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DIESELGATE 23 Settembre Set 2015 1410 23 settembre 2015

Caso Volkswagen, le cose da sapere

Come funzionavano i test tarrocati. Coinvolte 11 milioni di auto. In Borsa già bruciati 24 miliardi. E per i media tedeschi il governo sapeva.

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Martin Winterkorn, Ceo di Volkswagen.

Un danno d'immagine incalcolabile. E conseguenze giudiziarie ancora tutte da verificare.
Lo scandalo Volkswagen, col colosso tedesco che ha ammesso la manipolazione delle rilevazioni sulle emissioni inquinanti, ha innescato un autentico terremoto nel sitema dell'industria automobilistica.
DIE WELT RIVELA:«IL GOVERNO SAPEVA». E col passare del tempo la situazione della casa di Wolfsburg pare farsi sempre più complicata.
Con lo scandalo che rischia di assumere contorni politici, dopo che Die Welt ha rivelato come il governo fosse a conoscenza della truffa da parte di alcune marche. «Accuse false e inopportune», ha replicato il ministro dei Trasporti Alexander Dobrindt. «Ho appreso delle manipolazioni lo scorso weekend dalla stampa».

1. Il software che si attiva da solo

All'origine dello scandalo l'ormai famigerato software che l'azienda tedesca ha ammesso di aver intenzionalmente utilizzato sulle sue auto diesel per aggirare i controlli sulle emissioni inquinanti.
Un meccanismo installato sulle centraline dei motori 4 cilindri, in grado di attivarsi automaticamente solo quando l'auto sta effettuando un test anti-smog. E, di conseguenza, di abbattere drasticamente le emissioni.
IN AZIONE DURANTE I TEST. Un programma particolarmente intelligente, che analizza una serie di condizioni e variabili tipiche degli ambienti di test e solo alla verifica delle stesse entra in azione.
Di fatto, il software Volkswagen lavora come i programmi di rimappatura istantanea del motore che ormai diverse vetture montano, solo in automatico e abbassando prestazioni e valori.
Il 'trucco' riguarda i motori diesel tipo EA189 montati sulle auto del colosso tedesco, che controlla i marchi VW, Audi, Skoda, Seat e Porsche.

2. Coinvolte 11 milioni di autovetture

L'indagine, partita dagli Stati Uniti, rischia ora di allargarsi a macchia d'olio.
Sono 11 milioni, infatti, le Volkswagen truccate in giro per il mondo.
ACCANTONATI 6,5 MILIARDI. Un numero decisamente superiore alle immatricolazioni di un anno della casa tedesca, che sarebbe già pronta ad accantonare 6,5 miliardi di euro nel terzo trimestre per fronteggiare le spese legate allo scandalo. La società, in un comunicato, ha fatto sapere che «sta lavorando per chiarire le irregolarità connesse allo specifico software utilizzato con i motori diesel. Non tolleriamo violazione delle leggi in alcun modo: tutti i veicoli Euro 6 e successivi sono a norma».
WINTERKORN SI DIMETTE. L'amministratore delegato Martin Winterkortn ha rassegnato le dimissioni, pur dichiarando di non essere a conoscenza di comportamenti illeciti.

3. Salasso economico: multa da 18 miliardi e crollo in Borsa

A seguito dei costi imprevisti legati allo scandalo, Volkswagen sarà obbligata a rivedere a rivedere al ribasso le stime di utili per il 2015.
E gli investitori non hanno esitato a bastonare il titolo, con forti vendite dopo il tracollo del 21 settembre, che ha estinto quasi 13 miliardi di euro di capitalizzazione.
BRUCIATI OLTRE 24 MILIARDI. I titoli nelle prime due sedute dopo l'esplosione dello scandalo hanno perso un terzo del loro valore: la capitalizzazione complessiva bruciata ammonta a oltre 24 miliardi di euro.
Da parte sua, il Dipartimento americano di Giustizia ha già avviato un'inchiesta penale sul comportamento della casa di Wolfsburg. E la multa paventata dai media per Volkswagen è di 18 miliardi di dollari. Anche se c'è chi sostiene che, collaborando, il gruppo potrebbe contenere la sanzione a circa un miliardo.

