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OPINIONI 8 Novembre Nov 2015 1548 08 novembre 2015

E Marquez portò il biscotto nella MotoGp

Lo spagnolo aiuta Lorenzo. Macchiandone la vittoria. E rovinando la storia delle corse.

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Jorge Lorenzo davanti a Marc Marquez.

Ne abbiamo visti tanti nel calcio, abbiamo imparato a conviverci pur temendoli. Qualche volta è capitato anche in Formula 1, ma il biscotto nella MotoGp, davvero, mancava. E ne facevamo volentieri a meno. Poi Marc Marquez ha deciso di portarlo anche lì, in uno sport che finora era stato sinonimo di lotta senza quartiere, alieno alle alleanze trasversali, persino ai giochi di squadra. Un tutti contro tutti entusiasmante, rovinato in quella che poteva essere la sua stagione più bella.
RIMONTA ROSSI CON L'AIUTINO. A Valencia, nell'ultima gara del campionato, Valentino Rossi ha fatto tutto quello che poteva fare, trovando qualche prevedibile alleato lungo il tracciato.
Partiva ultimo per la penalizzazione legata alla scorrettezza di Sepang, è arrivato quarto, e almeno la metà dei piloti che si è trovato davanti non ha opposto una gran resistenza. Di più era impossibile, lo si era capito dalle qualifiche. I tre spagnoli, lì davanti, sarebbero andati via, era chiaro ed è successo. Ci sarebbe stato bisogno di un aiuto esterno.
Solo Marquez e Dani Pedrosa potevano fermare Jorge Lorenzo e impedirgli di conquistare il suo quinto mondiale. Solo Marc e Dani. E se il secondo ci ha provato fino all'ultimo, ricucendo uno strappo che sembrava incolmabile e infilandosi nelle traiettorie dei connazionali, il primo, ancora una volta, è sembrato giocare contro Rossi.
SU MARQUEZ TROPPI SOSPETTI. L'aveva fatto in maniera evidente a Sepang, lasciandosi passare dal maiorchino e battagliando con l'italiano a colpi di sorpassi e contro-sorpassi pericolosissimi fino allo scontro costato la penalizzazione a Rossi. Ci aveva provato, in modo meno palese, anche a Phillip Island, rallentando spesso quando si trovava il Dottore negli scarichi.
A Valencia era difficile, se non impossibile, aspettarsi un Marquez battagliero con Lorenzo. E in tutta la gara non ha provato una sola volta a superarlo, pur dando l'impressione di averne un po' di più. Il tutto mentre Pedrosa prima si staccava e poi rimontava, riuscendo a infilarsi, al penultimo giro, tra Lorenzo e Marquez, e scatenando l'agonismo sopito del catalano, che solo allora si ricordava di essere il pilota più talentuoso del circuito.
MA LUI CONTINUA A NEGARE. Difficile avere ancora dubbi in un contesto in cui i sospetti hanno sempre più l'aspetto delle certezze. Nelle ultime tre gare Marquez non ha corso per sé e per vincere. L'ha fatto per impedire a Rossi di conquistare il suo decimo titolo mondiale. Perché? Bisognerebbe chiederlo a lui, che continua a negare trincerandosi dietro il solito sorriso e presunti problemi di avantreno e gomme usurate.
La verità è che da questa storia tutti vengono fuori un po' male: Marquez, in primis; Lorenzo, che deve tollerare una macchia indelebile su un mondiale strameritato, un po' per colpe altrui e un po' per le sue richieste di inasprire la sanzione contro Rossi; Valentino, che è scivolato in una sciocchezza inaccettabile da un pilota con la sua esperienza, allargando volontariamente la curva per portare Marquez fuori traiettoria, e pagando la scorrettezza con la possibilità di giocarsi il Mondiale.
PEDROSA IL VOLTO PIÙ PULITO DEL MONDIALE. Ne esce pulito solo Dani Pedrosa, splendido vincitore a Sepang mentre gli altri litigavano alle sue spalle togliendogli il palcoscenico, e ancora meraviglioso a Valencia, nel tentativo di fare la sua gara fino alla fine senza troppi calcoli. Non ha il talento di Rossi, Marquez o Lorenzo, forse non ha nemmeno il fisico per portare una MotoGp un anno intero e vincerci un mondiale, ma il volto migliore del circuito è quello di Dani, un po' Harry Potter e un po' Peter Pan. Il volto di un eterno bambino, troppo ingenuo per sapere cosa sia un biscotto.

*Aggiornamento del 9 novembre: Alcuni lettori segnalano come non sia la prima volta che il 'biscotto' compare tra le motociclette, citando come esempio il Mondiale vinto da Loris Capirossi nel 1990. In quell'occasione furono tre italiani, Bruno Casanova, Doriano Romboni e Fausto Gresini, a proteggere Capirossi dall'olandese Hans Spaan, a cui sarebbe bastato arrivare davanti al rivale per conquistare il titolo. I tre si misero dietro il connazionale, relegando Spaan al quarto posto, e Gresini si prese addirittura un pugno in corsa dall'olandese. Due situazioni effettivamente simili ed entrambe 'sgradevoli' sotto il profilo sportivo, sebbene il 'biscotto' di Marquez si sia protratto per un mese e tre gare, mentre le dinamiche che portarono al titolo di Capirossi si consumarono in un unico Gran premio. Nell'articolo, però, si fa riferimento esplicito alla MotoGp, che dal 2002 ha sostituito la 500 per volere della Dorna, contribuendo (anche grazie ai successi di Valentino Rossi) alla crescita di popolarità del motociclismo, non più riservato ai cultori. È questo contesto a rendere ancora più rilevante il danno di immagine arrecato a questo sport dalle azioni di Marquez.

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