LUTTO 18 Luglio Lug 2015 1025 18 luglio 2015

Formula 1, Jules Bianchi e le altre vittime

Il pilota francese si spegne dopo otto mesi di coma. La prima vittima dopo 20 anni. Crolla il mito della sicurezza in Formula 1. Foto.

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Un altro ragazzo col casco e la tuta, un altro devoto alla dea della velocità sacrificato sull’altare delle corse. La morte di Jules Bianchi, pilota francese di 25 anni, dopo otto mesi di coma, cancella l’illusione di una Formula 1 sicura, in cui sì, poteva capitare di farsi ancora male, rompersi una gamba come capitato a Michael Schumacher a Silverstone nel 1999, o addirittura vedersi arrivare un pezzo di sospensione in faccia, come accadde 10 anni dopo sul circuito dell’Hungaroring. Ma non di perdere la vita.
SCHIANTATO SU UNA GRU. Quella di Jules Bianchi si è schiantata contro una gru che portava via un’auto ferma a bordo pista sul circuito di Suzuka (il video dell'incidente), il 5 ottobre 2014, e il suo è l’ultimo nome dei 32 che compongono la lunga lista dei decessi in pista nel più importante campionato automobilistico del mondo. Viene scritto 21 anni dopo gli ultimi due: Roland Ratzenberger e Ayrton Senna, uccisi dalle curve del Gran Premio di San Marino, su un circuito, quello di Imola, che ha dovuto prima cambiare radicalmente aspetto, poi abbandonare definitivamente la Formula 1.
Il decesso del fuoriclasse brasiliano, il cui ventennale è stato celebrato il primo maggio 2014 in un toccante evento di massa all’altezza della curva del Tamburello, scioccò le coscienze di chi, fino a quel momento, aveva chiuso un occhio davanti ai rischi della velocità.
MORTI DI SERIE A E DI SERIE B. La morte di Roland Ratzenberger, a cui il destinò riservò la beffa di finire fuori pista alla curva dedicata a un’altra vittima della Formula 1 come Gilles Villeneuve, non sarebbe bastata a cambiare la situazione. Sì, anche nelle corse ci sono morti di Serie A e morti di Serie B, e quella di un pilota austriaco di 34 anni con tre Gp corsi in carriera non poteva valere l’addio al più amato dei fuoriclasse nella storia dell’automobilismo.
Prima di Senna ne erano morti 29. Quindici solo tra il 1953 e il 1961. Otto sullo stesso tracciato, quello della 500 Miglia di Indianapolis.

Chet Miller il primo

Jules Bianchi, pilota di Formula 1 morto a 25 anni il 17 luglio 2015.

Chet Miller, americano, fu il primo, il 15 maggio 1953, nelle prove della gara. Luigi Musso il primo italiano e il primo a morire a bordo di una Ferrari, in gara al Gran Premio di Francia, il 6 luglio 1958. Era primo in classifica, l’anno precedente aveva concluso terzo nel Mondiale, ma il suo sogno di infranse alla curva del Calvaire, sul circuito di Reims, nel «supremo anelito di superamento sulle vie della gloria», come recita la lapidea sulla sua tomba al cimitero monumentale di Verona.
TRE ITALIANI MORTI IN F1. A Luigi avrebbero fatto compagnia Lorenzo Bandini (deceduto a bordo di una Ferrari sul circuito di Montecarlo il 7 maggio 1967) e Riccardo Paletti (morto il 13 giugno 1982 su una Osella a Montreal, nel GP del Canada). Ma fu la fine di François Cévert, nelle qualifiche del Gran Premio degli Stati Uniti del 1973, a porre le prime questioni di sicurezza. Quando la Tyrrell del pilota francese andò dritta a una esse, rimbalzando contro le barriere metalliche, capovolgendosi e andando a finire dall’altra parte del circuito, gli incidenti mortali erano già rallentati, pur restando fin troppo frequenti non viaggiavano più alla media impressionante di due a stagione tenuta tra il 1953 e il 1961.
LA BATTAGLIA DI STEWART E IL VOLO DI VILLENEUVE. Mentre la Francia piangeva la sua morte, e il pilota playboy e aviatore se ne andava lasciandosi dietro miti e voci come quella di un flirt con Brigitte Bardot, fu Jackie Stewart, che l’avevo voluto in Tyrrell al suo fianco, il primo a muoversi perché la tragedia potesse cambiare le cose.
Non bastò né quella tragedia né il volo di 25 metri di Gilles Villeneuve a Zolder, l’8 maggio 1982. La Formula 1 avrebbe continuato a reclamare le sue vittime sacrificali. Come Ayrton, che il 1° maggio del 1994 aveva un brutto presentimento e fu quasi sul punto di non presentarsi sulla griglia di partenza. Come Jules, che sognava la Ferrari ma non è mai riuscito a guidarla se non nei test, schiantandosi a bordo di una Marussia, a 25 anni, e spegnendosi dopo otto mesi di coma.

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