Fifa Corruzione 150527111726
INDAGINE 28 Maggio Mag 2015 1052 28 maggio 2015

Scandalo Fifa, Blatter verso la rielezione

Uefa e Italia ostili. Ma Putin e l'Asia lo difendono. Sponsor distanti. Il presidente resta favorito per il voto del 29 maggio.

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Sepp Blatter, l'attuale presidente della FIFA.

Joseph Blatter resta attaccato al trono, nonostante la sua immagine sia ormai macchiata in modo indelebile.
L'inchiesta partita dagli Stati Uniti sulla corruzione ai vertici della Fifa ha fatto luce sul sistema di tangenti che ha dominato il calcio mondiale negli ultimi 17 anni.
Ma l'eterno presidente è destinato alla rielezione venerdì 29 maggio per il suo quinto mandato, nonostante l'opposizione dell'Uefa (compresa la Figc).
ASIA E AMERICHE CON BLATTER. Il 79enne Blatter può infatti contare sul sostegno della Confederazione asiatica, che gli ha confermato il suo appoggio, delle federazioni africane, nordamericane e centroamericane (queste ultime due formano la Concacaf e sono accusate di aver incassato 10 milioni di dollari illegalmente).
PUTIN ATTACCA GLI USA. A difendere Blatter c'è poi il presidente russo Vladimir Putin, secondo cui l'indagine Usa sui dirigenti della Fifa «è un chiaro tentativo di evitare la sua rielezione» con l'obiettivo di «estendere la giurisdizione americana su altri Paesi». Nel mirino dell'inchiesta c'è anche l'assegnazione dei Mondiali 2018 alla Russia, che secondo Putin «gli Usa vogliono bloccare».
PLATINI CHIEDE IL RINVIO DEL VOTO. Non dovrebbe bastare il 'veto' dell'Europa, che si è apertamente schierata contro la riconferma di Blatter: il presidente dell'Uefa, Michel Platini, ha chiesto formalmente di rinviare le elezioni presidenziali della Fifa. Questo sistema «se non viene fermato, alla fine ucciderà il calcio», ha detto. «Sono disgustato, non ne posso veramente più», ha aggiunto il numero uno dell'Uefa, confermando che «la stragrande maggioranza dei Paesi europei domani voterà il principe Ali».
Anche l'ex sfidante Luis Figo, che ha ritirato la sua candidatura, ha accusato Blatter di aver «creato una dittatura fondata sugli scandali».
GRAN BRETAGNA: «BLATTER SI DIMETTA». Secondo il presidente della Federcalcio inglese, Greg Dyke, Blatter dovrebbe immediatamente dimettersi: «Il danno arrecato alla Fifa è così grande che non può essere ricostruita con Blatter ancora al suo posto». Stessa posizione espressa dal premier britannico David Cameron.
MARADONA: «MI DAVANO DEL PAZZO, BLATTER LADRO». Pure Diego Armando Maradona, arcinemico di Blatter, si è scagliato contro la sua rielezione: «Dicevano che ero un pazzo, ora il Fbi ha detto la verità», ha scritto su Facebook, postando una foto del presidente Fifa con la scritta «ladro».

Il principe Hussein non ha abbastanza voti per vincere

Il principe giordano Ali bin al Hussein, unico concorrente a Blatter per la presidenza della Fifa.

Queste accuse hanno dato voce alle perplessità di una fetta del movimento, che punta su Ali bin Al-Hussein, terzo figlio del re di Giordania Hussein, unico sfidante in lizza.
Il principe sarebbe avvantaggiato in caso di rinvio del voto, approfittando della posizione indebolita di Blatter e degli sviluppi dell'inchiesta.
Ma le crepe che si sono aperte non sarebbero sufficienti a evitare il quinto regno di Blatter, forte dell'appoggio dei delegati africani, di Nord e Sudamerica, di quelli asiatici e alcuni europei, soprattutto dell'Est. Lo svizzero può contare infatti su circa 150 voti dei 209 totali.
TAVECCHIO SEGUE L'UEFA. Il presidente della Federcalcio italiana, Carlo Tavecchio, ha fatto sapere che l'Italia segue le indicazioni della Uefa: «Dopo i fatti successi che hanno turbato gran parte del mondo sportivo non possiamo non considerare le valutazioni del presidente Platini che hanno raccolto l'unitarietà dell'Uefa e quindi comportarci conseguentemente».
GLI SPONSOR PRENDONO LE DISTANZE DA BLATTER. Inoltre alcuni dei principali sponsor della Fifa hanno preso le distanze da Blatter, esprimendo la loro preoccupazione: da Budweiser a Visa, Adidas, Hyundai, Coca-Cola e McDonald's hanno fatto sapere che il loro impegno finanziario è legato al pieno rispetto di standard etici.
SPUNTA IL NOME DELLA NIKE. Nello scandalo, però, spunta il nome della Nike. A riportarlo il Wall Street Journal e altri media Usa, secondo cui nelle carte del Dipartimento di giustizia americano si parla di una multinazionale dell'abbigliamento sportivo con sede negli Usa e che ha ottenuto la licenza per sponsorizzare la nazionale brasiliana di calcio. Non si cita mai il nome del gruppo, ma è noto che la Nike (che ha assicurato la massima collaborazione con le indagini) raggiunse un accordo con la federazione brasiliana nel 1996 per 160 milioni di dollari.

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