PROFILO 27 Maggio Mag 2015 1100 27 maggio 2015

Joseph Blatter, le ombre sul Padrino del calcio

Bustarelle sospette su Qatar 2022. Proteste in Brasile. Piaga del razzismo negata. E ora il caso corruzione. Blatter è nei guai. Quinto mandato Fifa a rischio. Foto.

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Il suo non è tra i nomi dei dirigenti di calcio accusati di corruzione e finiti in manette a Zurigo, bensì tra quelli dei due candidati alla presidenza della Fifa.
Il voto, in programma venerdì 29 maggio, lo vede favorito. Perché lui, Joseph Blatter (foto), su quella poltrona siede dal 1998.
Per restare in sella all'organismo che governa il calcio mondiale da oltre tre lustri, l'ex colonnello svizzero ha dovuto dar ripetutamente prova delle sue 'qualità manageriali'.
Ingoiare accuse come noccioline. E sfoggiare un'incrollabile determinazione per passare sopra tutto e tutti.
Le 598 mila voci sputate da Google sulle sue credenziali non bastano a render l'idea delle prodezze di Sepp.
OSTINATO NO ALLA MOVIOLA. Dagli scandali alle denunce internazionali. Dall'ostinata, retriva resistenza alla tecnologia e alla moviola (guai a togliere discrezionalità a un gioco che cova il sospetto anche dove non c'è!) alla mirabile trasformazione del calcio mondiale in una slot machine.
QUANTE OMBRE SUL QATAR. Dai sospetti di bustarelle per decrittare i criteri di assegnazione del Mondiale (come scegliere Qatar 2022 dove si dovrà giocare in dicembre, sconvolgendo tutti i calendari del pianeta, visto che d'estate le temperature scioglierebbero le ginocchia ai calciatori), alle infami condizioni di lavoro nei cantieri degli stadi di Brasile 2014 denunciate dagli indignados e stigmatizzate con mirabile diplomazia: «Il calcio? È più importante dell'insoddisfazione delle persone».
Insomma, negli anni Blatter si è guadagnato la fiducia dell'opinione pubblica e le lodi di avversari, dirigenti del calcio e campioni del passato.

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Quella medaglia rifiutata agli azzurri eroi di Berlino

Il presidente dell'Uefa e vicepresidente della Fifa Michel Platini.

Una simpatia spontanea conquistata coi piccoli gesti.
Come quando nel 2006 sugli spalti dell'Olympiastadion di Berlino scelse di non premiare i giocatori della Nazionale italiana appena diventati campioni del mondo, salvo poi strisciare due anni dopo davanti a loro in un albergo romano bollando l'episodio come uno spiacevole equivoco.
«IL RAZZISMO? NON C'È». O con originali dichiarazioni come quando nel settembre 2011 liquidò il putiferio nel campionato inglese per le presunte offese a giocatori di colore dell'allora giocatore del Liverpool Luis Suarez e del capitano del Chelsea John Terry con un secco: «Il razzismo del calcio non esiste».
Un umorismo che non venne colto dal difensore del Manchester United Rio Ferdinand («Ditemi che non è vero», scrisse in un tweet) e da Gordon Taylor, numero uno dell’associazione dei calciatori professionisti (Pfa) che dello stesso Blatter chiese le dimissioni.
'CAREZZE' DI PLATINI E MARADONA. «Blatter si aggrappa al potere a tutti i costi», lo ha accarezzato monsieur Michel Paltini, ieri campionissimo della Juventus e oggi presidente dell'Uefa.
«Rappresenta la paura per il futuro. E finché ci sarà lui la Fifa continuerà a calare di credibilità».
Un pensiero al buon Joseph non l'ha fatto mancare anche Diego Maradona: parole al miele condensate in una lettera a cuore aperto indirizzata al Telegraph.
«Ha trasformato la Fifa in un parco giochi per i corrotti», «è una disgrazia, una vergogna dolorosa per tutti quelli che amano il calcio».
«C'è una ammirazione malata nei suoi confronti, quasi come quella che viene concessa a un vecchio mafioso che è riuscito a evitare la prigione», ha scritto il 'Pibe de oro'.

La resa dei candidati nella corsa alla Fifa

Il principe giordano Ali bin al Hussein, unico concorrente a Blatter per la presidenza della Fifa.

Davanti al peso specifico della sua personalità, e la base del suo consenso, i concorrenti alla guida della Fifa hanno stracciato la pettorina già ai nastri di partenza.
Prima Jerome Champagne, ex vice segretario generale della Fifa.
Poi l'ex giocatore dell'Inter Luis Figo e il presidente della Federcalcio olandese, Michael van Praag.
Solo Ali bin al Hussein, appatenente alla famiglia reale giordana, è rimasto in corsa.
BONUS ALLE FEDERAZIONI. Ma per detrattori il carisma non c'entra.
Secondo il quotidiano brasiliano Estadao Blatter, il 30 gennaio 2015 (il giorno dopo il termine ultimo per presentare le candidature in vista dell'elezione di maggio), Blatter avrebbe inviato a tutte le 209 federazioni votanti una lettera che preannunciava un bonus da 300 mila dollari a testa, per un totale di quasi 55 milioni di euro.
Ufficialmente un aiutino per le spese da sostenere per qualificazioni al Mondiale del 2018.
Per le malelingue una manovra per ingraziarsi gli elettori: circa 100 delle 209 federazioni della Fifa che a maggio votano hanno un budget annuale da 2 milioni di dollari: quell'assegno serve più dell'ossigeno.
QUINTO MANDATO A RISCHIO. Ma ora l'indagine di Zurigo - anche se un portavoce della Fifa ha spiegato che «Blatter non è coinvolto» - potrebbe spezzare per sempre la favola di Sepp e mandare in frantumi il sogno del suo quinto mandato consecutivo.
Levando così Carlo Tavecchio e gli altri presidenti delle federazioni nazionali dall'imbarazzo di un voto di gratitudine.

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