Zlatan Ibrahimovic 150804141335
CALCIOMERCATO 5 Agosto Ago 2015 1530 05 agosto 2015

Milan, cinque buoni motivi per non prendere Ibrahimovic

L'età, il costo, l'eccessivo individualismo. Tutti i dubbi sul ritorno di Zlatan.

  • ...

Il suo nome evoca magie e sogni di gloria. Fa luccicare gli occhi ai tifosi rossoneri, a Silvio Berlusconi, ad Adriano Galliani.
Zlatan Ibrahimovic fa rima con scudetto, e il Milan non l'ha mai dimenticato.
BIG D'EUROPA DI UN ALTRO PIANETA. Ora che i 480 milioni di euro di Bee Taechaubol sono più vicini, il Diavolo può tentare l'affondo decisivo per riprendersi lo svedese. E rinforzare una squadra lontana anni luce dalle big d'Europa, come dimostra il sonoro 3-0 incassato il 4 agosto dal Bayern Monaco, che ha riportato i rossoneri alla realtà dopo un buon avvio di precampionato.
In tanti sperano nel ritorno di Zlatan, sembra proprio il colpo migliore per tornare a vincere. E invece ci sono almeno cinque ottimi motivi per evitare questo matrimonio.

1. A 34 anni non è più un ragazzino: il fisico scricchiola

Zlatan Ibrahimovic è nato il 3 ottobre 1981 (©Getty Images).

Zlatan non è più un ragazzino. A ottobre compirà 34 anni e ha già imboccato il ramo discendente della sua meravigliosa parabola calcistica. Sarebbe in grado di far la differenza?
Probabilmente sì, ma le 24 presenze in Ligue 1 dell'anno scorso accendono un campanello d'allarme.
DUE INFORTUNI IN MENO DI UN ANNO. Così come le condizioni delle sue ginocchia. Prima la lacerazione del menisco che lo tenne lontano dal campo tra la fine di settembre e l'inizio di novembre 2014, ora la distorsione del legamento laterale interno.
Due indizi non fanno ancora una prova, ma restano comunque preoccupanti se inquadrati nella carriera di un calciatore che negli ultimi 14 anni ha viaggiato a una media di 40 partite a stagione.

2. Già pensa all'America: le motivazioni sono esaurite?

Con la maglia del Psg ha segnato 106 gol in 130 partite (©Getty Images).

Da mesi Ibra rilascia dichiarazioni sibilline sul suo futuro.
Ha ancora un anno di contratto col Paris Saint-Germain ma è palese che già si vede lontano dalla Ligue 1. Insomma, che voglia cambiare aria non è un mistero, anche se ha ammesso che il suo futuro è nelle mani di Mino Raiola.
LA MLS È IL VIALE DEL TRAMONTO. Il problema è che, a domanda precisa su un possibile sbarco nel campionato di calcio americano, Zlatan ha risposto: «Perché no?».
Nella Major league soccer troverebbe Andrea Pirlo, David Villa, Frank Lampard, Steven Gerrard. Tutti campioni straordinari che hanno scelto gli States per chiudere la loro carriera. Non è che comincia già a pensare alla pensione?

3. L'operazione è costosa: servono 50 milioni di euro

Zlatan attualmente guadagna 15 mln all'anno (©Getty Images).

Parliamoci chiaro, riportare Ibrahimovic in Italia sarebbe un'operazione costosa.
Non tanto per il cartellino (se il Paris Saint-Germain trovasse sul mercato un'altra punta di primissimo livello potrebbe lasciarlo partire anche per una cifra di poco superiore ai 5 milioni necessari per evitare la minusvalenza rispetto ai 24 milioni spesi nel 2012).
TRIENNALE DA 42 MILIONI LORDI. Il giocatore andrebbe a prendere un ingaggio netto di 6 milioni a stagione più premi, la metà di quanto prende ora, ma con un triennale che gli garantirebbe di arrivare a 36 anni.
La cifra lorda che il Milan dovrebbe sganciare nel periodo di contratto dello svedese sarebbe di 42 milioni. Mettendoci anche la commissione per Mino Raiola si arriverebbe intorno ai 50. Non sono pochi.

4. Con Ibra si vince, ma non si cresce

L'attaccante svedese ha iniziato la carriera tra le fila del Malmö (©Getty Images).

Zlatan è un fenomeno, forse l'unico giocatore al mondo capace di trasformare una palla sporca, un rinvio lungo sparacchiato un po' a casaccio, in un assist o in un gol.
Il miglior giocatore possibile se vuoi vincere subito, il peggiore se punti a creare un'idea di gioco che sopravviva agli interpreti.
LA SUA PRESENZA IMPIGRISCE GLI ALTRI. La presenza di un giocatore individualista e accentratore come come Ibra mette in ombra qualsiasi altro attaccante, ridotto a toccare pochissimi palloni, ma soprattutto impigrisce il resto della squadra.
Perché sviluppare una manovra di qualsiasi tipo se basta buttarla lunga che tanto ci pensa lui?

5. Le minestre riscaldate non funzionano: i flop di Gullit e Sheva

Nel Milan due stagioni, 85 presenze e 56 gol (©Getty Images).

Il Milan, si sa, è club romantico. La curva rossonera non dimentica i suoi eroi, e nemmeno la dirigenza.
Così capita, piuttosto spesso, che un giocatore che saluta sia poi destinato a tornare, che un addio non sia mai un addio, ma un arrivederci.
NEANCHE A DONADONI ANDÒ BENE. È successo di recente con Kakà e Andriy Shevchenko, in passato con Marco Simone, Roberto Donadoni e Ruud Gullit. E non è mai finita bene.
Chi torna, di solito, rovina il bel ricordo lasciato nella sua prima tappa. Inoltre, dal 2004 in poi, c'è una sola squadra in cui Ibra sia riuscito a perdere il campionato. Indovinate qual è?

Correlati

Potresti esserti perso