CALCIO 5 Novembre Nov 2015 1200 05 novembre 2015

Volpi e Calabrò, mani su Sampdoria e Genoa

Volpi, re del petrolio nigeriano, punta alla Samp. Calabrò ha sfondato con nichel e gas di Putin. Ora tratta il Genoa. Affari, amicizie e guai dei due imprenditori.

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Grandi manovre sotto la Lanterna.
Il derby tra la Genova blucerchiata e quella rossoblù potrebbe presto cambiare protagonisti.
Nessun ribaltone in panchina, le posizioni degli allenatori Walter Zenga e Gian Piero Gasperini sono saldissime.
A mutare potrebbero essere gli assetti societari di Sampdoria e Genoa.
E i nomi da tenere d'occhio sono due: Gabriele Volpi e Giovanni Calabrò.
A CORTO DI LIQUIDITÀ. La rinascita della Genova del pallone, che nella stagione 2014/2015 ha assistito a un entusiasmante derby per l'accesso all'Europa league, col Grifone a spuntarla sul campo ma la Samp rimessa in pista dalla Covisoc e dalle inadempienze fiscali dei rivali, è messa a repentaglio dalla crisi di liquidità dei due club.

Gabriele Volpi: un impero costruito col petrolio nigeriano

Gabriele Volpi con la sciarpa della Pro Recco.

Mentre il presidente Massimo Ferrero offriva le sue scenette in tivù e allo stadio Ferraris, a finanziare la Sampdoria, permettendole di stare in piedi e migliorare addirittura i suoi risultati sportivi, era ancora la famiglia Garrone.
Gli ex proprietari, pur di liberarsi delle pressioni di ambiente e tifosi, avevano di fatto regalato il club, ripianato i debiti e garantito un margine di sussitenza alla squadra.
'Er Viperetta' i soldi per portare la Samp in Europa non li ha.
E ora che i Garrone hanno deciso di chiudere il rubinetto si trova in difficoltà.
EX PALLANUOTISTA. Ecco perché è spuntato Gabriele Volpi, 72 anni, presidente dello Spezia calcio e della Pro Recco pallanuoto.
Il cuore nella sua Liguria e il portafogli in Africa.
Volpi è da sempre tifoso della Sampdoria e soprattutto ama lo sport. Era una promessa delle giovanili della Pro Recco, ma non è mai riuscito a sfondare in prima squadra.
IN AFRICA DAL 1976. A 25 anni si è trasferito a Lodi per fare il rappresentante dell'azienda farmaceutica Carlo Erba, ma la sua vita è cambiata radicalmente nel 1976, quando ha deciso di raggiungere il suo amico, concittadino e coetaneo Gian Angelo Perrucci, ex presidente della Pro Recco e all'epoca titolare della Medafrica.
L'azienda di Perrucci fallì nel 1984, il suo titolare fu condannato a quattro anni e otto mesi (di cui quattro anni condonati) per una bancarotta da 50 miliardi di lire nel 1991.
Volpi, indagato, ne uscì con un patteggiamento a tre anni, tutti condonati.

La Intels, impresa con 27 mila dipendenti

Atiku Abubakar, ex vicepresidente nigeriano.

