INTERVISTA 24 Febbraio Feb 2015 1342 24 febbraio 2015

Luciano Moggi: «Visto il Parma? Rimpiangetemi»

Club falliti, dirigenti inadeguati, campioni in fuga. Moggi, ex dg della Juve, a L43 spiega i crac societari: «Con noi c'era regolarità. Eravamo duri da far fuori». Foto.

  • ...

Secondo la magistratura Luciano Moggi è stato il grande burattinaio del calcio italiano per un lungo periodo.
Certo è che, processi e responsabilità a parte, quando c'era 'Lucianone' il campionato italiano era ancora tra i più belli d'Europa.
Ora quella Serie A è solo un pallido ricordo con pochi campioni in campo e club un tempo blasonati oggi vicini al fallimento.
Un caso Parma, insomma, solo una decina di anni fa, almeno nel massimo campionato, non si sarebbe mai verificato.
Invece adesso la squadra gialloblù del neo presidente Giampietro Manenti è nel caos totale con un debito milionario e la richiesta della procura di fallimento fissata per il 19 marzo che rischia di 'falsare' il campionato.
«COLPA DELLA FEDERAZIONE». Dire di chi sia la colpa di tutto, anche per un ex dirigente navigato come Moggi che in carriera ha girato club del calibro di Roma, Lazio, Torino, Napoli e Juventus, è difficile.
Anche se appare chiaro come, almeno nel caso degli emiliani, «la Federazione e l'organo di vigilanza non hanno funzionato».
Poi a complicare le cose ci sono pure quelli che si improvvisano presidenti e dirigenti - «Persone che non sono adatte al gioco del calcio» - e che pretendono di ritagliarsi la loro fetta di gloria.
«RIMPIANGERETE IL PASSATO». Insomma, nonostante Moggi sia stato sempre additato da media e opinione pubblica (salvo i suoi affezionati tifosi) come il male assoluto del pallone italiano - è stato condannato in Appello nel processo Calciopoli ancora in corso a Napoli - aveva ragione quando sposando le parole dell'allora amministratore delegato della Juventus Antonio Girando diceva che «chi sarebbe arrivato dopo avrebbe fatto rimpiangere il passato».
«Era una cosa certissima», dice a Lettera43.it, «con noi era assicurata la regolarità».

