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BUSINESS 8 Luglio Lug 2015 2041 08 luglio 2015

Milan, Borse a picco: Bee Taechaubol ci ripensa?

Il broker vuole valorizzare il brand rossonero in Cina e dintorni. Anche attraverso la quotazione in Borsa. Ma il crollo dei listini lo sta facendo vacillare. Fonti vicine alla trattativa svelano a L43: «Potrebbe ridurre l'investimento».

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Il rendering del nuovo stadio del Milan al Portello.

Altro che bollicine per brindare al rilancio, sui progetti del Diavolo con gli occhi a mandorla pesa l'angoscia della bolla finanziaria cinese.
Neanche il tempo di festeggiare per l'agognato via libera al nuovo stadio al Portello che gli indici asiatici potrebbero trasformarsi in pollice verso sull'operazione di un Milan all'orientale. Almeno nei termini in cui è stata prospettata.
La notizia, rivelata a Lettera43.it da fonti vicine alla trattativa, ha del clamoroso: dopo aver chiuso il salatissimo accordo per accaparrasi una fetta di minoranza della società, Bee Taechaubol e la sua cordata (che comprende Ads Securities, società di brokeraggio con sede ad Abu Dhabi, e China Citic Banck, banca commerciale con un patrimonio di oltre 475 miliardi di dollari che fa capo al governo di Pechino) starebbero seriamente ripensando all'opportunità di sborsare gli ormai famigerati 480 milioni di euro per il 48% del «club più titolato al mondo», riducendo invece l'investimento.
QUOTAZIONE MONSTRE E BRAND DA «VALORIZZARE ASIA». Il senso della quotazione monstre contenuto nella - si badi bene - «ipotesi» di accordo, era stato solo parzialmente esplicitato nelle sibilline parole diffuse dopo l'intesa prematrimoniale: «La valorizzazione e la commercializzazione del marchio Milan», roba da 185 milioni di euro secondo le stime di Brand Finance, «in particolare nei Paesi asiatici».
Ma accanto a quella che rappresentava urbi et orbi la ragione principale dell'interessamento di Mr. Bee è emerso subito il concreto (scontato?) piano di una quotazione del club su una borsa asiatica.
STADIO E CAMPIONI PER PREPARARE LO SBARCO IN BORSA. Un'ipotesi a medio-breve termine, 8-10 mesi al massimo, avvalorata dalle mosse che stanno guidando la società rossonera. Dai passi avanti per la realizzazione del nuovo stadio ai consistenti investimeti nel mercato.
La crescita dei ricavi e l'aumento del valore della rosa (e di conseguenza, sperano i tifosi, dei successi nazionali e internazionali) sono del resto le chiavi per colmare il gap con la quotazione che gli investitori finanziari, Calcio e Finanza dixit, attribuiscono a club appetibili come il Manchester United: circa 1,379, contro i 692 milioni stimati da Forbes per società rossonera.
I Red Devils, per rendere l'idea, non sono solo in grado di chiudere il bilancio senza perdite, ma nel 2014 hanno generato profitti per 32,75 milioni di euro. Un confronto impietoso col club di Silvio Berlusconi, in rosso di 91,3 milioni di euro sul bilancio 2014.

Scalata o speculazione, ma il bivio di Bee potrebbe sparire

Il presidente del Milan Silvio Berlusconi e il brioker thailandese Bee Taechaubol.

Nella ridda di congetture sul colllocamento del titolo Milan sulla Borsa di Hong Kong o su quella di Singapore due sono gli scenari dipinti dagli addetti ai lavori.
La prima, quella prevalente, sposa l'umore popolare al senno degli analisti: se Bee investe così tanto è per prendersi la maggioranza del club subito dopo la quotazione.
E infatti l'operazione che, secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, porterebbe entrambi i partner a mettere in vendita il 12,5% delle quote, innescherebbe un rimescolamento societario che regalerebbe a Taechaubol una posizione di maggioranza anche solo relativa.
ESBORSI FARAONICI PER BACCA E BERTOLACCI. Un secondo scenario ben più cinico semplifica il piano nel concetto della «presa del profitto». Se Mr Bee, per dirla in soldoni, attraverso la quotazione su un mercato asiatico realizzasse l'affare su cui ha scommesso ecco che con tutta probabilità venderebbe e uscirebbe di scena.
Insomma, se al momento della quotazione, così come da lui previsto, le azioni-Milan schizzassero verso l'alto il broker thailandese subito declinerebbe senza esitazioni il verbo «vendere».
Per Bee il Milan sarebbe soltanto un affare. E il rilancio sportivo dei rossoneri il modo per far aumentare il valore del club.
Per questo, ad esempio, avrebbe spinto la collaborazione con Nelio Lucas, che ha convinto il fondo Doyen a investire in un mercato ambizioso, con esborsi faraonici come quelli per i cartellini di Carlos Bacca dal Siviglia (30 milioni) e Andrea Bertolacci dalla Roma (20).
IL CROLLO DI SHANGHAI SPAVENTA TAECHAUBOL. Ma l'elemento fondante del ragionamento (comunque lo si declini), e cioè la «quotazione in Borsa», sarebbe ora un'idea che Taechaubol starebbe appunto riconsiderando proprio alla luce del crollo dei mercati finanziari asiatici.
L'8 luglio la Borsa cinese ha chiuso in calo del 5,9% - malgrado Pechino la stia sostenendo con l'acquisto di titoli e l’immissione di liquidità - e l'ondata di panico ha investito Hong Kong (-5,6%), Taiwan (-3%) e Tokyo (-3,1%).
Gli ultimi segni meno di una collana che ha trascinato in poche settimane le piazze finanziarie del Dragone a perdite di oltre 30 punti percentuali, tanto che alcuni grafici accostano l'andamento della Borsa di Shanghai nel 2015 a quello di Wall Street nel '29. E i primi, evidenti, segni di contagio stanno ora facendo tremare i polsi e il portafoglio del «benefattore» thailandese.

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