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SPORT 3 Novembre Nov 2015 1451 03 novembre 2015

Valentino Rossi, il primo alleato è il capo della Dorna

Ezpeleta è l'Ecclestone del MotoGp. E tifa Rossi per il suo giro d'affari di 20 mln. Lui ha insistito affinché corresse la gara di Valencia. E adesso che c'è il ricorso...

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Valentino Rossi con Carmelo Ezpeleta.

Il principale tifoso di Valentino Rossi è spagnolo. Si chiama Carmelo Ezpeleta. Ed è un uomo potentissimo: è il Bernie Ecclestone del motociclismo, il patron della Dorna, la società che gestendo i diritti televisivi del motomondiale è il giudice ultimo sul futuro delle due ruote.
E in quest'ottica Rossi è strategico in un un business che, come avviene in Formula Uno, rischia di franare sotto i costi dello sviluppo tecnologico.
Carlo Pernat, oggi alla guida del Team Italia ma storico manager Aprilia (è stato lui a gestire l'ingresso nelle corse del tavullese), ha dichiarato che è stata proprio la Dorna a pagare i circa 12 milioni di euro d'ingaggio, che la Yamaha dà oggi a Valentino.
A COLLOQUIO CON I DUELLANTI. Vera o falsa che sia lo cosa, è inoppugnabile che il Dottore - dopo la pessima performance in Ducati - aveva visto il suo appeal scemare e che la casa giapponese, dopo aver tanto investito su Lorenzo, era abbastanza restia a riprenderselo.
Dal fattaccio di Sepang, Ezpeleta si è chiuso in un imbarazzante silenzio. I rumors dicono che abbia voluto vedere i due duellanti. A Valentino avrebbe detto di non mollare la corsa al titolo, A Marc avrebbe rimproverato (lui, terzo in classifica e senza possibilità di vincere il mondiale) un'eccessiva foga, che all'esterno è stata letta come un favore al connazionale Lorenzo, ormai strafavorito in un campionato a dir poco straordinario.
ANNULLATA LA CONFERENZA STAMPA. Il boss della Dorna, dopo aver annullato la tradizionale conferenza stampa per-Valencia, ha fatto sapere che incontrerà tutti i piloti giovedì 5 novembre, per cercare di sedare gli animi divenuti bollenti anche dopo il botta e risposta a suon di comunicati tra Honda («I dati sulla moto di Marquez dimostrano che Rossi gli ha dato un calcio») e Yamaha («Sono dichiarazioni che non corrispondono alle conclusioni della Direzione gara»).
A quanto si dice è stato lo stesso Ezpeleta a convincere Rossi a non boiocottare il Gp decisivo di Valencia. Sarebbe stato uno smacco troppo forte per il circus delle due ruote e per la Dorna: in un solo colpo avrebbe perso il pilota più rappresentativo e avrebbe visto sfumare il più bel finale che nessuno all'inizio della stagione poteva ipotizzare (il titolo deciso all'ultima gara, tra l'altro in terra di Spagna).
UN ALLEATO IN PIÙ PER VALE. C'è anche chi maligna che il Dottore abbia 'monetizzato' il passo indietro dai suoi propositi più bellicosi: un clima meno ostile nel circuito valenciano, forse un amico in più quando ci sarà da discutere del ricorso contro la penalizzazione, che lo dovrebbe far partire in ultima fila.
Ma tutto questo non toglie certamente Ezpeleta dall'imbarazzo, dal rischio di essere tacciato di tradimento in casa propria.

Un giro d'affari da 22 milioni: Ezpeleta non può fare a meno di Rossi

Lo scontro tra Rossi e Marquez a Sepang

Il 68enne boss della Dorna ha bisogno di Rossi, che con il suo giro d'affari da 22 milioni di euro resta il pilota più seguito.
I diritti per la MotoGp fanno incassare qualcosa come 230 milioni di euro. Soltanto Telefonica-Moviestar ne paga 20 per trasmettere le corse in Spagna, mentre Sky ha sbaragliato la concorrenza di Mediaset staccando un assegno da 17 milioni. Le sponsorizzazioni superano i 100 milioni. Ma i margini per l'agenzia iberica sono molto risicati: tra il 3 e il 5%.
Anche perché la ricerca tecnologica ha fatto lievitare i costi in maniera ormai insostenibile.
In quest'ottica Ezpeleta 'usa' l'appeal di Rossi per far metabolizzare ai fan una MotoGp che, gioco forza, sarà sempre meno spettacolare e più 'lenta'. Infatti, per contenere i costi e non potendo ridurre i fee ai team, il patron della Dorna ha prima imposto i quattro tempi e adesso spinge per livellare le tecnologie.
IL MODELLO SUPERBIKE. Non a caso l'acquisizione della gestione Superbike sarebbe stata anche fatta per importare know how dall'unico campionato al mondo dove è il pilota, e non il mezzo, a fare la differenza.
In tempi non sospetti, lo scorso maggio, il numero uno di Dorna aveva chiesto a Rossi di correre più dei due anni promessi: «Io ho 68 anni e sono ancora qui! Spero che Valentino resti ancora a lungo. Lui è molto importante. Non è una questione di personalità. Innanzitutto è un pilota fantastico. Tutto il mondo lo riconosce».
Per tutto questo Rossi, domenica a Valencia, deve vincere e concludere la vicenda con un happy end. Per la gioia di sponsor e di telespettatori. Almeno questo, in teoria, converrebbe al business. Perché contemporaneamente l'Ecclestone spagnolo sta subendo pressioni indicibili dai suoi connazionali.
REPSOL PRIMO SPONSOR. In terra iberica il motociclismo è sacro: il grande avversario di Rossi in questa stagione è il maiorchino Lorenzo; la vittima dell'aggressività di VR46 è il catalano Marc Marquez. Nel Paese si corrono quattro Gran Premi in altrettanti circuiti, che stanno in piedi soltanto grazie alle sovvenzioni del governo; il maggiore sponsor è il colosso petrolifero di casa, Repsol, che soltanto alla Honda di Marquez e Pedrosa sgancia 20 milioni all'anno.
Proprio Repsol, partner commerciale di Dorna, ha fatto sapere di essere pronta a lasciare dopo «il comportamento anti sportivo di Rossi».
All'orizzonte poi si intravede l'attivismo del venezuelano Vito Ippolito per riequilibrare i rapporti tra la 'sua' Fim e la Dorna. E tanto basta per capire quanto il potente Carmelo sia accerchiato. Quel che è certo è che domenica lui sarà davvero l'unico a partire già sconfitto.

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