4. Nuove indagini in tutta Europa

Il ministro delle Finanze francese Bernard Sapin ha dichiarato che «serve un'inchiesta europea». Per «rassicurare i cittadini», ha spiegato, sarà «necessario» condurre controlli anche sugli altri costruttori europei. Ha pure puntualizzato che non c’è alcuna «ragione particolare per credere che i costruttori francesi si siano comportati come Volkswagen».
INDAGINE IN ITALIA. In Italia, il ministero dei Trasporti ha avviato un'indagine, esprimendo preoccupazione e chiedendo se il dispositivo scoperto negli Usa sia presente anche nel Vecchio Continente. Il ministro Gian Luca Galletti ha chiesto informazioni sulle vetture vendute nel mercato italiano in una lettera indirizzata all’amministratore delegato e direttore generale di Volkswagen: in caso di dati alterati anche in Italia «bisogna valutare lo stop delle vendite e il ritiro delle vetture».
L'UE: «ANDREMO FINO IN FONDO». Da Bruxelles la Commissione Ue ha ammonito: «Andremo in fondo». E ha aggiunto: «È prematuro dire se sia necessaria qualsiasi misura di sorveglianza specifica anche in Europa e se i veicoli Volkswagen venduti in Europa abbiano lo stesso difetto. Stiamo comunque prendendo in esame la questione molto sul serio. Siamo in contatto con l'azienda e l'Agenzia Usa per l'ambiente».
LA COREA CONVOCA I VERTICI. Il governo coreano, infine, ha convocato i vertici locali della Volkswagen: «Abbiamo invitato i rappresentanti e gli ingegneri per un incontro al ministero nel pomeriggio», ha detto il vice ministro Park Pan-Kyu. «Cominceremo a svolgere dei controlli al più tardi a ottobre e annunceremo i risultati alla fine di novembre». Nel Paese asiatico più del 90% dei 25 mila veicoli venduti è diesel: proprio il tipo di motore finito sotto inchiesta.

5. Un milione di tonnellate di emissioni inquinanti

Aver truccato i test sulle emissioni di 11 milioni di veicoli significa che Volkswagen è responsabile di quasi un milione di tonnellate di emissioni di inquinanti atmosferici all'anno. A sostenerlo un'analisi pubblicata dal Guardian.
Le 482 mila vetture diesel a marchio Volkswagen e Audi coinvolte negli Usa secondo l'Environmental protection agency (Epa), l'ente di controllo statunitense, avrebbero emesso, secondo il quotidiano britannico, tra le 10 mila e le 41mila tonnellate di gas tossici all'anno, in base al chilometraggio medio statunitense.
TIMORI PER L'IMPATTO IN EUROPA. Se le auto avessero rispettato gli standard dell'Epa, invece, le emissioni si sarebbero fermate a mille tonnellate di ossidi di azoto. Estendendo i calcoli agli 11 milioni di veicoli coinvolti a livello mondiale, Volkswagen potrebbe essere responsabile di emissioni stimate tra le 230 mila e le 950 mila tonnellate di ossidi di azoto all'anno. L'impatto delle emissioni, ha sottolineato il giornale, potrebbe essere molto più elevato in Europa, dove quasi la metà delle auto sono diesel rispetto al 3% appena degli Usa.

6. Ombre su altre case: anche la Bmw nel mirino

Lo scandalo 'Dieselgate' potrebbe col coinvolgere anche altre marche. La Bild ha tirato in ballo i test effettuati da Bmw, che non distiguerebbe i dati nelle indagini fatte in laboratorio e quelle su strada.
Oggetto dell'indiscrezione del quotidiano tedesco sarebbero le Bmw X3 xDrive 20d, che nei test su strada avrebbero superato di 11 volte i limiti europei fissati per le Euro 6. Secondo il giornale, le autorità europee non avrebbrero investigato le differenze evidenziate tra le emissioni NOx in laboratorio e nel mondo reale. Bmw ha prontamente ribattutto che «non esiste un programma per riconoscere i cicli di test delle emissioni. Tutti i sistemi di emissione rimangono attivi anche al di fuori dei test». La replica non è tuttavia servita a limire le perdite del titolo della casa bavarese, che è crollato del 10%.
DUBBI SU SEAT. Un'altra denuncia è arrivata dal quotidiano spagnolo El Pais, che ha svelato come Seat (casa spagnola del gruppo tedesco Volkswagen), abbia montato più di mezzo milione di motori truccati su auto prodotte dal 2009.
Anche in questo caso, però, Seat ha assicurato che «tutte le nuove auto vendute nell'Ue equipaggiate con motori Euro 6 soddisfano, senza eccezione, le norme legali e ambientali».

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