Nonostante l'incidente, Volpi ha proseguito la sua attività di imprenditore in Africa, e grazie alle buone entrature nel governo locale ha fatto sue tutte le attività di bunkeraggio del petrolio nigeriano.
La sua Intels, controllata della Orleans investment, conta 27 mila dipendenti e non c'è una goccia di oro nero in uscita dal Paese che sfugga alle sue piattaforme e pipeline.
AMICO DI PRESIDENTI E VICE. In Nigeria, Volpi è riuscito a tenere rapporti con tutti i presidenti, ma è con Atiku Abubakar, vice direttore delle dogane e poi vice presidente tra il 1999 e il 2007, che ha intrattenuto i rapporti più proficui.
A tal punto che gli Stati Uniti, quando hanno deciso di indagare sugli affari di Abubakar, hanno chiamato Volpi come persona informata sui fatti.
È PURE CITTADINO NIGERIANO. A Lagos ha preso pure cittadinanza, e recentemente ha investito 1 miliardo di euro per la costruzione del porto di Badagry, il più grande dell'Africa occidentale.
Ma i suoi affari in Africa vanno oltre i confini nigeriani: recentemente si è aggiudicato anche i lavori per la costruzione del secondo porto cittadino di Pemba, in Mozambico, snodo strategico per la distribuzione del gas estratto dal giacimento scoperto dall'Eni nel 2011.
GIRO D'AFFARI DA 2 MILIARDI L'ANNO. Capire fin dove si estenda il fatturato delle sue aziende non è semplice: si parla di un giro d'affari di 2 miliardi l'anno, ma è impossibile trovare un bilancio ufficiale, difficile orientarsi tra le decine di società collegate alla Orleans investment sparse in paradisi fiscali come Panama, Lussemburgo, Isola di Man, Lichtenstein.

In Italia ha il 6% di banca Carige, ma punta al 10%

La sede di Genova di Banca Carige.

Le cifre che muove in Italia sono inferiori.
L'affare più grosso è quello che l'ha portato a prendersi il 6% di banca Carige (ma dicono che punti deciso al 10%) ed è proprio per questo che ha fondato la holding italiana San Rocco, in cui far confluire i suoi interessi sul territorio nazionale.
IN EATALY E MONCLER. Ha partecipazioni in Eataly e Moncler, ha acquistato tutti gli stabilimenti di Santa Margherita Ligure per creare un polo del turismo di lusso con Flavio Briatore.
Ha litigato con l'amministrazione locale perché ha provato a modificare il porto secondo parametri contestati non solo dagli ambientalisti, ma anche da un archistar del calibro di Renzo Piano.
A Recco ha acquistato l'area di una ex fabbrica con l'intento di farci la nuova piscina della sua squadra di pallanuoto, ma non ha ottenuto i permessi e ha deciso di costruirci degli appartamenti, alcuni dei quali andranno in dotazione proprio alla Pro Recco.
TRE JET E UNO YACHT PER MESSI. Ha tre jet privati (uno suo, gli altri due dei figli) e uno yacht, il GiVi, lungo 60 metri, con 12 stanze, bagno turco, sala massaggi e palestra.
L'ha comprato per 44 milioni di euro da Bernard Tapie (ex ministro francese del governo Miterrand, presidente del'Olympique Marsiglia e mr. Adidas tra il 1990 e il 1993).
Nell'estate del 2014, al largo di Capri, ha ospitato Lionel Messi, la compagna Antonella Rocuzzo e il figlio Thiago.

Passione per lo sport: con lo Spezia cerca la promozione in Serie A

I tifosi dello Spezia.

