Motori 13 Marzo Mar 2015 1000 13 marzo 2015

Hyundai i20, fascino europeo per la coreana

La nuova city-car adotta una design più sofisticato e riuscito, nato dal centro design tedesco, per primeggiare nel segmento B. In prova la versione 1.2 benzina da 84 cv.

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Hyundai i20 1.2 MPI 84 CV. I montanti anteriori sono realizzati in acciaio ad alta resistenza, sono più sottili e verticali; inoltre, regalano maggior spazio interno agli occupanti, nonché un miglior campo visivo al conducente. Ha subito una profonda rivoluzione la i20, quella che, secondo Hyundai Italia, è destinata a conquistare un posto nella top ten del segmento B, quello dove 'gareggiano' Fiat Punto, Renault Clio e Volkswagen Polo. Un segmento ambito, visto che nel nostro Paese vale ben il 30% del mercato. Come la maggior parte dei modelli Hyundai disponibili nella nostra penisola, anche la nuova i20 è stata sviluppata in Germania ed è prodotta in Turchia, ad Izmit, in uno stabilimento con una capacità annuale complessiva di 200mila unità. La nuova versione è completamente diversa dalla precedente: Hyundai ha sviluppato una piattaforma da zero, che sarà impiegata anche per la i20 Coupé presentata al Salone di Ginevra. GiornaleMotori.it ha provato la versione con il motore benzina di 1.2 litri da 84 CV, nell’allestimento Comfort con Login Pack, fino al 31 marzo in promozione a 12.100 euro con climatizzatore, 6 airbag, cerchi in lega da 16 pollici, fari anteriori a led, Lane Departure Warning System (un doppio segnale, visivo e acustico, segnala il superamento involontario dalla linea di carreggiata), cruise control, radio cd/mp3 con comandi audio al volante, Bluetooth e docking station per lo smartphone. PIÙ GRANDE E PIÙ BASSA Se si dà un’occhiata alla versione precedente, il cambiamento appare rivoluzionario. La i20 è cresciuta in lunghezza di 4 cm (4.035 mm), in larghezza di 2,4 cm (1.734 mm), nel passo di ben 4,5 cm (2.570 mm), mentre l’altezza è calata di 15 mm. Il nuovo modello offre una sensazione di stabilità e ha un design davvero gradevole: bella la griglia trapezoidale frontale con finitura cromata, così come i gruppi ottici anteriori e posteriori a led. La sensazione di piacevolezza non s’interrompe entrando nell’abitacolo, cui la finitura bicolore conferisce un tocco quasi da premium. A parte qualche plastica dall’aspetto un po’ rigido, gli interni sono di qualità: il posto guida si avvale del volante regolabile in altezza e profondità, e di un sedile comodo e avvolgente, anche se la regolazione a leva dello schienale non è comodissima. Dietro, il passo aumentato concede più spazio: sul divano c’è posto per tre adulti, con abbondante spazio per la testa e le gambe. E al centro, il pavimento è quasi piatto. Voto nettamente positivo al bagagliaio: il vano ha una capacità da 326 a 1042 litri (nella versione precedente era di 295/1060). Sono valori notevoli per un’auto di 4 metri, meglio di Renault Clio (20 litri in più) e di VW Polo (46 litri in più). Il fondo posizionabile su due livelli, inoltre, consente di suddividere lo spazio nel vano. Un po’ alta la soglia di carico, posta a 75 cm da terra. [gn_jcarousel source="cat=%blog%" ] NIENTE SCHERMO Dove la i20 segna il passo è sul fronte dell’infotainment. Anche nelle versioni più accessoriate non è disponibile il display centrale con il navigatore per la gestione della connettività in auto (dovrebbe però arrivare nel corso del 2015 un touch screen da 7 pollici con una suite di servizi di Tom Tom). C’è solo una docking station, che è un supporto universale per lo smartphone (Android e iOs), che ricarica il dispositivo. SU STRADA La nostra prova si è svolta prevalentemente in autostrada e, nonostante la categoria maggiormente indirizzata all’uso cittadino, la i20 ha offerto un comfort di viaggio notevole. Moderatamente silenziosa, la vettura coreana macina chilometri senza affaticare gli occupanti. Certo, il quattro cilindri con una coppia massima di 121 Nm a 4mila giri non brilla per ripresa: quando occorreva un po’ di spunto in più per un sorpasso, era necessario scalare una marcia (o anche due). Ciò è dovuto anche alla lunghezza dei rapporti  alti, così tarate per privilegiare i consumi; con la sesta marcia di cui sono dotati i modelli a gasolio probabilmente le cose sarebbero migliorate. Comunque, il cambio della nostra i20 ha lavorato bene: la leva aveva innesti precisi, un'escursione non troppo lunga e solo adottando una guida sportiva (inadatta all’indole della i20) è incappata in qualche impuntamento. A proposito di consumi: al termine della prova il computer di bordo indicava una media di 6,6 litri per 100 km, corrispondenti a 15 km/l. In città la i20 è nel suo ambiente natutale: si muove agile e rapida, grazie al buon raggio di sterzata che consente di manovrare in spazi ridotti. Le sospensioni non sono eccessivamente morbide, pur offrendo un discreto comfort sulle strade milanesi, abbinato a un’ottima insonorizzazione: non ci sono scricchiolii, e anche sulle buche più profonde nell’abitacolo non filtrano rumori fastidiosi. Con questo assetto in curva la vettura non tende al rollio, ma si mantiene abbastanza aderente alla traiettoria impostata, manifestando solo al limite un sottosterzo inevitabile (per una trazione anteriore), prontamente ricomposto dal controllo di stabilità.

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