio Feb 2015 1056 23 febbraio 2015

Parma, emblema di un calcio che non c'è più

La crisi della società ducale è solo la punta dell'iceberg. Dominato dagli interessi economici e incapace di cambiare: questo è lo sport più amato in Italia.

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Giampietro Manenti.

Sembra ormai conclamato che l’Italia non riesca più a salvaguardare nemmeno il calcio ovvero il nostro sport nazionale che settimanalmente mobilita la passione di milioni e milioni di tifosi, muovendo peraltro un giro d’affari da far invidia a molte multinazionali quotate a Wall Street.
Quello che sta succedendo alla squadra emiliana è probabilmente solo la punta dell’iceberg. Ci si accorge solo ora che qualcuno aveva bluffato sulla reale sostenibilità del bilancio della squadra.
Mi domando: ma mentre a Parma si creava la voragine economica, la Covisoc - l’organismo di controllo della Figc - dov’era?
Perché i revisori contabili non si sono accorti di quanto stava accadendo e hanno consentito l’iscrizione della squadra all’attuale campionato di Serie A?
I giornali, sportivi e non, ricordano puntualmente il rispetto dei parametri europei del fair play finanziario, di non sforare i paletti Uefa e noi dimostriamo invece di non essere nemmeno in grado di accorgerci che in casa nostra esistono casi di squadre che agiscono in deroga a qualsiasi norma anche a quelle legate al semplice buonsenso.
IL BUSINESS SUPERA L'ASPETTO SPORTIVO. Non dimentichiamo poi che, nello sport, tali norme dovrebbero doverosamente arrivare dopo il rispetto di un prioritario modello etico di riferimento. Occorre inoltre ricordare che tutto avviene in presenza di un esistente organismo di vigilanza che dovrebbe appunto vigilare.
Non c’è dubbio che nel calcio (e non solo) il business abbia preso il sopravvento sullo spirito sportivo. Ormai si avvicinano a questo “sport” (le virgolette sono volute) personaggi di ogni genere: magnati stranieri, pseudo industriali e, naturalmente, anche alcuni che “ci provano” immaginando di guadagnare in fretta con la compravendita di qualche giocatore o di acquisire una visibilità che solo la presidenza di una squadra di football può garantire in tempi brevi.
UN CALCIO ALLO SBANDO. Ma tornando al Parma, come faranno la Lega Calcio e la Figc a garantire il regolare svolgimento del campionato? C’è il rischio che qualcuno possa chiedere di invalidare il torneo? Anche se solo alcune società di calcio sono quotate, la visibilità che hanno (e che offrono) all’interno della business community dovrebbe far sì che ci siano chiari controlli sulla onorabilità degli azionisti che ovviamente esprimono poi il management.
Dovrebbe essere cristallina la loro capacità finanziaria che inoltre non dovrebbe essere legata a fideiussioni sia pur emesse (quando è il caso) da solidi e primari istituti finanziari. A me sembra che il nostro calcio sia totalmente allo sbando e che nessuno sia responsabile di nulla se non della cura dei propri interessi.

Stadi fatiscenti, città devastate, tifosi uccisi: questo non è più sport

Roma: una sezione della fontana della Barcaccia danneggiata dopo gli scontri tra gli hooligans del Feyenoord e la polizia (20 febbraio 2015).

Abbiamo visto (purtroppo) tifosi che hanno pagato con la vita la propria passione per il calcio. Stadi fatiscenti che non consentono alle famiglie di assistere a uno spettacolo in tranquillità e sicurezza. Tifosi che settimanalmente si scontrano con le forze dell’ordine mettendo a soqquadro interi quartieri o distruggendo, come è recentemente successo con i tifosi del Feyenoord a Roma, opere d’arte di inestimabile valore come la Fontana del Bernini in piazza di Spagna.
Assistiamo a un campionato le cui partite sono distribuite ormai su almeno tre giorni della settimana per esigenze televisive in quanto sono quei soldi a tenere in piedi questo spettacolo i cui protagonisti sono strapagati in un modo non più sostenibile come dimostrano i bilanci anche delle società più blasonate.
Pensate che nel governo del nostro calcio qualcuno abbia (o si assuma) la responsabilità di essere arrivati a una situazione simile? Neanche per sogno. Si sente molto spesso parlare di rinnovamento. Sembra che questo rinnovamento debba garantirlo il nuovo presidente della Figc.
TAVECCHIO È LÌ PERCHÉ CE L'HANNO MESSO. Personalmente non avrei eletto Tavecchio (e non solo per via delle banane) ma una cosa è certa: è stato eletto democraticamente a seguito di normale elezione. Non è pertanto arrivato a fare il presidente della Figc con “un colpo di stato”. Significa quindi che la maggioranza degli associati lo ha ritenuto idoneo a gestire il processo di rinnovamento che tutti chiedono a gran voce.
Avrà la capacità di ridurre i costi del pianeta calcio riportandoli a un accettabile rapporto con i ricavi come l’abc dell’economia richiede? Potremo sperare che i teppisti della domenica che trovano nello stadio il loro luogo di impunità possano essere emarginati per far spazio alle famiglie che potranno quindi andare tranquillamente allo stadio anche con i loro figli? Potrà il calcio tornare a essere uno sport popolare dove non necessariamente vinca il più ricco ma chi si impegna e si sacrifica di più?
IL CARPI? MEGLIO DI TANTE ALTRE SQUADRE... Il calcio deve tornare a essere una palestra di valori (come tutti gli sport) dove vince chi riesce a battere l’avversario solo perché è più bravo. Personalmente preferisco una bella partita del Sassuolo o del Carpi (in Serie B) piuttosto che la melina di tante squadre blasonate checché ne pensi il presidente della Lazio Lotito.
Non è un progetto facile. Chi ha governato le sorti del calcio negli ultimi decenni è ancora lì a difendere le proprie posizioni e a parlare di un cambiamento che sembra vogliano soltanto a parole. Attenti, il giocattolo potrebbe rompersi e dopo gli spettatori potrebbero diminuire anche gli abbonati televisivi.
La città di Parma potrebbe esserne proprio la metafora: basta ricordare cos’era l’economia e la vita sociale di questa città ai tempi d’oro. Allora nessuno avrebbe mai immaginato che il Parma Calcio potesse fallire.

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