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MUM AT WORK 22 Agosto Ago 2015 1100 22 agosto 2015

Elisa Rigaudo, mamma atleta che vince grazie ai figli

La marciatrice olimpica ogni volta che è diventata madre ha preso una medaglia.

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Elisa Rigaudo, atleta italiana.

Non è passato neanche un anno dal secondo parto, infatti lei su Twitter scrive che staccarsi dai suoi figli sarà dura, anche se per #Beijing2015 ce la metterà tutta.
Il suo settimo mondiale. Lei, che il 24 luglio scorso agli Assoluti di Torino ha conquistato, nella 10 chilometri di marcia, un ottimo 43'07'22 che - oltre al 14esimo titolo italiano in carriera - le è valso anche la migliore prestazione mondiale dell'anno sulla distanza.
Lei, Elisa Rigaudo, cuneese classe 1980, è una 'mamma-atleta-che-lavora'. Sul podio ci è salita per la marcia dei 20 chilometri la prima volta agli Europei di Göteborg 2006, la seconda ai Giochi olimpici di Pechino 2008 e ai Mondiali di Daegu 2011.
LA PRIMA MATERNITÀ NEL 2010. «Nel 2010 sono diventata mamma per la prima volta quindi avevo già vissuto un rientro dopo la maternità. Dopo la nascita di Simone ho allattato per tre mesi, in quel periodo mi sono dedicata esclusivamente alla postura e al recupero della muscolatura, poi ho ricominciato a marciare senza particolari difficoltà. Per una mamma i figli sono fonte di grande motivazione, prima lavoravo per me stessa ora per loro», racconta l’atleta a Lettera43.it alla vigilia dei Mondiali di Pechino.
Se una “normale” #mumatwork si esercita a fare l’equilibrista tra casa, bambini e lavoro, come si allena (leggi “concilia”) una 'mamma-atleta-che-lavora'?
Per Rigaudo, come per tante altre madri lavoratrici, la fortuna è quella di avere i nonni vicino. La sua giornata fila via veloce: «La mattina preparo la colazione e poi porto i bambini dai nonni così ho il tempo per allenarmi. Pranziamo insieme e il pomeriggio rimangono con i nonni. «È impegnativo ma sono molto felice», confida, «il viaggio in Cina mi ha portato lontano da loro per la prima volta: sarà molto dura».
Lei, che fa parte del gruppo sportivo della Guardia di Finanza, ha avuto la maternità “classica”: «Una mia speranza è che il Coni prima o poi faccia una campagna a sostegno delle mamme atlete in vista delle Olimpiadi di Rio 2016. Attualmente sostiene a livello economico dei progetti con i giovani e gli atleti appartenenti al Club Olimpico, speriamo che in un prossimo futuro pensino anche alle mamme».
POCHE MAMME ATLETE IN ATTIVITÀ. Per gestire una carriera sportiva, se il “datore” di lavoro è flessibile e viene incontro alle esigenze del “dipendente”, si lavora meglio e si ottengono buoni risultati per tutti. Lo dimostra l’esperienza di Rigaudo, che racconta: «Dopo la nascita dei bambini mi sono detta che non avrei mai continuato se avessi dovuto stare lontano da loro. Devo dire che la Federazione Nazionale di Atletica si è impegnata a fare in modo che questo non succedesse: ha permesso a mio marito e ai miei figli la presenza durante i periodi di preparazione programmati durante l’anno. Quando mio marito non può essere presente è prontamente sostituito da una nonna».
L’atleta confessa che «sono ancora poche le mamme in attività, spesso le mie colleghe attendono la fine della carriera prima di pensare alla famiglia. Per me e mio marito invece la famiglia era la priorità consapevoli del fatto che una maternità avrebbe potuto mettere fine al mio lavoro di atleta. Nello sport e con i colleghi non vengono posti limiti anche se mi rendo conto che spesso alcuni non comprendono quali siano le esigenze e le reali difficoltà di una mamma-atleta».
La marciatrice ha dichiarato più volte di essere alla sua terza vita sportiva: la prima, senza figli, la seconda con una figlia, e quella attuale con due figli.
Come non perdersi nei momenti di panico? Come fa a fare tutto? Per lei la risposta viene fuori con semplicità: «I miei bambini passano circa 100 giorni all’anno in hotel e ogni volta che si preparano le valigie è un casino! Comunque sono consapevole che momenti di difficoltà ci sono in tutte le famiglie ma con il buon senso e organizzazione si riesce a fare tutto».
Anche un Mondiale.

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