È lo sport il suo 'debole'.
Una squadra di pallanuoto, per quanto titolata, non gli bastava.
Così si è preso lo Spezia calcio, con cui da qualche anno programma il salto in Serie A.
E siccome la promozione tarda ad arrivare, ora potrebbe prendersi pure la Sampdoria.
UNA MANO ALL'HELLAS? Intanto aiuta finanziariamente altre squadre del campionato di A1 di pallanuoto come l'Acquachiara Napoli e la Sport Management Verona, garantendo loro la sopravvivenza, e qualcuno sostiene che dia una mano anche all'amico Maurizio Setti, presidente dell'Hellas Verona, squadra di calcio che milita nella Serie A italiana.
DUE SQUADRE IN CROAZIA. Nello sport come nell'attività imprenditoriale non esistono confini nazionali che possano frenare Volpi.
In Croazia ha altre due squadre, entrambe con sede nella città che un tempo fu Fiume: una di calcio, il Rijeka, l'altra di pallanuoto, il Primorje.
La prima è arrivata in seconda posizione in campionato per due anni di fila, ha vinto la coppa nazionale nel 2013/14, e quest'anno si è fermata al secondo turno preliminare di Europa league, eliminata dagli scozzesi dell'Aberdeen.
FINALE CHAMPIONS IN FAMIGLIA. La seconda, con lui, è diventata una super potenza della pallanuoto europea.
Due titoli nazionali consecutivi tra il 2013 e il 2015 e una finale di Coppa dei Campioni giocata il 30 maggio 2015 contro... la Pro Recco.
Quella partita, e quel trofeo, l'hanno conquistato i liguri, anche grazie a un atteggiamento non eccessivamente bellicoso dei 'fratellini croati', che sotto di un gol non hanno premuto troppo sull'acceleratore per cercare il pareggio.
Al presidente Volpi è andata bene così: avrebbe vinto comunque, ma il cuore diceva Recco.
«100 MILIONI? SI TENGANO LA SAMP». Di lui dicono che parli poco, ma qualche battuta se la lascia scappare.
Come quando, a chi gli faceva notare che per la Sampdoria il braccio destro di Ferrero, Antonio Romei, avrebbe chiesto 100 milioni: «Per quella cifra lì se la tengano».
Flavio Briatore, suo socio che della Samp potrebbe diventare nuovo presidente, ha valutato la società 15 milioni.
Il Viperetta ne vorrebbe il doppio come buonuscita, per aver valorizzato il brand e il parco giocatori.

Al Genoa debiti per 50 milioni: ecco Calabrò

Il presidente del Genoa Enrico Preziosi.

Decisamente più avanti la trattativa tra Enrico Preziosi e Giovanni Calabrò, che hanno già firmato una lettera d'intenti per l'affare che dovrebbe portare il secondo a rilevare la maggioranza del Genoa.
Il Grifone è indebitato per circa 50 milioni (37 dei quali col fisco, già rateizzati, ma letali per le ambizioni europee del club, che al termine della stagione 2014/15 ha visto sfumare la licenza Uefa).
AMICO DEI BERLUSCONI. Urgono rinforzi, insomma, ed Enrico Preziosi sembra poterli trovare in Giovanni Calabrò, soprannominato il 'marchese', self-made-man, amico di Pier Silvio e Marina Berlusconi e introdotto nella società genovese dal governatore della Liguria Giovanni Toti in persona.
I due si parlano da luglio, sibus sono incontrati già due volte e continuano a trattare.
VUOLE IL GENOA O GIOCHI PREZIOSI? A Calabrò interesserebbe entrare in Fingiochi soprattutto per Giochi Preziosi, che con l'ingresso nel capitale dell'imprenditore taiwanese Michael Lee ha risistemato il bilancio e tappato le forti perdite degli anni passati.
Ma Preziosi vuole tenersi stretta la maggioranza assoluta della sua creatura, e dopo aver scisso la sua partecipazione tra Fingiochi e Preziosi investments S.p.a., vorrebbe creare una newco a cui conferire il 75% delle azioni del Genoa, prima di rilevarne il restante 25% dalla Fondazione Genoa e cedere il 51% delle quote a Calabrò.

A capo della Calfin dal 1993: compagnia con sede in Lussemburgo

Giovanni Calabrò, fondatore e titolare della Calfin International.

Nato a Reggio Calabria nel 1970 e laureato in legge, Calabrò ha fondato nel 1993 la Calfin International, una compagnia con sede in Lussemburgo che si occupa di Real estate, venture capitalism, estrazione e commercio di materie prime strategiche, servizi finanziari.
PATRIMONIO DA 5 MILIARDI. Non esiste un bilancio ufficiale consultabile, ma l'azienda dichiara un patrimonio netto di oltre 5 miliardi di euro.
E vanta il primo posto in Europa nella riscossione di crediti e debiti di Stato e nella fondazione di Banche.
Certo il suo fondatore non conduce una vita frugale: secondo una sua biografia che si trova in Rete ha casa a Londra e Monaco (dove è situata la sua residenza ufficiale), una villa sul lago di Bracciano e uno al Cairo, un appartamento in centro a Milano ed è appassionato di orologi di lusso.
GAS, PETROLIO E NICHEL RUSSO. Se nell'ascesa di Volpi è l'Africa ad aver avuto un ruolo fondamentale, Calabrò deve almeno parte della sua fortuna alla Russia.
Tra i suoi business rientrano gas, petrolio, ma soprattutto rame e nichel del Paese di Vladimir Putin (di cui racconta di essere amico).
Ed è proprio il nichel al centro di una storia al limite del paradossale che lo ha legato per quasi 10 anni al Comune di Roma.

