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POLEMICA 18 Novembre Nov 2015 1655 18 novembre 2015

Cori durante Turchia-Grecia, i turchi: «Nessuna offesa»

Canti durante il minuto di raccoglimento per Parigi. Ma i tifosi: «Da noi le vittime si omaggiano così».

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Mentre a Wembley il principe William portava una corona di fiori per le vittime degli attacchi di Parigi, e tutto lo stadio cantava la Marsigliese, mentre nel resto d'Europa ogni partita cominciava con un minuto di silenzio, al Basaksehir di Istanbul tifosi turchi fischiavano e intonavano cori durante i 60 secondi di raccoglimento.
E qualcuno gridava «Allahu akbar», Allah è grande.

  • I cori turchi durante il minuto di raccoglimento in Turchia-Grecia.

L'episodio è stato condannato dai media di tutto il mondo.
Difficile non pensare che si trattasse di una mancanza di rispetto ai morti e un incitamento al jihad.
Persino il ct turco Fatih Terim ha commentato i fatti dicendo che i sostenitori della sua squadra avrebbero dovuto essere più rispettosi.
DIFESA SUI SOCIAL. Ma i turchi si sono difesi sui social media e su alcuni siti internet stranieri, persino l'autorevole quotidiano britannico The Independent ha dato loro voce.
Non è stata una mancanza di rispetto verso le vittime, a dirlo sono in tanti.
E rivelano anche le parole intonate durante il minuto di raccoglimento: «Şehitler ölmez, vatan bölünmez», che tradotto significa: «I martiri non muoiono, la patria non sarà mai divisa».
Non è un inno al jihad, ma un canto dedicato ai morti del terrorismo in ogni manifestazione di commemorazione per le vittime degli attentati del Pkk curdo.
In Turchia non esistono minuti di silenzio, quando un innocente muore si grida «Şehitler ölmez, vatan bölünmez».

  • Lo stesso coro cantato durante Beşiktaş-Trabzonspor.


L'ha spiegato al sito 101greatgoals.com Mustafa Özsarı, studente dell'Università di Anadolu, aggiungendo che «i 'buuu' sono indirizzati ai terroristi, non alle vittime. Ogni vittima del terrorismo è considerata martire nella cultura turca».
«UEFA IPOCRITA». Per altri, invece, la ragione di quei 'buuu' è da cercare nell'ipocrisia dell'Uefa. Quando, il 10 ottobre, 128 turchi furono uccisi ad Ankara durante una manifestazione per la pace coi curdi, l'Uefa non ordinò nessun minuto di raccoglimento.
Solo Turchia e Islanda, il 13 ottobre, si fermarono per un minuto. E anche in quel caso ci furono fischi, si intonò «Şehitler ölmez, vatan bölünmez» e ci furono polemiche.
Perché quel coro nazionalista, creato nel contesto della guerra col Pkk, sembrava decisamente fuori luogo.

In tanti, sui social, hanno segnalato la disparità di trattamento tra i fatti di Ankara e quelli di Parigi, ma fischi, 'buuu' e canti sono usanza comune durante le commemorazioni in Turchia.
UN ALTRO CORO DA STADIO CITA ALLAH. Secondo Emre Sarigu, fondatore del sito Turkish Football e collaboratore del Guardian, potrebbe esserci una spiegazione anche agli «Allahu akbar» che in tanti giurano di aver sentito durante il match.
Il giornalista ha ricordato l'usanza di intonare «Ya Allah bismillah Allahu ekber» per incitare i giocatori, mutuando le parole da una marcia suonata dalla banda militare durante l'impero Ottomano per caricare i soldati.
A suo dire, anche in questo caso, non si tratterebbe di un incitamento all'Isis.

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