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CALCIO 14 Ottobre Ott 2015 0949 14 ottobre 2015

Enrico Preziosi, ritratto di un presidente spericolato

Fallimenti. Combine. E ora l'inchiesta sui diritti tivù. Ancora guai per il numero uno del Genoa.

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Claudio Lotito ed Enrico Preziosi.

Il calcio non è mai stato solo un gioco per Enrico Preziosi.
Il presidente del Genoa, di nuovo al centro di una vicenda che con lo sport ha poco a che fare e che lo vedrebbe indagato con l'ipotesi di ostacolo all'attività di vigilanza della Covisoc (la Commissione per la vigilanza e il controllo delle società di calcio), non è nuovo a guai pallonari.
INDAGATO PURE PAPARESTA Dal fallimento del Como alla combine di Genoa-Venezia, passando per i discussi rapporti con la tifoseria rossoblù e la controversa elezione di Carlo Tavecchio al soglio della Figc, il curriculum del re dei dei giocattoli brilla non tanto e non solo per meriti sportivi.
Il suo nome sarebbe ora al centro del filone d'inchiesta della procura di Milano che riguarda le presunte irregolarità nell'assegnazione dei diritti tivù.
A fargli compagnia, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, il presidente del Bari Gianluca Paparesta e Claudio Lotito, presidente della Lazio e deus ex machina del pallone italiano, nelle vesti di componente del Consiglio federale Figc.
BILANCI SOTTO OSSERVAZIONE. L'inchiesta fa riferimento ai presunti ritocchi al rialzo dei bilanci della società tramite operazioni finanziarie riconducibili a Infront, la società che gestisce i diritti sportivi e il cui numero uno Marco Bolgarelli, assieme ad altri manager, risulta a sua volta indagato, o a Tax and Finance, il cui socio Andrea Baroni è stato arrestato per riciclaggio in un altro filone dell'indagine milanese.
Ritocchi ai bilanci che avrebbero consentito, secondo l'ipotesi dei pm, di mostrare davanti ai controlli della Covisoc quella solidità finanziaria necessaria per il rispetto dei parametri economici richiesti dalla normativa sulle società calcistiche professionistiche.

Dal Saronno al Genoa, tra successi e fallimenti

Enrico Preziosi e Adriano Galliani.

Le disavventure di Preziosi, tuttavia, partono da lontano.
Il fondatore del secondo produttore europeo di giocattoli (quarto al mondo, alla spalle di Mattel, Hasbro e Lego) fa il suo debutto nel calcio con l'acquisizione del Saronno nel 1993, immediatamente traghettato dalla Serie D alla C1.
Il mancato approdo in Serie B non spinge Preziosi a ridimensionare le proprie ambizioni. Lo convince, invece, a mettere gli occhi sul Como, rilevato nel 1997 sempre in C1 e riportato in A in appena cinque anni.
IL MODELLO BERLUSCONI. La massima serie amplia la rete di conoscenze di Preziosi, culminata nel sodalizio creato negli anni con Adriano Galliani. In comune, oltre alla passione per il rettangolo verde, i due sembrano condividere quella per Silvio Berlusconi, punto di riferimento per l'imprenditore avellinese che a 30 anni aveva scelto di mettersi in proprio e socio d'affari con gli oltre 35 milioni riversati a cavallo degli Anni 80 e 90 nelle casse Fininvest dal colosso del giocattolo per un massiccio battage pubblicitario.
COMO RETROCESSO E FALLITO. L'esperienza al Como si rivela, però, un disastro, con l'immediata retrocessione e il conseguente allontanamento di Preziosi, che darà il là al fallimento della società lariana.
Indagato per bancarotta fraudolenta, Preziosi si fa qualche giorno ai domiciliari prima di patteggiare una condanna a un anno e 11 mesi di carcere (pena sospesa). «Qualche errore l’ho fatto, ma se sono qui in aula è perché ci voglio mettere la faccia. E voglio far sapere a tutti che Preziosi non è un bancarottiere», la sua difesa di fronte ai giudici
PATTEGGIAMENTO DI QUATTRO MESI. Accusato di aver mantenuto il controllo occulto della società anche dopo aver acquistato il Genoa (giugno 2003), nel 2007 la Commissione disciplinare della Lega lo inibisce a svolgere qualsiasi attività federale per cinque anni proponendone la radiazione, provvedimento in seguito annullato dalla Corte federale.
Nel 2009, di fronte alla Disciplinare, patteggia una sospensione di quattro mesi con multa di 100 mila euro.

La combine col Venezia e il ritorno in Serie A

Enrico Preziosi in occasione dei festeggiamenti per il 120esimo anniversario della nascita del Genoa.

Ma è del 2005 la vicenda che suscita il maggior clamore e provoca le conseguenze peggiori.
La promozione conquistata sul campo dal Genoa svanisce per l'illecito sportivo maturato nel match contro il Venezia dell’11 giugno, 'aggiustato' con 250 mila euro.
IL CASO MALDONADO. Il dirigente del club lagunare Paolo Pagliara viene pizzicato dalla Guardia di Finanza con in tasca l'enorme somma di contanti poco distante dalla sede della Giochi Preziosi. Pagliara giustifica il denaro come un anticipo della cessione al club ligure del paraguaiano Ruben Maldonado, all'epoca in forza al Venezia. Con sé porta copia del contratto di vendita, non redatta però su moduli federali utili a fini fiscali.
Secondo i pm genovesi, quelli erano in realtà i soldi con cui le due squadre avrebbero truccato la partita. La parola fine la mette la Cassazione che infligge a Preziosi una condanna a quattro mesi per frode sportiva. Mentre quella sportiva retrocede il Genoa in C1.
UNA MAREA DI PLUSVALENZE. Tutto si risolve per il meglio con il ritorno in Serie A del Grifone nel 2007. Ma Preziosi è di nuovo indagato, a Cremona e Genova, rispettivamente nel 2012 e nel 2013: gli è contestato dai pm il mancato versamento di 8 milioni di Iva (sul suo conto fiduciario ne vengono sequestrati 4).
La gestione del Genoa in tutti questi anni è piuttosto temeraria. A fronte di ricavi che oscillano tra i 45 e i 60 milioni, tra 2012 e 2013 i costi superano i 100 milioni e la somma di monte ingaggi e monte ammortamenti oltrepassa gli 80. Numeri difficilmente assimilabili a un bilancio strutturalmente sano, tenuto in piedi dal quelle plusvalenze di cui il Genoa è un ampio promotore.
QUEL RIMPIANTO DI NOME MESSI. Chissà, magari le cose avrebbero preso un'altra piega se, come raccontato più volte non senza un pizzico di amarezza, il 15enne Lionel Messi non fosse stato scartato a un provino col Como.
Verità o leggenda, l'uomo che a 17 anni, orfano di padre, sistemava guard rail sulla Salerno-Reggio Calabria, ora è tra più influenti signori del calcio italiano. Anche se nel suo curriculum figurano pure una memorabile rissa con l’allora giocatore del Parma Christian Panucci, l'inibizione di sei mesi per aver trattato la vendita di Milito all'Inter mentre era sospeso e un procedimento analogo per aver aggredito un cameraman distruggendone l’apparecchiatura.
Poco importa per chi di se stesso una volta ebbe a dire: «Credo di essere uno degli uomini più intelligenti d’Italia».

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