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CALCIO 23 Ottobre Ott 2015 1300 23 ottobre 2015

Milan allo sbando: una crisi in quattro punti

L'incognita societaria. Il pasticcio stadio. Il flop Miha. Un mercato schizofrenico. Il club rossonero vive giorni bui. In campo ma non solo. Ecco i responsabili. 

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Se non è l'inferno poco ci manca.
Senza identità tattica, in grave ritardo in classifica, col progetto della sua futura dimora rimasto un modello 3d e un assetto societario che pare un quadro astratto: il Milan è una società sull'orlo di una crisi di nervi.
Un povero Diavolo a cui servirebbe d'urgenza un analista. O meglio, un esorcista.

Silvio Berlusconi e il broker tailandese Bee Taechaubol.

1. L'incognita del futuro societario: Mr. Bee e le ombre sullo studio T&F

Alla genesi dello sbando c'è l'indeterminatezza sull'ingresso di importanti soci di minoranza nel club. L'accordo tra il fantomatico broker Mr Bee e il signor B. per la vendita del 48% del club a fronte dell'astronomica cifra di 480 milioni di euro (con tanto di strette di mano a favore di fotografi e inchini davanti agli hotel), è stato dato per fatto, solo da ratificare.
E invece resta tutt'ora un mistero. Condito da ben quattro rinvii del closing.
Ora, il Milan non ha obblighi informativi (non avendo azioni diffuse fra il pubblico) ma non farebbe male un po’ di chiarezza. Entro settembre l’intermediario tailandese troverà i soldi, ci avevano detto. Siamo già in ottobre, e l’operazione svapora nelle nebbie autunnali. E il giallo, per giunta, si infittisce.
DI CHI SONO QUEI 480 MILIONI? Come riportato dal Fatto Quotidiano, indagando su Infront per stabilire l'esatto perimetro in cui si è svolta l’assegnazione dei diritti televisivi della Serie A del 2015-2018 la procura di Milano si imbatte in un grosso studio svizzero di consulenza fiscale, Tax & Finance (T&F) di Lugano, che «fabbrica società off-shore» e ne arresta uno dei soci Andrea Baroni con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio.
Il problema qui è che T&F è proprio lo studio scelto da Mr. Bee come advisor per l’operazione rossonera. «Fin dall’inizio» segue la complicata trattativa ma secondo gli inquirenti è una struttura «a disposizione dei clienti italiani» che «permette di amministrare, fuori dai confini italiani, risorse finanziarie illecitamente ottenute e sottratte alla tassazione».
Naturalmente Bee chiarisce «di non aver mai avuto occasione di conoscere» Baroni ma il sospetto è dietro l'angolo. Di chi sono quei 480 milioni?

Il progetto dello stadio Portello.

2. Il nuovo stadio: il progetto naufragato e il rischio di una penale

Doveva essere il fiore all'occhiello della rinascita rossonera. Già, doveva, perché del nuovo stadio non se ne farà nulla.
Al diavolo l'assegnazione del bando per il Portello, dove sarebbe dovuto sorgere l'impianto di proprietà tanto caro a Barbara Berlusconi.
È di pochi giorni addietro la revoca della vittoria della gara da parte della Fondazione Fiera Milano, una scelta che costringerà il club a versare una penale non ancora quantificata (ma con ogni probabilità compresa tra gli 8 e i 12 milioni) all'ente proprietario del terreno. Che, a tal proposito, avrebbe deciso di affidarsi a un arbitrato per trovare un accordo sulla somma che la società rossonera dovrà sborsare.
Il Milan, dunque, rimarrà a San Siro assieme all’Inter, anche se le due società dovranno discutere tra loro e con il Comune il piano di rilancio del Giuseppe Meazza, al fine di trasformarlo in un business che possa produrre più ricavi di quanti non ne genera in questo momento.
SILVIO STOPPA BARBARA. Il presidente nerazzurro Erick Thohir ha già dato la propria disponibilità a proseguire la partnership, ora si attendono segnali dalla sponda rossonera.
E pensare che dopo oltre sei mesi di bando, lo scorso 7 luglio, il Milan si era aggiudicato l'asta suon di rilanci con Vitali-Stam. Poi, il 3 agosto, la lettera firmata Barbara Berlusconi, in cui si ritrattavano a sorpresa molti punti già concordati, dal canone, ai tempi, alle bonifiche, stravolgeva tutto.
Con Silvio a ribadire: «Io sono innamorato di San Siro, me lo tengo stretto. Mi dispiace per Barbara che c'è rimasta male». Ma Regione Lombardia, preposta al controllo dell’operato di Fondazione, potrebbe voler approfondire le procedure di gara che hanno portato al pasticcio.
E sempre in via di ipotesi, qualcuno potrebbe persino prefigurare una sorta di responsabilità a carico dell’amministrazione dell’ente privato.

