PROFILO 4 Agosto Ago 2015 1400 04 agosto 2015

Alex Bellini, dal Pacifico a remi al viaggio sull'iceberg

Alla deriva su un gigante di ghiaggio. L'ultima impresa dell'uomo che si è preso l'oceano remando.

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La sua carta d'identità, alla voce 'luogo di nascita', fa venire in mente grandi imprese. Alex Bellini è nato ad Aprica, su una montagna entrata nella storia del ciclismo e del Giro d'Italia, la cima che, nel 1994, vide passare per primo al traguardo un giovanissimo Marco Pantani.
Se il Pirata è esploso tra i grandi scalando fino ad Aprica, Bellini è diventato leggenda facendo il percorso inverso. Dalla montagna è sceso, si è tolto gli sci e con gli scarponi di arrampicata ha trovato gli appoggi giusti per arrivare al mare.
DALLA CORSA AI REMI. Aveva cominciato come runner e ora navigherà sull'Oceano a bordo di un iceberg alla deriva, protetto da una capsula ultra tecnologica, per documentare lo scioglimento dei ghiacci e lanciare un messaggio ecologista.
Alex aveva 22 anni quando concluse la maratona di New York in 3 ore e 52 minuti. Era uno studente di scienze bancarie a cui la biblioteca della Cattolica stava stretta, e che trovava Milano troppo inquinata e affollata per viverci.
Per uno così, persino la maratona era troppo poco, persino New York non poteva andare bene. Ci voleva qualcosa di più.
NEL SAHARA A 23 ANNI. Nel 2001 la prima grande sfida, la Marathon des sables, 250 chilometri a tappe nel deserto del Marocco. Da solo e in piena autonomia.
Giusto per non lasciarsi sfuggire la possibilità di uno sbalzo termico da paura, un anno dopo Bellini è partito per l'Alaska ultrasport extreme, una 'passeggiata' di 600 chilometri, con slitta a traino, tra i ghiacci del più freddo Stato degli Usa.
Fu amore a prima vista, tanto da decidere di tornarci un anno dopo. Raddoppiare non gli bastava, quindi fece ancora di più: 1.400 chilometri a piedi e in autonomia, l'Alaska ultrasport impossible. Un nome che è tutto un programma. La finì in 27 giorni, terzo, e con una certezza: basta coi libri, la sua nuova vita era iniziata.

Prima i fallimenti, poi le imprese

Nel 2008 Bellini rema in solitaria 18 mila chilometri attraverso l’oceano Pacifico, dal Perù all’Australia in 294 giorni.

Dopo aver camminato sulla sabbia e sul ghiaccio, nel 2004 Bellini prese i remi in mano decise di affrontare l'acqua. L'impatto non fu dei più dolci. Il primo tentativo si concluse cinque ore dopo la partenza da Genova, a causa di condizioni meteo proibitive. Il secondo, intrapreso 11 giorni dopo, ne durò appena 23, e finì con un naufragio a Formentera per colpa del Maestrale.
DA QUARTO AL BRASILE. Alex però è uno che non si arrende. Non alzi bandiera bianca facilmente quando sei stato forgiato dalle Alpi, dal sole del Sahara, dal vento freddo dell'Alaska. Il 3 maggio 2006, a bordo di una barca in vetroresina di 700 chili, Bellini arrivò a Fortaleza. Era partito da Quarto, come i Mille di Garibaldi, 226 giorni prima. Dodicimila chilometri in mare aperto, da solo, costretto a digiunare completamente per cinque giorni, raccogliendo dagli sponsor 58 mila euro per la costruzione di un centro-accoglienza per bambini in Brasile.
Fatto l'Atlantico, nel 2008, si prese anche il Pacifico. Sempre a remi, sempre in solitaria. Partito da Lima, con destinazione Sydney, interruppe l'impresa a 65 miglia da terra, chiedendo l'intervento di un rimorchiatore neozelandese dopo aver percorso ben 18mila chilometri.
GLI USA A PIEDI IN 70 GIORNI. A uno che ha attraversato l'Atlantico e il Pacifico non resta che tornare a terra. Così, nel 2011, Alex decise di fare il Coast to Coast. Da Los Angeles a New York. In auto? In Greyhound, in treno? Ma no: a piedi per la La-Ny footrace. Settanta giorni per completare 5.300 chilometri, 75 mila metri ogni 24 ore, una routine quotidiana fatta di sveglia, poco meno di due maratone e riposo. Barba lunga e incolta, a percorrere gli States da un lato all'altro, come Forrest Gump, solo nella vita reale. Quell'impresa la completarono in otto, Alex arrivò quinto, in 746 ore, 28 minuti e 49 secondi.
E allora, cosa sarà mai un anno su un iceberg, al largo della Groenlandia, dentro una palla indistruttibile, con appena 150 variabili (calcolate da lui) che potrebbero portare alla sua morte, ad aspettare che il ghiaccio si sciolga?

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