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BUSINESS 14 Luglio Lug 2015 1321 14 luglio 2015

Fabio Capello, impero milionario oltre il calcio

Capello esonerato dalla Russia. Buonuscita da 15 milioni. Tra società, paradisi fiscali e plusvalenze ha un tesoro. Con una vecchia maxi evasione da 16 milioni.

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L'allenatore Fabio Capello.

Di certo la disoccupazione non lo affamerà.
L'esonero subito dalla nazionale russa, una rarità nella sua carriera, ferisce Fabio Capello nell'orgoglio, non certo nel portafogli.
Potrà forse intaccare (ma solo per un attimo, c'è da scommetterci) la fierezza ostentata da quel volto austero e da quella 'scucchia' così pronunciata da sembrare un vezzo, ma non avrà effetti deleteri sul conto in banca.
E non solo per la generosa buonuscita da 15 milioni di euro.
«NON SI VIVE DI SOLO CALCIO». «Chi vive di solo calcio ha una visione ristretta del mondo» è un motto che la dice lunga sul tecnico friulano, campione d'Italia con Milan, Roma e Juventus, di Spagna col Real Madrid, una volta vincitore della Champions league coi rossoneri.
Grande giocatore prima di diventare uno dei più vincenti tra gli allenatori in circolazione.
D'accordo, forse Don Fabio ha perso un po' di quel tocco magico che aveva una volta: sono passati otto anni dall'ultimo titolo, conquistato nel 2007, e le esperienze sulle panchine di Inghilterra e Russia, tutto sommato, sono state fallimentari.
Ma il fiuto per gli affari, quello, sembra proprio non averlo perso.
TRA I PIÙ RICCHI D'ITALIA. Nel 2008, ultimo anno in cui il garante della Privacy ha consentito la pubblicazione delle dichiarazioni dei redditi dei personaggi famosi, era tra i vip più ricchi d'Italia con 7 milioni 615 mila 117 euro.
Meglio di lui, in ambito calcistico, riuscivano a fare pochissimi: Alessandro Del Piero (9 milioni 253 mila 388 euro), Francesco Totti (10 milioni 85 mila 431 euro), Paolo Maldini (9 milioni 287 mila 636 euro), David Trezeguet (9 milioni 256 mila 416 euro) e, soprattutto, Christian Vieri (22 milioni 428 mila 956 euro).
Per allenare la Russia, Capello prendeva quasi 9 milioni all'anno, grazie a un aumento arrivato a gennaio 2014, pochi mesi prima del flop al Mondiale brasiliano.

Un tesoro conservato tra Lussemburgo e la Manica

Fabio Capello con la moglie.

Insomma, altro denaro in cascina.
Ma il tesoro di casa Capello non nasce solo dal campo e dai suoi risultati.
Tra la fine degli Anni 90 e l'inizio del nuovo millennio, la sua Sport3000 (con sede in Lussemburgo) ha incassato 4,8 milioni di euro dalla Roma dei Sensi per profumi e sciarpe griffati Fabio Capello.
Un sistema utilizzato dalla società per corrispondere al tecnico dei bonus extra contratto.
UN UOMO, UN BRAND. Un modo, per Don Fabio, per vendere il proprio nome, per trasformarsi in brand, e differenziare le fonti di guadagno.
Esattamente come i 650 mila euro investiti dalla stessa Sport3000 in un fondo irlandese, l'appartamento acquistato a Parigi, una quota del 20% nella Immobiliare Verde Cortese di Legnano.
SUPER PLUSVALENZE. Operazioni condotte a metà degli Anni 2000, ma tutto è cominciato prima, nel 1992, con la fondazione della F.C. società a responsabilità limitata affidata al figlio Edoardo e seguita attentamente dall'altro figlio Pierfilippo, professione avvocato.
È stato con la F.C. che i Capello hanno condotto, e concluso nel 2001, la trattativa per l'ingresso in Fingiochi di Enrico Preziosi.
Un pacchetto di azioni rivenduto allo stesso Preziosi con una plusvalenza di oltre 3 milioni di euro. Esentasse.
PARADISO FISCALE. Sì, perché per chiudere quell'affare, Capello e figli utilizzarono la holding The Capello family trust, con sede nell'isola di Guernsey, paradiso fiscale che sorge in mezzo al Canale della Manica.
Inevitabile che il fisco ci mettesse sopra gli occhi e dichiarasse guerra al business dell'allenatore friulano.
Una battaglia cominciata già nel 1999, quando Capello spostò la sua residenza a Campione d'Italia, enclave italiana in Svizzera, senza mai andarci a vivere.
Dopo un primo round concluso con un patteggiamento a tre mesi, poi commutati in una multa da 2.300 euro, si arricchì di un secondo capitolo, ben più interessante ed esoso.
MAXI EVASIONE. Nel 2008 il fisco scoprì un'evasione da 16 milioni di euro, arrivando a recuperarne oltre 5 tra imposte dovute e sanzioni accessorie.
Non abbastanza per scalfire l'immagine di Don Fabio e la sua credibilità calcistica. Figurarsi se l'esonero dalla Russia potrà segnargli la carriera.

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