Il debito col Campidoglio pagato col nichel: 55 milioni

La sala del Consiglio comunale romano.

Nel 1997 il sindaco Francesco Rutelli decise di espropriare i terreni della Cometa Srl per farci un deposito Atac.
La società chiese un risarcimento di 65 miliardi di lire, vinse in primo grado e in Appello, ma in Cassazione, nel 2005, il ricorso fu ritenuto illegittimo.
CREDITO RISCOSSO NEL 2004. Nel frattempo quel credito era già stato girato dalla Cometa ad altri soggetti, fino ad arrivare nelle mani della Calfinint di Calabrò, che nel 2004 aveva provveduto a esigere la cifra e ottenerla.
Nel 2011, a seguito della sentenza di sei anni prima, la Cassazione stabilì che Calabrò doveva restituire quei soldi al Campidoglio.
Ma l'imprenditore non si scoraggiò, e in pegno diede 200 chilometri di nichel, per un valore di 55 milioni.
ALL'ASTA NELL'APRILE 2015. Ad aprile, Ignazio Marino ha deciso di mettere all'asta quel materiale per recuperare la cifra dovuta.
E a ottobre, nel pieno del caos che ha portato alle sue dimissioni da sindaco, ha rivendicato il risultato di essere riuscito a vendere il nichel.
Calabrò si è preso la differenza tra il totale incassato da Roma e i 36 milioni di euro che costituivano il suo debito.

Condannato in primo grado per bancarotta: 6 anni e 4 anni

La curva dei tifosi del Genoa a Marassi.

Quello del nichel del Campidoglio non è l'unico incidente in cui è incappato mr. Calfin.
Su di lui pende una spada di Damocle chiamata Algol products.
UN FALSO SCEICCO. È la storia di un crac finanziario che ha come protagonista principale Mario Palmonella, imprenditore facile alla bancarotta e accusato anche per il fallimento della compagnia aerea Azzurra air.
Per prendersi la Algol e i suoi 25 milioni di debiti fornì come garanzie un immobile nel Cuneese valutato 42 milioni di euro che in realtà era un rudere, crediti falsi di una società intestata a Calabrò nelle Isole Vergini e addirittura l'amicizia con Mario Ahamd Saeed, sedicente sceicco scappato dall'Iraq rivelatosi un bluff.
Calabrò è stato condannato in primo grado a 6 anni e 4 mesi, con interdizione perpetua dai pubblici uffici e inabilitazione all'esercizio di un'impresa commerciale per un tempo pari a 10 anni.
L'AVVOCATO: «ESTRANEO AI FATTI». Se si trattasse di una sentenza definitiva non potrebbe prendersi il Genoa, ma per ora ha le mani libere, e il suo avvocato Salvino Mondello è fiducioso: «Calabrò si sente mentalmente estraneo ed è anche convinto che il processo d’appello rimetta le cose a posto», ha spiegato al Secolo XIX.
«Non era né amministratore di diritto né amministratore di fatto dell’Algol products e, come ammette la stessa sentenza, non ha incassato un solo euro. Però chi ha rubato era stato in precedenza suo collaboratore e questa vicinanza è stata sufficiente per indurre i giudici a condannarlo».
Preziosi sembra crederci e avere fiducia in lui. Ma tra nichel e sceicchi falsi, i tifosi del Genoa non sembrano essere troppo tranquilli.

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