Fifa Corruzione 150527112012
RISIKO 30 Maggio Mag 2015 1055 30 maggio 2015

Joseph Blatter, la rete di potere poggia a Est

India. Cina. Medio Oriente. Il boss della Fifa ha scommesso sui Paesi emergenti. Che ora lo blindano. Diritti, sponsor, affari sporchi: così l'Europa resta al palo.

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Da dominus del calcio mondiale qual è, Sepp Blatter è riuscito a mettere insieme i due più grandi campioni degli Anni 80 - Diego Armando Maradona e Michel Platini - che da quando hanno lasciato il calcio non hanno perso occasioni di punzecchiarsi a vicenda.
Sia il Pibe del Oro sia Le Roi Michel hanno chiesto al presidente della Fifa di farsi da parte e appoggiato il principe giordano Ali Ben Al Hussein, che non è però riuscito a contrastare il vecchio Sepp, riconfermato a capo della Fifa.
UNA RETE DI POTERE INCROLLABILE. Stranamente non diplomatico il francese, alla vigilia dell'elezione: «Sono disgustato. Deve fare un passo indietro per il bene del calcio». Più tranchant l'argentino sul suo profilo Facebook: «Ladro». Riferimento al giro di tangenti scoperto dall'Fbi e dalla procura federale svizzera che ha decapitato i vertici della Fifa, ma anche ai Mondiali del 1990 (il rigore di Brehme che diede la vittoria ai tedeschi) e quelli del 1994 (quando el Diez fu squalificato per doping: uno strano caso di efedrina) che gli argentini sentivano già loro.
C'è chi dice per lo svizzero è questione di mesi. Ma la riconferma del 79enne Sepp dimostra, oltre alla sua longevità politica, che ha saputo creare una rete di potere che lo tiene saldamente alla testa del calcio mondiale. In grado anche di respingere gli effetti delle inchieste più imbarazzanti.
Come avvenne nel 2014, a 10 giorni dal calcio di inizio del mondiale brasiliano, quando il Sunday Times svelò un giro di mazzette e fondi neri per l'assegnazione della rassegna iridata del 2022 al Qatar. Le stesse accuse alla base del «cataclisma» - per usare la definizione di Blatter - che si è abbattuto sull'Onu del pallone dopo l'inchieste della Fbi.
I SOLDI SI MUOVONO VERSO EST. Perché il parallelo tra la Fifa e l'Onu è meno peregrino di quanto si pensi. Blatter, come il suo maestro Joao Havelange, ha capito prima degli altri che l'economia e i soldi stavano andando verso Est, verso i Paesi emergenti.
Di conseguenza - e almeno un decennio prima che petrolieri russi e sceicchi piombassero in Europa e comprassero club onusti di gloria, ma senza futuro, come il Manchester City e il Psg - Blatter è andato a fare business in Africa (come dimostrano i mondiali in Sudafrica), in Medio Oriente o in Asia. Con il risultato che gli occidentali, nel governo del calcio mondiale, contano poco oppure sono costretti - come Platini - ad appoggiarsi al giordano Ali per ribellarsi.

L'accusa di Warner: Blatter comprò i consensi di Concacaf e Conmebol

Jack Warner di Trinidad e Tobago ex membro del comitato esecutivo.

