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DATI 7 Novembre Nov 2015 1300 07 novembre 2015

MotoGp, così i media hanno «assolto» Rossi

Il dissenso nei confronti di Vale dissipato da un racconto uniforme. E Lorenzo relegato a personaggio secondario. La percezione sui social della grande sfida.

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Valentino Rossi arriva a Valencia, assolto, cavaliere senza macchia, sostenuto in maniera compatta da tutta Italia.
Jorge Lorenzo, invece, si presenta in pista con grandi possibilità di vincere e, allo stesso tempo, ridotto a personaggio secondario, a comparsa di una guerra d'altri, destinato a essere ricordato solo marginalmente per le vicende che hanno deciso questo finale di stagione.
LORENZO AI MARGINI. L'analisi dei dati di Google dimostra che lo spagnolo della Yamaha, nonostante l'attenzione altissima del pubblico sull'arena del motomondiale, nonostante i risultati in pista e la posizione in classifica, rimane ai margini dell'interesse.
A guardare le cifre fornite da Google Trend, se 100 è l'interesse che si concentra su Valentino Rossi, quello per Marc Marquez si ferma a un terzo, 33, e quello verso Lorenzo è solo al 7. Non sono serviti a invertire la tendenza le sue ultime iniziative, più o meno studiate, del maiorchino: dal pollice verso mostrato sul podio di Sepang alla richiesta presentata dai suoi legali (e poi respinta) di testimoniare di fronte al Tas.
«UNO SPORTIVO DEBOLE». Un paradosso che viene confermato anche dall'analisi condotta da Twig dei 221.738 tweet prodotti dal 25 al 3 novembre sulla sfida deflagrata dopo i fatti di Sepang.
La società di analisi dei dati ha raccolto tutti i cinguettii sull'argomento, filtrandoli attraverso le parole chiave, gli hashtag e includendo tutti quelli degli account dei campioni coinvolti e analizzandone il contenuto.
Ne viene fuori un racconto collettivo in cui Lorenzo rimane nell'ombra. Lo scontro con Rossi è nella classifica, non nella percezione collettiva, dove a rubare la scena è la diatriba Vale-Marquez. Il pubblico italiano descrive Jorge come «moralmente colpevole», scrivono da Twig, e «come uno sportivo debole che si sottrae allo scontro».


LA SVOLTA DEL PUBBLICO SU VALENTINO. Il dato più rilevante che emerge dall'analisi del discorso 'social' è però che il dissenso nei confronti del gesto scorretto di Rossi, di quella maledetta chiusura in curva contro Marquez, dopo lo spaesamento iniziale si è ridotto ai minimi termini.
In quella domenica malesiana, finita la corsa, quando le scintille sulla pista erano ancora calde, tra gli italiani che hanno commentato l'incidente, il 64% si schierava pro Rossi 'senza se e senza ma', il 15% pro Marquez e il 21% riteneva che entrambi fossero censurabili e che semplicemente era stata scritta una pessima pagina di storia dello sport.
Dal 26 settembre, nonostante non fossero state prodotte nuove evidenze sui fatti, la percezione è cambiata, sostenuta da interpretazioni successive, dalle (tante) prese di posizione di personaggi pubblici e dal racconto dei media. E così la percentuale dei pro Marquez si è ridotta fino al 4% e quella dei non schierati al 15%, mentre i sostenitori di Valentino sono saliti all'81%.
DISSENSO SPARITO, RACCONTO UNIFORME. «Il tifoso che sul momento si sente tradito», argomenta il fondatore di Twig Aldo Cristadoro, «cerca argomenti che confermino il suo tifo: la rete in connessione con i media ha creato un flusso continuo che ha spostato l'opinione».
E così si sono diradati fino a quasi scomparire i giudizi sull'antisportività di Rossi e sono aumentati in proporzione coloro che invocano il principio di legittima difesa.
Con l'avvicinarsi della sfida decisiva, si è creato un racconto 'uniforme'. Due soli duellanti, Marquez, lo scorretto che però ci mette la faccia, e Rossi, il campione intemperante che ha reagito dopo essere stato provocato. Dietro di loro colui che non si è mai sporcato le mani. Lorenzo avrà pure il trionfo dei punti, ma non certo quello dell'opinione pubblica.

volpe

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