Sinisa Mihajlovic ha allenato in carriera Bologna, Catania, Fiorentina e Sampdoria.

3. La guida tecnica: Mihajlovic non ha dato la scossa

Il poker del Napoli a San Siro e la figuraccia rimediata al Trofeo Berlusconi (una sconfitta con un'Inter imbottita di ragazzini che ha mandato su tutte le furie pure Silvio) sono gli ultimi boati di un'eco distorta dalle sbandate prese dopo un'estate (la seconda, almeno) di annunci roboanti e fragorose promesse.
Il filo conduttore del passaggio dall'aziendalista Inzaghi al sensazionalista Mihajlovic è la mediocrità: la miseria di 10 punti in otto giornate e la seconda peggior difesa del torneo dopo il Carpi e assieme all'Hellas Verona.
LA PANCHINA TRABALLA. La misura della delusione sta nella definizione data dello stesso allenatore, uno che solitamente non circumnaviga i problemi: «È difficile immaginare il Milan in alto per quanto visto finora».
Ma sul banco degli imputati ora c'è finito proprio lui, Miha, l'uomo del «bastone e la carota» che aveva sedotto il Cav e che adesso il presidente sta pensando già di rispedire al mittente.
È arrivato coi galloni di salvatore del fortino, con le credenziali del taumaturgo capace con la sola imposizione delle mani di liberare il malato dalla sua inquietante fragilità mentale.
E invece dopo appena tre mesi l'emicrania è già venuta a lui. 4-4-2, 4-3-3 o 4-3-1-2? Bonaventura o Honda in trequarti? Bacca con o senza Luiz Adriano? E Balo dove lo mettiamo?

Andrea Bertolacci, acquistato dalla Roma per 20 milioni.

4. Un mercato schizofrenico: Galliani sul banco degli imputati

Nella caccia al colpevole per lo stato catatonico in campo del Diavolo è impossibile mirare a colpo sicuro.
Dal tecnico ai giocatori ognuno ha la sua bella fetta di responsabilità. Ma i tifosi hanno già scelto il loro bersaglio prediletto: l'Alzheimer da calciomercato di Adriano Galliani.
Possibile che un dirigente con una storia disseminata di colpacci come la sua non imbrocchi più un acquisto?
Se la scusa dell'ultimo lustro era stata una cinghia strettissima ora l'alibi al «rimbambimento» non regge più. Non un Kakà, né un Thiago Silva negli ultimi anni. Non un guizzo a costi contenuti.
TROPPE SCELTE DISCUTIBILI. Ma ora se è possibile va pure peggio: 90 milioni spesi d'estate in un mercato schizofrenico. Metà passato a inseguire invano Jackson Martinez, Geoffrey Kondogbia e Zlatan Ibrahimovic e l'altra a strapagare pupilli del nuovo tecnico (Alessio Romagnoli, 30 milioni di euro), centravanti navigati (il 29enne Carlos Bacca, altri 30 milioni) e giocatori reduci da una buona stagione ma senza le spalle larghe per una maglia come quella rossonera (Andrea Bertolacci, 20 milioni).
Pretendere che l'esorcismo al Diavolo riesca proprio a Balotelli pare davvero troppo.

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