In quest'ottica non deve sorprendere la minaccia del presidente della Federcalcio inglese, Greg Dyke: «Non ne possiamo più, sono nauseato. Se il prossimo presidente della Fifa sarà ancora Blatter», ha detto prima del voto, «è possibile che l'Inghilterra decida di non partecipare al mondiale del 2018».
Anche perché la Gran Bretagna si è vista sfilare dai russi l'organizzazione di quel campionato proprio per lo zampino di Blatter.
E se l'Italia, la Spagna o la Germania stanno ai margini per poi prendere le briciole, in Europa la federazione francese, in barba al suo più famoso campione, appoggia senza se e senza ma lo svizzero.
LE FRIZIONI TRA USA E RUSSIA. Sempre per quanto riguarda il quadrante occidentale, c'è chi ha visto dietro l'inchiesta dell'Fbi (che si occupa di frode, riciclaggio e corruzione negli ultimi vent'anni a Zurigo, mentre gli inquirenti elvetici ipotizzano tangenti legate all’assegnazione dei mondiali alla Russia per il 2018 e al Qatar nel 2022) la mano della Casa Bianca. Che vuole andare fino in fondo se Loretta Lynch, da poco nominata ministro della Giustizia, parla di quadro «rivoltante».
Gli Stati Uniti, in lizza per il mondiale del 2022, non hanno gradito che passasse alla fine la candidatura del Qatar. Non a caso Vladimir Putin - un altro dei 'miracolati di Blatter' - parla di inchieste di corruzione pilotate dagli yankees gelosi e invidiosi che il loro soccer resti a livello quasi amatoriale.
Ma in realtà gli Usa vedono che dietro al giro di mazzette legate al calcio in Sud America ci sarebbero gli stessi politici corrotti, che investono i loro soldi sporchi sull'Atlantico o sono complici diretti e indiretti nei traffici di droga, che tanto spaventano Washington.
SPONSOR E DIRITTI: IL BUSINESS FIFA. Eppure, fino a qualche anno fa, anche il Nord America (come il Sud) era feudo di Blatter.
Al riguardo, per capire l'influenza dello svizzero in quel quadrante e i suoi metodi di corruzione, è utile rifarsi alle parole del grande accusatore Jack Warner. Alla sua prima elezione, nel 1998, Blatter «comprò» i consensi di Concacaf (Nord America) e Conmebol (Sud America) «facendo votare la fidanzata del capo della Federcalcio giamaicana al posto di quello di Haiti», mentre il suo mentore Havelange staccava assegni al numero uno della Federazione di Trinidad & Tobago. Che nel 2001 si vide assegnare come riconoscimento l’organizzazione del mondiale under 17.
Perché la Fifa non si occupa soltanto di dare le regole al calcio o di difenderne il buon nome. Ha monopolizzato tutto il business (diritti televisivi, costruzione delle opere, sponsorizzazioni).

Qatar: 100 miliardi di mazzette per l'assegnazione del mondiale

Joseph Blatter.

Dopo il mondiale del 2010 si scoprì che il Paese organizzatore, il Sudafrica, invece di guadagnare i 600 milioni prospettati da Blatter si ritrovò con sovracosti del 1.709% e una perdita di 2,3 miliardi. La Fifa, invece, guadagnò 2,5 miliardi di euro.
Quattro anni dopo, in Brasile, sempre lo svizzero non soltanto ha imposto di concedere alla presidente Roussef uno sgravio fiscale su eventi e diritti tivù pari a 680 milioni di dollari (tutti tolti all'Erario di Brasilia), ma ha preteso che il fornitore di birra ufficiale fosse l'americana Budweiser, in spregio alle ambizioni dei produttori locali.
In quest'ottica non deve sorprendere che per l'assegnazione del mondiale in Qatar siano stati pagati 100 miliardi di mazzette. Orchestrate dall’ex vicepresidente Mohammed Bin Hammam, poi espulso quando aveva avuto l'ardire - con Jack Warner, all’epoca - di scalare la Fifa. Ma ancora meno che il calcio si stia sviluppando a Est.
L'APPOGGIO A CINA E INDIA. Blatter, negli ultimi anni, ha appoggiato l'espansione calcistica di due mercati dalle potenzialità immense come India e Cina. Che non a caso hanno investito in strutture e nomi altisonanti per rafforzare i loro campionati con l'appoggio di giganti europee come Atletico Madrid e Manchester City. Sempre dalla Cina si sta muovendo il multimiliardario Wang Jianlin, che oltre a interessarsi al Milan, ha preso il controllo per 1,05 della multinazionale dei diritti Infront, presieduta da un certo Philippe Blatter. Già, il nipote di Sepp.
Nei decenni precedenti, invece, il presidente della Fifa aveva lavorato soprattutto sul fronte mediorientale e quello sudamericano. Sul primo versante - e con l'ex amico Bin Hamman - aveva benedetto l'ascesa del gruppo saudita Dallah, del comune amico Saleh Kamel che, oltre a pagare le mazzette per raccogliere i voti per portare il mondiale in Qatar, aveva ottenuto anche il monopolio sui diritti tivù in tutta la regione.
IL BRASILE NELLE MANI DI DALLAH. Sempre Dallah, attraverso Ise, controlla di fatto la nazionale verdeoro, organizzando in piena autonomia le gare e decidendo chi deve essere convocato. Soltanto per la cronaca il contratto tra gli arabi e la federazione brasiliana fu firmato dall'ex potente presidente Ricardo Teixeira, ex genero di Havelange. Un altro della grande famiglia Blatter.
Per tutto questo l'Europa e il Nord America si sono spaccati sul vecchio Sepp, mentre Asia e Sud America l'hanno blindato, risultando decisive per la sua rielezione. In attesa almeno che i grandi sponsor (Adidas o Heineken su tutti) decidano di pensionarlo.

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