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PROFILO 9 Ottobre Ott 2015 1150 09 ottobre 2015

Jorge Messi, ritratto di un padre ingombrante

Contratti, sponsor, affari. Se Leo è milionario lo deve anche a lui. Ma ora ha esagerato, e il figlio rischia il carcere.

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Jorge Messi, padre del calciatore del Barcellona Lionel.

Dietro a un grande calciatore, c'è sempre un grande (e ingombrante) papà. La storia e il successo di Lionel Messi sono senza dubbio legati a un talento innato, senza precedenti, difficile da rintracciare nella genetica (i fratelli giocano a calcio, ma non si sono mai avvicinati ai suoi livelli), ma anche a un altro uomo, Jorge Messi, padre e manager della Pulga, origine delle sue fortune e, adesso, anche delle sue disgrazie.
LEO SI FIDA CIECAMENTE. I contratti con cui parte dei proventi dei diritti di immagine ricevuti tra il 2007 e il 2009 venivano trasferiti su fondi in paradisi fiscali come Uruguay e Belize portano la firma di Lionel, ma la mente che li ha partoriti è quella di Jorge. «Se me lo dice mio padre, io firmo a occhi chiusi», si è giustificato il giocatore davanti ai magistrati. Una fiducia che, evidentemente, non è sempre ben riposta.
Jorge Horacio Messi è di fatto il pilota di quella macchina da soldi che è la Pulga. È stato lui a caricarlo su un aereo e portarlo a Barcellona, quando il Newell's Old Boys e il River Plate si rifiutarono di pagargli le cure per il nanismo. È stato lui a fare pressioni sul club, minacciando più volte di riportarsi il figlio in Argentina, affinché fosse firmato il contratto dopo i provini. Ed è stato ancora lui ad avvisare il Barcellona che avrebbero fatto le valigie, se non si fossero risolti in fretta i problemi burocratici che impedivano a Leo di giocare nei campionati giovanili.
Sarà stato tutto per quel lottare per poter garantire al figlio il futuro che meritava, tutte quelle difficoltà incontrate all'inizio, fatto sta che, quando sono arrivati i primi soldi, Jorge non si è fermato più.
«DOPPIAMENTE AVIDO». «Leo non è attaccato al denaro. Ma suo padre è diverso, è doppiamente avido», affermava Joan Lacueva, dirigente responsabile del settore giovanile del Barcellona nel 2001, personaggio fondamentale nella trattativa che portò Messi in blaugrana, nel libro Né re né Dio, semplicemente il migliore, di Alexandre Juillard e Sebastian Fest (Mondadori).
Dopo aver dovuto tribolare per il primo contratto e fidarsi di un paio di righe scritte su un tovagliolo e firmate da Charlie Rexach, Messi ne ebbe uno nuovo e migliore già pochi mesi dopo. Negli ultimi nove anni, la Pulga ha firmato sette accordi con il Barça, uno migliore dell'altro, l'ultimo, da 20 milioni a stagione, siglato nel maggio 2014.

La battaglia per divorziare dalla Nike

Lionel Messi, attaccante del Barcellona.

Un fiuto per gli affari, quello di Jorge Messi, evidente anche nella gestione degli sponsor. Leo ha indossato scarpe Nike fino alle soglie dei 19 anni, ma il padre non ha mai voluto firmare un accordo che vincolasse il figlio al marchio americano.
CONTRATTO DA 1 MLN. Nel 2006, poco prima del Mondiale tedesco, Adidas arrivò con un'offerta da 1 milione di euro a stagione. E i Messi accettarono.
Il fatto provocò una vera e propria guerra legale, con Nike che rivendicò in tribunale i diritti che sosteneva di avere sul giocatore, e Adidas ad affermare i suoi. La spuntarono i tedeschi, con buona pace del Barcellona (sponsorizzato Nike) e di Sandro Rosell, uomo Nike in Spagna e futuro presidente, ma all'epoca dei fatti ancora vice di Joan Laporta.
I PROCURATORI MAI PAGATI. Quel contratto con l'Adidas fu in una certa misura frutto del lavoro di Marka group, un'agenzia di procuratori argentini che curava gli interessi di Messi. Fabián Soldini, Martín Montero e Horacio Gaggioli furono liquidati da Jorge senza ricevere ciò che spettava loro (il 10% dei commissioni su premi, rinnovi di contratto e accordi commerciali). Il contratto, della durata di cinque anni, si sarebbe rinnovato automaticamente se nessuna delle parti avesse espresso l'intenzione di interrompere il rapporti entro 30 mesi dalla scadenza. I Messi non l'hanno mai fatto, ma poggiano le loro ragioni su una regola Fifa che proibisce contratti superiori ai due anni. Soldini, Montero e Gaggioli aspettano ancora i loro soldi, e hanno fatto causa anche per i danni economici derivanti dalla cessazione del rapporto professionale col calciatore.
ACCUSATO DI RICICLAGGIO DI DENARO. Jorge non si è mai fatto troppi scrupoli né è apparso timido quando si trattava di difendere gli interessi del figlio. Ma ora sono arrivati i guai. Le accuse di frode al fisco spagnolo; quelle analoghe rivolte alla Fondazione Messi in riferimento ai compensi presi dalla Pulga per disputare alcune partite di beneficenza che in realtà sarebbero state sfruttate da Jorge per riciclare denaro derivante dalla vendita di droga e ottenere commissioni tra il 10 e il 20% dai narcos.
Circondato dai sospetti, Messi senior si assume tutte le responsabilità della frode fiscale e non smette di tutelare Messi figlio. Prendendosi cura di lui e dei suoi interessi. Come ha sempre fatto, nel bene e nel male.

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