CORSE 27 Aprile Apr 2015 1134 27 aprile 2015

Mick Schumacher: esordio in Formula 4 sulle orme di papà

Il casco è lo stesso, ma per anni ha usato un cognome diverso. Schumacher vince in Formula 4: il destino scritto nel nome. Foto.

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Il dispiacere più grande è che papà Michael non si sia potuto sedere sugli spalti della Etropolis motorsport arena di Oschersleben ad ammirare i suoi sorpassi. La gioia maggiore è quella di aver potuto esordire e vincere con in testa un casco che ricorda i titoli vinti dal padre.
HA SOLO 16 ANNI. Mick Schumacher ha appena compiuto 16 anni, e il weekend del 24-26 aprile ha debuttato nella Formula 4 tedesca. Tre gare, due rimonte pazzesche concluse al nono e dodicesimo posto, poi la sua prima vittoria su una monoposto, dopo aver guidato (bene) i kart (guarda le foto).
Con sé porta un talento che sembra scritto nel Dna, ma sulle spalle ha il peso di un cognome ingombrante. Ci ha messo qualche anno a farci i conti. Nel 2008, quando a nove anni ha iniziato la sua carriera nei motori, scelse di farsi chiamare col cognome della madre, Betsch, pur di non dare troppo nell'occhio.
Sei anni dopo, per la prima volta, ha scelto di iniziare la stagione come Mick Junior, facendo pace col passato e raccogliendo risultati importanti: secondo nei campionati Kart tedesco, europeo e mondiale.
NEI KART HA FATTO MEGLIO DI MICHAEL. Nemmeno Michael, alla sua età, era riuscito a ottenere tanto, ma lui non si accontenta: «Certo che sono orgoglioso di un risultato così importante», ha commentato, «ma è altrettanto chiaro che il mio obiettivo sia quello di diventare campione del mondo. Questo è solo l'inizio della mia carriera».
Inevitabile il passaggio di categoria e l'esordio in Formula 4, un campionato che spesso è preludio di una carriera brillante. A metterlo sotto contratto è stato un team olandese, la Van Amersfoort racing. Nei test e nelle prime prove libere aveva già mostrato di che pasta è fatto, ma sono state le gare a confermare che sì, ci troviamo di fronte a un potenziale fenomeno.
LA MANAGER INVOCA CAUTELA E PAZIENZA. Le aspettative sono alte, forse troppo. Anche per questo Sabine Kehm, storica manager di Michael, si è sforzata di frenare gli entusiasmi: «Bisogna essere realistici», ha detto alla Reuters, «questo è il primissimo anno di Mick in una competizione della serie Formula. Ha tanto da imparare, perché le differenze col kart sono enormi. Dategli tempo, non esagerate con le aspettative e lasciatelo progredire un passo dopo l'altro».
Anche il suo boss, Frits van Amersfoort, si è mostrato cauto: «Ovviamente sappiamo che suo padre è stato sette volte campione del mondo, ma Mick si prenderà tutto il tempo necessario per imparare il mestiere del pilota».
HA GIÀ AVUTO IL PRIMO INCIDENTE. Lui, però, non sembra avere intenzione di staccare il piede dall'acceleratore, e ha già capito cosa vuol dire. Già un paio di volte è finito fuori pista, assaggiando la ghiaia, la prima a 150 chilometri all'ora.
Nessuna paura, comunque: ha scelto di fare un lavoro che non le lascia spazio, e di portare con orgoglio un cognome che significa coraggio e successo.
Forse anche per tenere bene a mente questo ha deciso di mettersi in testa un casco molto simile a quello del papà: sette stelle, per ricordare i sette titoli di campione del mondo di Formula 1 vinti da Schumacher senior. Era lui che lo accompagnava in pista da bambino, lui che gli dava consigli, fino all'incidente sugli sci a Meribel, che lo ha costretto a sei mesi di coma e a una lunga e difficile riabilitazione.
Ancora non parla, ma riconosce amici e parenti. Certamente qualcuno gli ha raccontato l'esordio di Mick e la sua prima vittoria. E lui ne è stato felice.

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