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CALCIO 19 Marzo Mar 2015 2300 19 marzo 2015

Europa League, Inter-Wolfsburg 1-2 Torino-Zenit 1-0

Italiane eliminate. Nerazzurri battuti in casa 1-2. Ai granata non basta Glik con lo Zenit.

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Fischi a San Siro, applausi all'Olimpico. Per Inter e Torino l'epilogo è lo stesso, l'eliminazione dall'Europa League, ma diametralmente opposto è il modo in cui è maturato e il sapore che lascia.
Amaro, amarissimo per tifosi nerazzurri dopo la bruciante sconfitta interna con il Wolfburg in una notte che prometeva remuntade dopo il tonfo in Germania. E sapore d'impresa sfiorata sui palati granata al termine di una gara gagliarda contro il quotato Zenit di Sanpietroburgo ulteriormente nobilitata dalla vittoria (inutile) firmata da Glik.

Inter fuori tra i fischi

L'attaccante dell'Inter Rodrigo Palacio.

Un'Inter senza personalità, carattere e soprattutto senza cuore ammaina bandiera e dice addio al sogno europeo.
I nerazzurri in campo sono lenti, prevedibili, poco cinici e, come al solito, molto fragili in difesa. Carrizo - ancora una volta fra i pali - non dà alcuna sicurezza al reparto arretrato, già di per sè traballante e incerto. I tedeschi ne approfittano e sorprendono continuamente i padroni di casa con eccellenti ripartenze: sono coriacei, solidi e concreti.
Mancini sceglie Icardi come prima punta ma l'argentino non riesce a trascinare la squadra e si fa contagiare dalla mediocrità generale. Male Juan Jesus, insicuro Carrizo, in ombra Guarin. La squadra non gira, il centrocampo scollegato, l'attacco sterile.
FURORE CHE SI SPEGNE IN FRETTA. L'Inter parte bene ma la sua tensione agonistica dura solo pochi minuti. Hernanes prova a sorprendere i tedeschi al 4', Benaglio salva in tuffo.
Icardi sbaglia tutto e non sfrutta un buon cross di Santon; subito dopo Ranocchia è bravo a salvare in scivolata su Dost. Carrizo va a vuoto mentre il portiere avversario compie un piccolo capolavoro su tiro di Icardi. Al 24' clamorosa dormita della retroguardia nerazzurra: Juan Jesus e Ranocchia perdono l'uomo, lasciano crossare De Bruyne, arriva Caligiuri e beffa Carrizo: il portiere riesce a sfiorare la palla che però inesorabilmente si infila nella rete.
REAZIONE CONFUSA. La strada per l'Inter diventa sempre più impervia: un ribaltone è assolutamente improbabile. Tifosi silenziosi e sgomenti, parte qualche fischio, affranto Mancini. L'allenatore fallisce il tentativo di rivoluzionare la mentalità di una squadra priva di talento e genialità, forse anche con poco coraggio e scarsa autostima. La reazione è insufficiente e confusa: Kovacic prova il destro, Palacio soffre e si fa pescare in fuorigioco, Icardi tenta di testa ma non imprime una buona spinta alla palla.
I nerazzurri - a suggello di una serata triste - falliscono una facile opportunità con Guarin, che da due passi manca il bersaglio e si fa chiudere lo specchio da Benaglio.
PALACIO NON RIANIMA I NERAZZURRI. Il secondo tempo non segna un cambiamento radicale nell'Inter che continua a soffrire: subito contropiede del Wolfsburg con Dost chiuso da Carrizo. I tedeschi controllano agevolmente, i tifosi rumoreggiano e incitano la loro squadra chiedendole di lottare, di metterci convinzione.
Il timido impeto d'orgoglio trova forma nel pareggio firmato da Palacio, il più volitivo, su assist di Hernanes. Ma nonostante il pari, la partita non sembra riaprirsi.
Nessuna trama vincente, zero verticalizzazioni, movimenti senza palla inesistenti: in questo deserto di idee e di gioco arriva la mazzata finale, il gol di Bendtner a un minuto dal 90'. È la fotografia di questo momento nero per l'Inter sommersa da fischi implacabili. Mancini si mette le mani nei capelli. Lui vuole restare per vincere, ma con questa squadra sembra una scommessa già persa.

Glik non basta: Toro eliminato

Lo stacco vincente di Kamil Glik (primo a destra in granata) nella gara contro lo Zenit.

Di tutt'altro tenore l'uscita di scena del Torino di Ventura dalla competizione. Cuore tanto, e tanta buona volontà, ma alla fine la qualità dello Zenit ha fatto la differenza, anche coi granata in unidici, al contrario di San Pietroburgo, dove era stato penalizzato per un’ora di gioco dall’espulsione di Benassi.
Quagliarella e compagni ci hanno provato fino alla fine, un gol l'hanno trovato, ma troppo tardi con Kamil Glik al 90'. E un'altra rete il capitano l'aveva realizzata prima, ma stavolta annullata per fuorigioco. Troppo poco per rimediare al 2-0 subito in Russia.
ELIMINAZIONE CHE BRUCIA. L'eliminazione, benché messa in preventivo, brucia all'indomani della magica serata della Juventus, piombata invece come una furia nei quarti della Champions. Ma è finita comunque tra gli applausi, con il pubblico in piedi a ringraziare Ventura e i giocatori per la bella stagione in Coppa, iniziata a luglio nei preliminari e finita questa sera con onore contro la capolista del campionato russo.
Il Toro ha giocato una discreta partita, ma non è riuscito a trovare il furore che ne hanno fatto la leggenda. Gli esterni poche volte hanno trovato la la misura nei cross, Maxi Lopez e Quagliarella sono stati quasi sempre fermati da Garay e Luis Neto, impalpabile El Kaddouri e Farnerud. All'inizio il Toro ha cercato di dosare gli sforzi, senza fare un pressing esagerato, ma avrebbe meritato di chiudere il primo tempo sull'1-0. Quando hanno innestato il turbo, i granata sono riusciti a spingere indietro lo Zenit. Troppi errori di misura dalla fascia sinistra di Molinaro e Moretti, mentre Darmian non riusciva a bucare sulla corsia opposta.
VANO ASSALTO. Nella ripresa ha sbagliato un'uscita Lodygin, ma Darmian non è riuscito a sfruttare l'occasione, poi una girata di Maxi Lopez, e un brivido sul tiro di Witsel. Infine, i fuochi d'artificio tardivi del Toro a 4 punte.
I 6' di recupero segnalati dal quarto uomo hanno riacceso il finale ed il Toro, con il 4-2-4 ultima chance provata da Ventura (Maxi Lopez, Quagliarella, Martinez ed Amauri tutti insieme) ha avuto il pallone del 2-0 e dei supplementari, ma l'appena entrato Lombaerts ha respinto sulla linea un tiro di Maxi Lopez.

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