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STADI VIOLENTI 16 Aprile Apr 2015 1215 16 aprile 2015

Pansa sta con Pallotta: «Ultrà a volte criminali»

Il capo della polizia elogia il presidente della Roma: «Le società stiano dalla parte della legalità».

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Il capo della Polizia Alessandro Pansa.

Il capo della polizia Alessandro Pansa raccoglie al volo l'assist del presidente della Roma James Pallotta e rilancia l'impegno nella lotta alla violenza negli stadi. Gli ultrà «si presentano a volte simili ad altre associazioni criminali ed il nostro compito è distinguere mondo del calcio e mondo della criminalità».
Assistiamo ad una escalation degli ultrà e delle tifoserie violente», ha detto durante un convegno alla Sapienza dedicato proprio a questo tema, «che perseguono interessi diversi e spesso opposti al calcio».
Pansa ha poi ricordato che quando le forze dell'ordine «si preparano alla partita, è come se si stessero preparando ad una battaglia campale». E questo, ha aggiunto, «non è normale: dobbiamo capire qual è il limite entro il quale si deve svolgere il calcio». Un limite «ben preciso che si chiama legalità». Ed è per questo, ha concluso il prefetto, «non si può prendere a metà la legalità: tutti compresi i giocatori, devono scegliere e dire da che parte stanno».
«PALLOTTA? FINALMENTE UN SEGNALE POSITIVO». Quindi il capo della polizia ha elogiato la posizione presa dal presidente della Roma. «Il fatto che i presidenti prendano una posizione netta e distinta» da quel mondo, «è un segnale molto positivo perché tutto il mondo del calcio deve capire da che parte stare, se stare dalla parte della legalità o meno».
E se si sceglie di stare dalla parte della legalità, ha aggiunto Pansa, «gli ultrà non ci sono». Il capo della polizia ha poi sottolineato che Pallotta non deve temere reazioni degli ultrà e ha invitato gli stessi calciatori a seguire l'esempio del numero uno giallorosso. «La posizione di Pallotta è corretta e la legalità non teme niente», ha aggiunto Pansa, «anche i calciatori che sono soggetti che hanno capacità di attrazione, soprattutto verso i giovani, devono dire da che parte stanno».

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