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INTERVISTA 21 Dicembre Dic 2015 1251 21 dicembre 2015

Fifa, Pippo Russo: «Morto un Blatter se ne farà un altro»

Aver tolto  i boss Fifa non serve. Perché il «sistema è marcio» e ora «arrivano i loro uomini di fiducia». Pippo Russo, analista, a L43: «I tifosi reagiscano».

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Fuori dal calcio mondiale da subito e per otto anni: un po’ come dire per sempre. Questa volta l’imperatore Joseph Blatter e il re Michel Platini sono arrivati davvero alla fine della corsa: giudicati colpevoli di corruzione dal comitato etico della Fifa – etico, sì, anche se la parola suona quanto mai inappropriata se accostata all’organismo di governo del calcio, europeo e mondiale.
«IL CALCIO? UNA GRANDE BAD BANK» A parte per i nostalgici che ancora ricordano Platinì come Le Roi – il sovrano sul campo, non nelle stanze dei bottoni – potrebbe essere una buona notizia: dopo anni di scandali, indagini e arresti, il vuoto assoluto ai vertici della Fifa è la condizione teoricamente perfetta per fare tabula rasa del passato e rimettere in piedi il mondo del pallone.
Peccato che «il calcio sia come una gigantesca bad bank, dalla quale è impossibile tirare fuori gli asset puliti da mettere nella banca buona», spiega amaro Pippo Russo, docente universitario, analista e autore di dirette e lucide analisi critiche sul sistema di potere di questo sport.
«IL SISTEMA È TOTALMENTE TOSSICO». «Non basta eliminare due figure apicali: il sistema è tossico a ogni livello, è stato disegnato con una logica feudale che lascia poco da sperare per il futuro. E la responsabilità è anche dei tifosi».

Pippo Russo, analista e autore di Gol di rapina. Il lato oscuro del calcio globale (Clichy, 2014).