Luciano Moggi, ex dirigente della Juventus. © Getty Images


DOMANDA. Come crede sia possibile che il Parma sia finito in questa situazione?
RISPOSTA. È difficile dire cosa sia successo, bisognerebbe vedere i registri contabili per fare chiarezza.
D. Quindi la sua ipotesi è che ci sia solo un problema amministrativo?
R. Evidentemente c'è qualcuno che non ha visto o non ha voluto vedere.
D. Nel caso del Parma si parla di responsabilità della Commissione di vigilanza sulle società professionistiche (Covisoc) che dovrebbe verificare che i club abbiano i titoli per partecipare al campionato.
R. Semplicemente la Covisoc non ha vigilato.
D. Allora è colpa sua?
R. Il vero problema è che la Federazione non funziona e l'organo vigilante funziona ancora meno. Ma è banale accusare la Covisoc. Nel calcio ci sono problemi che sfuggono a tutti.
D. Ma un colpevole bisognerà pur trovarlo, no?
R. Le istituzioni non hanno fatto quello che dovevano fare e su questo non c'è dubbio. Poi c'è anche la bramosia di persone che non sono adatte al gioco del calcio.
D. Si spieghi meglio.
R. Oggi, oltre al mercato dei giocatori c'è anche quello delle squadre. Ci sono persone che puntano al potere attraverso le società di calcio. Perché la Federazione non si chiede come mai succeda tutto questo?
D. Si riferisce al caso Parma?
R. Nessuno del governo del calcio si è interrogato su Manenti - che non conosco personalmente - e sulle sue possibilità di rilevare una squadra di Serie A.
D. E sì che Manenti non è un personaggio nuovo del pallone.
R. Prima è andato alla conquista della Pro Vercelli e poi del Brescia dove ha fatto la stessa cosa che sta facendo a Parma (con la squadra lombarda l'acquisto è fallito, ndr): non si può permettere a persone di giocare con il calcio in questa maniera.
D. Parma un tempo era una città dove calcio e sport erano vincenti, tanto che la Juventus ha acquistato grandi campioni da quel club.
R. Fa molto male vedere città ridotta così. Ricordo che quando andai a prelevare Gigi Buffon e Lilian Thuram era una società gestita in un modo buono da chi voleva dare lustro a questa città.
D. Erano i tempi di Calisto Tanzi, poi condannato per bancarotta fraudolenta per il crac Parmalat.
R. Tanzi è uno che ha dato molto al calcio di Parma e alla città: voleva farla diventare una piazza importante calcisticamente e credo che ci sia riuscito. Poi se vengono fuori presidenti della portata di Manenti, cosa vuoi portare avanti?
D. Intende gente non all'altezza?
R. Mi domando perché vogliano fare certe cose senza averne le possibilità.
D. Crede che questa sia una delle ragioni della crisi del pallone nostrano?
R. Una volta c'erano grandi campioni e adesso se ne vanno via.
D. A Parma hanno utilizzato la strategia delle plusvalenze, parcheggiando giocatori poco quotati in squadre minori cercando di far lievitare il costo del loro cartellino. Sulla carta un'idea che poteva funzionare.
R. Le plusvalenze sono debiti futuribili: si possono fare, ma bisogna stare attenti. Quelle che danno vantaggi sono le plusvalenze naturali legate a risultati tecnici di un giocatore e non quelle provocate. Prendiamo Zinedine Zidane: l'ho pagato 5 miliardi e l'ho rivenduto a 150.
D. Diciamo allora che forse mancano dirigenti qualificati per realizzare certe strategie?
R. Può darsi, ma se appena nasce un campione, se ne va - per esempio Marco Verratti (dal Pescara al Paris Saint-Germain, ndr) e Ciro Immobile (dal Torino al Borussia Dortmund, ndr), evidentemente ci sarà un motivo.
D. Ai suoi tempi in Serie A i campioni venivano e ci rimanevano, invece?
R. Come diceva Giraudo, era fin troppo evidente che avremmo rimpianto il passato.
D. Perché?
R. Finché c'eravamo noi c'era la regolarità: eravamo troppo forti da far fuori. Ci sono riusciti dopo la morte di Agnelli e il risultato è sotto gli occhi di tutti: in 10 anni di processi, hanno trovato campionati regolari, sorteggi regolari e comunicazioni con i designatori non esistenti.
D. Allora il problema è di chi ha messo il becco nel pallone?
R. Volevano portare via il calcio a chi sa gestirlo. Adesso ci sono questi qui che sono riusciti a ribaltare tutto quanto.
D. Si riferisce a qualcuno in particolare?
R. Massimo Cellino (ex presidente del Cagliari, ndr) è stato uno degli artefici del ribaltone: appena arrivato in Inghilterra l'hanno squalificato per evasione fiscale (Cellino ha presentato ricorso perché la condanna comminatagli in Italia è di primo grado e ha chiesto di ammettere la presunzione di innocenza fino all’ultimo grado di giudizio: alla fine la Football league ha accolto l’annullamento della decisione federale e permesso l'acquisto del Leeds United, ndr).
D. Cosa significa? Che solo in Italia possono succedere casi Parma?
R. Da noi si permette di tutto, all'estero no. Fuori dall'Italia ci sono bei campionati, perché si pensa più a fare le squadre che non a fare altre cose. Nel nostro Paese si fa il contrario.
D. Però almeno la sua Juventus aveva i conti a posto.
R. (Ride). Li aveva senza l'azionista di riferimento, perché non ha mai avuto aiuti dalla Fiat. In quel periodo l'azienda Juventus era la più florida del gruppo del Lingotto che attraversava un brutto momento. Siamo riusciti a dare dividendi agli azionisti, perché l'azienda era gestita in modo oculato.
D. Quindi questo è il segreto?
R. Bisogna fare il passo secondo la gamba. E considerare i club come aziende e come tali devono essere gestite. Le società sportive sono solo un ricordo. Bisogna essere prima dirigenti d'azienda e poi operatori che si intendono di calcio.
D. Non ne vede di figure così in Italia?
R. Oggi ci sono direttori sportivi che vanno al campo a vedere allenamento e il resto non lo curano. È male del calcio, non si trovano giocatori e non c'è più nessuno che se ne intende. Questo ha portato problemi del nostro pallone.
D. Ci sarà pure qualcosa di buono in Serie A.
R. Per esempio l'Empoli, che è la squadra capace di esprimere il più bel gioco. È evidente che l'allenatore Sarri e i suoi dirigenti sono andati a cercare giocatori giovani.
D. E la Juventus di Allegri?
R. Deve necessariamente fare risultati. Ma la Juve ha già vinto tre campionati e si accinge a vincere il quarto. Meglio di così non può fare. Anche se vorrei che giocasse bene: contro Atalanta e Cesena non ho visto un grande calcio.
D. Eppure la Juve è inarrivabile.
R. Certo, perché gli altri fanno peggio. In Serie A è una lotta a chi fa meno peggio.
D. Non le manca il calcio da protagonista?
R. In questo calcio è meglio che ci stiano gli altri.
D. Recentemente dopo la stretta di mano con Massimo Moratti in tribunale, ha fatto polemica il suo dietrofront su Twitter dove ha scritto «Me la sono lavata subito». Vuole fare ammenda?
R. Era una battuta: sono abituato a farle per sdrammatizzare. L'educazione mi dice di dare la mano a chi me la porge. Certo, poi i miei pensieri possono anche essere tutt'altra cosa...

Twitter @Dario_Colombo

Articoli Correlati

Potresti esserti perso