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SCANDALO 9 Novembre Nov 2015 1755 09 novembre 2015

Doping, Wada: «Russia fuori dall'atletica»

L'agenzia mondiale Wada accusa l'atletica russa: «Test anti doping falsati». Chiesta l'esclusione da Rio 2016. Mosca si ribella. E parla di «attacco politico».

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Elena Isinbayeva non è accusata dalla Wada, ma se la Russia dovesse essere squalificata dalle competizioni d'atletica leggera, anche lei salterebbe i Giochi di Rio 2016.

Un'altra Olimpiade senza la Russia. Almeno nell'atletica leggera. E stavolta non sarebbe un boicottaggio volontario di Mosca, come avvenuto a Los Angeles 1984. A invocare quella che sarebbe una clamorosa esclusione è la Wada, l'agenzia mondiale anti doping, che ha invitato la Iaaf a sospendere tutti gli atleti russi da ogni competizione di atletica leggera e ha accusato il governo Putin di «intimidazioni dirette» nei confronti del laboratorio antidoping di Mosca.
323 PAGINE DI RAPPORTO. Le 323 pagine del rapporto parlano di coinvolgimento degli agenti del Fsb (il servizio segreto russo) nell'Olimpiade di Sochi e accusa il ministro dello Sport di Mosca Vitaly Mutko di aver dato ordini diretti di «manipolare alcune specifiche provette» per le analisi antidoping.
È il ritorno di un doping di Stato che fa tanto Unione Sovietica. O un disegno anti-russo condotto dal blocco occidentale che non si accontenta più delle sanzioni economiche in chiave Ucraina, ma ambisce a togliere al Cremlino anche la gloria sportiva, tra le accuse di test taroccati e quelle sulle tangenti pagate per aggiudicarsi il Mondiale di calcio del 2018.
MOSCA: «MOTIVAZIONI POLITICHE». È questa la tesi di Mosca: «Le affermazioni della Wada hanno una motivazione assolutamente politica», è sbottato Vladimir Uiva, capo dell'Agenzia federale medico-biologica russa, «non hanno alcuna base perché questi test antidoping sono i commissari stessi della Wada ad effettuarli sugli atleti».
Per Uiva «non c'è alcun motivo di privare i nostri atleti delle medaglie, anche olimpiche, o di squalificarli, e nemmeno gli allenatori. Per farlo serve una enorme quantità di processi giudiziari, ma non penso che si arriverà a questo». Il ministro dello Sport Vitaly Mutko, chiamato direttamente in causa dal rapporto, ha invece ricordato che «la commissione della Wada non ha il diritto di sospendere nessuno».

La Wada: «Mosca sapeva e proteggeva i dopati»

Marya Savinova ed Ekaterina Poistogova festeggiano l'oro e il bronzo conquistati negli 800 metri a Londra 2012.

Ma per chi ha redatto le 350 pagine della Wada, si tratta di «uno scandalo più grave di quanto si pensasse» perché consapevolmente «si sono fatti gareggiare atleti che dovevano essere fermati a causa della loro positività».
L'agenzia mondiale anti-doping ha fatto nomi e cognomi, e ha chiesto la radiazione di quattro allenatori, un dirigente e cinque atleti, fra cui l'oro e il bronzo degli 800 metri a Londra 2012, Marya Savinova ed Ekaterina Poistogova. «Quei Giochi di fatto sono stati sabotati».
1.417 FLACONI FATTI SPARIRE. La Wada ha puntato il dito anche contro il responsabile del centro analisi di Mosca Grigory Rodchenko, l'uomo accusato di aver eseguito gli ordini di Mutko, facendo sparire 1.417 flaconi con i test incriminati. Mutko ha negato ogni addebito, invitando a dimostrare che eventuali violazioni sono della federazione e non dei singoli.
Ma l'agenzia mondiale antidoping è convinta di avere in mano tutte le prove necessarie per dimostrare le sue tesi, a partire da quella che teorizza l'esistenza di un laboratorio fantasma, che avrebbe avuto il compito di controllare i test prima di girarli, falsati, al laboratorio ufficiale.
OMBRE ANCHE SU SOCHI 2014. Anche Lamine Diack, ex presidente della Federazione nazionale di atletica leggera (Iaaf) è sotto inchiesta con l'ipotesi che abbia preso tangenti per insabbiare i casi di doping russi. Ma il caso potrebbe allargarsi toccando gli sport invernali e i Giochi di Sochi 2014, dove i servizi segreti avrebbero gestito direttamente i test sugli atleti russi.
Nikita Kamaiev, direttore della Rusada (antidoping russo) ha spiegato: «Solo dopo aver esaminato il rapporto potremo dare le nostre valutazioni e definire le nostre azioni».
COE: «APRIREMO UN PROCEDIMENTO». Una brutta gatta da pelare per Sebastian Coe, eletto da poco a capo della Iaaf, la Federazione internazionale di atletica leggera. «Il report è allarmante», ha commentato l'ex mezzofondista britannico, campione olimpico dei 1.500 a Mosca 1980 e Los Angeles 1984, guarda caso le due Olimpiadi che videro lo scambio di boicottaggi tra Russia e Usa. «Serve tempo per analizzarle correttamente e comprenderne i risultati. Intanto ho invitato la Iaaf ad aprire un procedimento contro la Federazione russa».

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