DOMANDA. Ci spieghi la logica feudale.
RISPOSTA. La Fifa è stata strutturata per consentire anche al presidente di una federazione insignificante come quella della Cayman di essere vicepresidente, gestendo un potere straordinario, assolutamente sovradimensionato rispetto alla sua rappresentatività, soltanto in qualità di fedelissimo del grande signore domino feudale Blatter.
D. Ma ora il dominus, il feudatario, è caduto, e molti sono stati arrestati.
R. La stuttura però resta e andrebbe disarticolata pezzo a pezzo. Il compito richiederebbe anni di tempo, in un’epoca in cui il calcio non può permettersi di fermarsi. Ne deriva che il sistema è marcio, ma difficilmente si potrà risanare.
D. Bisognerebbe forse fermare il calcio.
R. Certo, ma il calcio ha scadenze immediate: c’è il Mondiale della Russia fra meno di due anni, un campionato su cui ci sono forti ombre ma che sicuramente sarà celebrato.
D. Troppi interessi economici?
R. Non è questione solo di soldi: il calcio è un movimento che ha anche enormi ricadute sociali, in termini di passioni e coinvolgimento, ed è impossibile fermarlo. L’unica soluzione sarebbe un commissariamento.
D. Ci vuole un Cantone per la Fifa?
R. Purtroppo l’ipotesi commissariamento è tecnicamente quasi impossibile: potrebbe farlo forse solo il Comitato olimpico internazionale, il Cio, ma anche loro negli ultimi anni non hanno dato grandi dimostrazioni di trasparenza.
D. E quindi?
R. Siamo davanti a una soluzione senza uscita: il rischio è che tutto vada avanti come se nulla fosse. La prospettiva realistica è che la struttura continui a essere nelle mani delle seconde o terze linee di quel sistema di potere che si è rivelato tossico.
D. I vassalli e i valvassori.
R. Esatto. Una volta eliminati i grandi boss, verranno fuori i loro uomini di fiducia che stavano in seconda schiera. Quella è la struttura: Blatter si contornava di presidenti nazionali fedelissimi, che a loro volta si circondavano di altri fedelissimi. Se dovesse esserci un cambiamento, penso che arriverà dall’esterno.
D. Da chi?
R. C’è stata una levata di scudi dei grandi sponsor, Coca Cola e Mc Donalds in testa. Hanno quasi comandato che ci fosse una riforma effettiva, perché non vogliono compromettere il loro nome con un sistema così marcio: probabile che questo abbia qualche effetto. Anche se è triste che le riforme arrivino su pressione esterna.
D. Il principe Ali Bin Al Hussein di Giordania è un fiero oppositore di Blatter, e potrebbe essere lui il nuovo reggente.
R. Intanto va detto che di oppositori di Blatter se ne sono visti tanti, e molti sono anche finiti male, proprio come Platini. Il principe di Giordania potrebbe essere anche un buon volto, anche se io ho un pregiudizio personale per le teste coronate che si mettono a capo di federazioni di sorta.
D. Pregiudizi a parte?
R. La salvezza del calcio mondiale non può limitarsi alla presenza di un presidente pulito e portatore di un messaggio di trasparenza, se comunque questi governa un sistema guasto. La sua opera rischia di essere inefficace.
D. Un po’ come papa Francesco e il Vaticano.
R. La riforma dall’alto funziona fino a un certo punto. Bisogna che parta dal basso. E di segnali se ne vedono pochi.
D. Quali sarebbero i segnali dal basso?
R. La gente del calcio dovrebbe partecipare più fattivamente, non limitarsi a mettere a disposizione la propria passione per uno spettacolo organizzato da altri. Dovrebbe cominciare a guardare da vicino il processo politico dietro al calcio, anche a livelli minimi, di base, e partecipare. Prendersi una responsabilità, insomma.
D. Quale?
R. La responsabilità sociale per uno spettacolo che appartiene a tutti, e invece si è sempre pensato e giustificato che fosse gestito in modo feudale da pochi. È chiaro che si tratta di un processo di lungo corso, ma se non si avvia il percorso non lo si farà mai.
D. Pensa che i tifosi siano co-responsabili per lo stato del calcio?
R. Diciamo che i tifosi non si sono quasi mai interessati a come funzionava la macchina. È sempre valsa la logica del panem et circenses: basta il divertimento, pazienza se dietro ci sono i peggiori obbrobri. Del resto abbiamo celebrato Mondiali anche nel mezzo di dittature e i tifosi del resto del mondo non si sono formalizzati.
D. Si dice sempre di tenere fuori la politica dallo sport.
R. I tifosi sono i veri finanziatori dello spettacolo, e non dovrebbero mai dimenticarlo, perché hanno nelle mani il reale potere. È necessario che maturino questa consapevolezza e che si inventino forme di rappresentanza per entrare finalmente nel governo del calcio a qualunque livello.
D. Per fare cosa?
R. Per disegnare un calcio che sia più rispondente alle passioni dei tifosi e a un senso di responsabilità sociale.
D. Il sistema Blatter ha cambiato lo stesso gioco, oltre al modo in cui è governato?
R. Ha rafforzato progressivamente la prevalenza degli interessi economici rispetto a quelli sportivi, di cui l’esempio più lampante è lo strapotere delle televisioni. Ricordo delle finali di Campionati del mondo disputate a orari e con temperature impossibili – per esempio durante Messico 1986 o Usa 1994 - per andare incontro alle esigenze delle tivù europee che erano le principali compratrici dello spettacolo e quindi dovevano proporlo a orari appetibili.
D. Con quali conseguenze?
R. Bè, man mano che la ragione economica in modo cinico ha prevalso su quella agonistica e sportiva non potevano non esserci conseguenze su come il gioco viene disputato e organizzato. E più passava l’idea che gli interessi economici fossero prevalenti, più è diventato normale che nel pacchetto degli interessi economici ci fossero anche quelli tossici.
D. Il prossimo Mondiale si giocherà?
R. Io penso di sì, nonostante l’evidenza che il campionato sia stato assegnato in modo corrotto. Mi pare oltretutto che in questo momento ci sia un tentativo dei poteri politici di operare perché le cose restino come sono: guardiamo il continuo appoggio pubblico Putin a Blatter, per esempio.
D. Putin difende interessi nazionali.
R. Ovviamente, perché sul Mondiale della Russia c’è un grandissimo sospetto. Ma in più generale penso che in questo momento delicato anche strutture politiche “tradizionali” possano avere intenzione di mettere le mani su un pezzo di potere forte come quello del calcio.
D. E l’Italia come si muove in questo scenario?
R. L’Italia continua a manifestare una desolante debolezza politica e mancanza di iniziativa, in linea con quello che è il momento che attraversa il nostro calcio e con la classe di dirigenti che esprime. D’altronde abbiamo il presidente più screditato della storia di questo sport.
D. Tavecchio non le piace?
R. Ogni volta che apre bocca scatena i media internazionali, e sempre per ragioni negative. Quindi è inutile aspettarsi che l’Italia possa avere una qualche incidenza sul momento di passaggio: si registra la solita assenza.

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