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STORIE 11 Dicembre Dic 2015 2140 11 dicembre 2015

Arnold Peralta e gli altri calciatori sudamericani uccisi

La morte di Escobar, la fine della carriera di Cabañas. Quando il calcio dell'America Latina si macchia di sangue.

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Tredici colpi di pistola. Quasi tutti alla testa. Così è morto Arnold Peralta, esterno d'attacco 26enne dell'Olimpia di Tegucigalpa e capitano della nazionale di calcio dell'Honduras.
Un'esecuzione in piena regola, opera di un uomo che gli si è accostato con la motocicletta nel parcheggio di un centro commerciale di La Ceiba, città natale del giocatore.
Peralta non è stato derubato, quindi è da escludere che si sia trattato di una rapina. Chi gli ha tolto la vita l'ha fatto con quell'unico scopo.
Calcio e violenza sono un binomio solido in America Latina, dove sono numerosi i casi di giocatori aggrediti o uccisi, spesso da bande criminali.

Lo striscione dei tifosi del Nacional de Medellin per Andres Escobar (©Ansa).

Andres Escobar: un autogol costato la vita

Andres Escobar, difensore del Nacional de Medellin, aveva 27 anni, ed era appena tornato dagli Stati Uniti quando fu ucciso a colpi di mitragliatrice. Pochi giorni prima una sua autorete contro gli Usa era costata la sconfitta e l'eliminazione alla nazionale colombiana. Humberto Muñoz Castro, l'ex guardia del corpo che gli sparò, urlò «goal» prima di aprire il fuoco.
Dietro l'omicidio ci sarebbe stato il giro delle scommesse clandestine, e le ingenti perdite di denaro provocate dall'autorete di Escobar. Secondo altri, invece, il calcio sarebbe stato un pretesto per mascherare un regolamento di conti legato al narcotraffico.

Salvador Cabañas: sopravvissuto per miracolo

Era pronto a partire per il Sudafrica e giocarsi il Mondiale indossando la maglia del Paraguay. A fermare Salvador Cabañas non è stato un infortunio, ma una pallottola conficcata nella parte posteriore del cranio mentre si trovava in un bar di Città del Messico. A sparare il colpo fu un narcotrafficante, a seguito di una lite per futili motivi. Cabañas non avrebbe mai partecipato a quel Mondiale. Né a quelli successivi. Pur continuando a convivere con un proiettile piantato in testa (non è stato mai rimosso per la pericolosità dell'intervento) ha provato a tornare a giocare, ma senza fortuna. Ora fa il pane nel forno di famiglia.

Jhonny Perozo: ucciso da un camionista

Jhonny Perozo faceva il difensore, e fino al dicembre del 2013 giocava nella prima divisione del suo Paese. A togliergli la vita è stato un colpo di pistola sparato da un camionista fuori da un locale notturno, ancora una volta al termine di una lite per futili motivi.

Edison Charà: la fine dopo ore di agonia

Il 19 ottobre del 2011 Edison Chará stava giocando a carte con alcuni amici a Puerto Tejada, località del dipartimento di Cauca, in Colombia, quando venne colpito da più colpi sparati da un gruppo di persone col volto coperto. Chará, che giocava da attaccante nel Dalian Aerbin, è morto in ospedale.

Felipe Perez e Ómar ‘El Toro’ Cañas: la maledizione di Medellin

La Colombia era la patria anche di Felipe Perez e Ómar ‘El Toro’ Cañas, due ex giocatori dell'Atletico Nacional di Medellin, uccisi rispettivamente nel 1996 e nel 1993.
Su entrambi i casi c'è l'ombra del narcotraffico. Perez era infatti uscito dal carcere da pochi giorni, dopo aver scontato una pena di tre mesi. Accanto al corpo di Cañas, invece, fu trovato il cadavere di un sicario del cartello di Medellin.

Juan Guillermo Villa: un matrimonio finito nel sangue

Anche Juan Guillermo Villa giocava nel Nacional. Il giovane centrocampista di 24 anni si era appena laureato campione colombiano quando fu ucciso da 15 colpi di pistola, nel giorno della Vigilia del Natale del 1999. Villa era ospite al matrimonio di un altro calciatore, Gerardo Bedoya, difensore del Deportivo Cali che negli anni seguenti avrebbe collezionato 49 presenze e quattro gol con la nazionale. Secondo gli investigatori si sarebbe trattata di un'esecuzione per vendetta.

Federico Fernandez: ucciso per i soldi di papà

Nemmeno le serie minori sono immuni dalla violenza. Anzi, è proprio tra i campi di periferia del Sud America che avvengono i fatti più efferati. La storia di Federico Fernandez, assassinato a Santa Fè il 24 agosto 2000, è uno di questi casi. Il giocatore, che militava nel campionato regionale dilettantistico, fu ucciso probabilmente nell'ambito di un tentativo di estorsione ai danni del padre, presidente della squadra.

Alfredo Pacheco: freddato da un commando a El Salvador

Anche l'ex giocatore della nazionale di calcio salvadoregna Alfredo Alberto Pacheco è stato ucciso a colpi d'arma da fuoco nei pressi di una stazione di benzina di una città a Ovest della capitale San Salvador. Aggressori non identificati a bordo di un veicolo si sono avvicinati a lui e ad alcuni suoi amici nella città di Santa Ana e hanno aperto il fuoco. Pacheco era uno dei giocatori della nazionale di El Salvador squalificati a vita dalla Federcalcio locale - provvedimento ratificato dalla Fifa - per partite truccate. La polizia non ha ancora fornito un movente per la sua uccisione.

Dos Santos Abreu e da Silva: Il calciatore accoltellato e l'arbitro decapitato

Viene dai campi brasiliani, ed è recente, il fatto di sangue più scioccante della storia del calcio. Le morti di Josenir dos Santos Abreu, calciatore di 31enne, e dell'arbitro Otavio Jordão da Silva, arrivarono nel luglio 2013, nel corso di una partita dei campionati minori, giocata allo stadio Maranhão di Pio XII.
Dos Santos Abreu fu accoltellato dall'arbitro, che reagì così alle veementi proteste del calciatore che aveva espulso. Il fatto portò alla vendetta di alcuni tifosi, che entrarono in campo, legarono il giovanissimo fischietto a un palo e lo lapidarono. Poi lo fecero a pezzi e lo decapitarono, esponendo la sua testa come un trofeo.

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