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SPORT 28 Ottobre Ott 2015 2123 28 ottobre 2015

Gibernau: «Rossi-Marquez senza regole chiare»

L'ex rivale di Valentino accusa di negligenza i vertici del motomondiale.

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L'impatto tra Valentino Rossi e Marc Marquez.

«Senza regole chiare, non è possibile alcuna educazione». Tradotto nel gergo dello sport, la colpa di quello che è accaduto tra Valentino Rossi e Marc Marquez ricade su chi doveva vigilare e imporre le regole, cosa che non è accaduta. È il punto di vista di Sete Gibernau, grande rivale di Rossi qualche anno fa, che ha affidato a una lettere aperta (pubblicata sui siti spagnoli) il suo punto di vista su quanto accaduto domenica a Sepang. «Oggi sono triste. Vedo nuovamente con tristezza come il mondo dello sport sia diviso. E sono solo quello dello sport - esordisce il 43enne spagnolo, che arrivò alle spalle di Valentino nel 2004 - Ancora una volta, un weekend ricco di emozioni è finito per scatenare una battaglia di insulti e violenza verbale, tra due fazioni di una stessa famiglia».
ACCUSA AI VERTICI DEL MOTOCICLISMO. Per Gibernau, che nella lettera aperta non fa alcun nome, «si stanno punendo, in modo ingiusto e crudele, due persone, due grandissimi sportivi, che sono stati privati di questa lezione a cui tutti dovremo avere diritto». La colpa? «E' da molti anni che la madre e il padre (presumibilmente la Federazione mondiale e la Dorna, che detiene i diritti del circus, ndr), coloro che amano di più i propri figli, non stanno compiendo il loro dovere e i presunti obblighi all'interno della famiglia del motociclismo» e, aggiunge Gibernau, «quello che sta accadendo oggi non è altro che la conseguenza di ciò che non è stato insegnato. Con l'aggravante, per me ingiusta, che ora viene giudicato, criticato e linciato, non il responsabile ma il bambino, pieno di illusioni e di talento, a cui mai e poi mai è stato detto che doveva e non doveva fare. Senza regole, senza una regolamentazione chiara che definisce ciò che è giusto e ciò che non lo è, mai si potrà insegnare al pilota cosa fare e cosa non fare. In una parola, senza regole chiare, non è possibile alcuna educazione», conclude l'ex campione spagnolo.

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