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RICONOSCIMENTI 11 Gennaio Gen 2016 1823 11 gennaio 2016

Pallone d'oro, a Messi un trofeo senza più appeal

Nessuna sorpresa, l'argentino si prende il quinto trofeo. Ma il premio vive una crisi di popolarità.

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Lionel Messi.

Nessuna sorpresa, nessuna emozione.
La cerimonia di consegna del Pallone d'oro 2015 si trascina stancamente alla conclusione.
Un copione inesorabile, per non dire ineluttabile: Lionel Messi è di nuovo il calciatore più forte del pianeta. Per la quinta volta nei suoi 28 anni di abbacinante talento calcistico.
RISULTATO GIÀ SCRITTO. Un verdetto di cui nessuno ha dubitato nemmeno per un istante da quando, nel mese di giugno, il Barcellona ha completato una stagione trionfale con la conquista dell'ennesimo triplete.
IL SOLITO CERIMONIALE. Dal palcoscenico di Zurigo, l'argentino ha ringraziato «il mondo del calcio»» e si è detto «emozionato». Parole di circostanza, in una cornice dove ogni elemento occupa il posto che più gli si addice.
Dall'arci-rivale Cristiano Ronaldo sul secondo gradino del podio, all'alfiere ed erede designato Neymar, per la prima volta inserito nel trittico dei migliori assi del pallone.
Eppure, tra smoking e lustrini, la sensazione è quella di una cerimonia che ha fatto il suo tempo.
NOSTALGIA DI FRANCE FOOTBALL. Sarà l'eterno dualismo tra l'argentino e il portoghese, sarà l'assenza di colpi di scena, fatto sta che il fascino di un tempo, quello del Pallone d'oro marchiato France Football e ben lungi dal finire sotto l'egida della Fifa, pare essere un ricordo sbiadito.
E dire che all'epoca la competizione era circoscritta alla sola Europa...
ANCHE MESSI LO SNOBBA. Sarà sempre un caso, ma pure lo stesso Messi, pochi minuti prima di sollevare al cielo il trofeo, si è lasciato scappare parole che non sono suonate esattamente lusinghiere per il riconoscimento.
«Cosa sceglierei tra vincere cinque Palloni d'oro e un Mondiale? Un Mondiale... Per un giocatore è il massimo».

Dittatura a due: l'argentino conduce 5-3

Lionel Messi e Cristiano Ronaldo.

Forse nemmeno la Pulga sa che farsene dell'ennesimo trofeo da esibire sulle mensole di una bacheca piena come un uovo.
Perché, va detto, a differenza di stavolta, precedenti edizioni non hanno avuto esiti altrettanto limpidi.
Ronaldo e Messi si spartiscono le vittorie dal 2008, col blaugrana in vantaggio per 5-3.
Possibile che in tutti questi anni non ci siano stati avversarsi all'altezza dei due giocatori più forti del globo? Considerato pure che il Pallone d'oro dovrebbe essere un riconoscimento alla stagione e non un premio al valore assoluto del singolo calciatore.
I RIMPIANTI DI INIESTA E NEUER. È una domanda che forse si pone anche Wesley Sneijder, escluso dal podio nel 2010 pochi mesi dopo la conquista della finale mondiale con l'Olanda e il triplete con l'Inter. O lo strepitoso Manuel Neuer, simbolo della Germania campione del mondo 2014, ma solo terzo alle spalle pure dell'argentino neutralizzato proprio nella finale brasiliana. Per non parlare dell'Iniesta decisivo sempre nell'edizione sudafricana della massima rassegna intercontinentale.
QUANTI CAMPIONI MAI PREMIATI. D'altra parte, l'elenco dei fenomeni mai premiati è lungo e va da Buffon a Maldini, passando per Henry e Xavi.
Altre ombre si addensano poi sul Pallone d'oro. Il quotidiano francese L'Equipe, citando uno studio di economisti inglesi che punta il dito contro il diritto di voto aperto dal 2010 a capitani e allenatori, si chiede se non sia lecito interrogarsi su possibili voti falsati.
DUBBI SUI VOTI FALSATI. La partecipazione diretta nella giuria di compagni di squadra e tecnici condizionerebbe, infatti, un giudizio che - da tradizione - veniva emesso da esperti e giornalisti, anche se, in conclusione, l'impatto di tali voti non sarebbe decisivo. Lo studio ha preso in esame cinque anni e 2.470 voti espressi (820 di capitani, 822 di allenatori e 828 di giornalisti), sviscerandoli in base a sei criteri: Paese rappresentato, nazionalità, continente di origine, competizioni disputate, posizione in campo ed età. La conclusione è che «un elettore è quattro volte più incline a votare per un giocatore della sua nazionale o del suo club e ha tre volte più probabilità di votare per un candidato della sua stessa nazionalità». Si cita «il ct del Portogallo e di Cristiano Ronaldo, che nel 2014 non ha inserito Messi tra i suoi tre nominati» e «quello dell'Argentina, che ha votato per tre argentini». Al contrario, «i votanti sono meno inclini a scegliere un candidato che gioca nel proprio stesso ruolo o un giocatore più anziano di loro».

Twitter @LorenzoMantell

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