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OPINIONI 30 Ottobre Ott 2015 1401 30 ottobre 2015

Grazie di tutto Maradona, ma ora fatti da parte

Diego compie 55 anni. Una figura che ha fatto il suo tempo. Ora si volti pagina.

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A Lanùs, 55 anni fa, nasceva quello che ancora oggi è ritenuto il più grande calciatore di tutti i tempi dalla maggioranza degli addetti ai lavori.
Diego Armando Maradona ha scritto pagine leggendarie di storia del calcio, è stato l'uomo dei due scudetti del Napoli, l'unico in grado di innalzare una squadra del Sud Italia al livello delle potenti del Nord e della Capitale. È stato l'eroe di Messico 1986, quello capace, nella stessa partita, di segnare due reti destinate a restare per sempre scolpite nella memoria collettiva: la Mano de Diòs e il Gol del siglo nei quarti di finale contro l'Inghilterra esprimono, in un arco di tempo estremamente ridotto, tutta la parabola di un uomo controverso e dibattuto, ma sostanzialmente mai messo in discussione.

  • Argentina-Inghilterra, Messico 1986: i due gol di Maradona.

18 ANNI DAL SUO RITIRO. Sono passati 18 anni dal ritiro dell'ex Pibe de oro. Questo se si vuole considerare la coda delle ultime due stagioni al Boca Juniors come parte integrante e fondamentale della sua storia calcistica.
In realtà la carriera di Maradona è finita nell'estate del 1994, in un Paese che (soprattutto all'epoca) col calcio aveva ben poco a che fare. La positività all'antidoping durante i Mondiali americani ha messo il punto alle speranze di un grande ritorno, con il canto del cigno rimasto soltanto abbozzato da quel gol di classe e potenza, da quell'esultanza di pura rabbia con la bocca spalancata contro la telecamera, nella partita della sua Argentina con la Grecia.

  • L'ultimo gol di Maradona con l'Argentina a Usa 94.

NÉ RONALDO NÉ CRISTIANO NÉ MESSI: SOLO DIEGO. Eppure, ancora oggi, Diego Armando Maradona è sinonimo di calcio. Da allora abbiamo visto in campo gente come Ronaldo (il Fenomeno), Ronaldo (Cristiano), Lionel Messi. Ci hanno fatto stropicciare gli occhi e battere le mani con le loro giocate, ma non ci hanno mai riempito la pancia come Maradona.
Tra gli appassionati di calcio c'è una quota tutt'altro che minoritaria che è orfana del Pibe, ed è un fenomeno che va ben oltre il normale nostalgismo che ci fa guardare a ciò che abbiamo vissuto come fosse sempre migliore di ciò che viviamo.
Non è così solo a Napoli, dove Maradona è un santo laico, in una piazza che è facile agli amori e ai disamoramenti, che è capace di passare dal pessimismo all'entusiasmo nel giro di una settimana e un paio di partite, che in tre stagioni ha adorato, vituperato ed è tornata ad osannare un giocatore come Gonzalo Higuain. È tutta l'Italia a sentire, lancinante, la mancanza di Diego, a non riuscire ad ammirare i suoi potenziali eredi senza pensare all'illustre predecessore, a non godersi abbastanza il presente perché troppo occupato a sognare il passato.
CON MESSI UN CONFRONTO ABUSATO. Il confronto con Lionel Messi, in particolare, è fin troppo abusato. Non ci sono giocata o gol, assist o partita, trofeo alzato o finale persa dalla Pulce che non siano seguiti dalla frase «eh... ma Maradona...». Perché il Pibe è il metro di paragone attraverso il quale chiunque è destinato a misurare la sua abilità, e segnare o vincere di più non è sufficiente per liberarsi dalla sua ingombrante figura.
Dovremmo liberarci del mito di Maradona, e non tanto per i difetti dell'uomo, che tra beghe col fisco, figli non riconosciuti, droga e rapporti con la malavita hanno seriamente messo in discussione i pregi del campione.
Il ricordo, soprattutto se bello, va preservato e conservato come un tesoro, ma non dovrebbe mai diventare una patina velata che impedisce ai nostri occhi di vedere la bellezza di ciò che è qui e ora. Perché il rischio è quello di ritrovarsi, tra 25 anni, a celebrare un fuoriclasse che non siamo stati in grado di apprezzare abbastanza quando potevamo ammirarlo con i nostri occhi. E questo non lo merita un campione, ma soprattutto non lo meritiamo noi.

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