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FINE CORSA 13 Gennaio Gen 2016 1203 13 gennaio 2016

Roma, Garcia esonerato: la sua storia in cinque frasi

Cacciato il francese: arriva Spalletti. L'addio dopo due anni e mezzo di polemiche e risultati altalenanti.

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Rudi Garcia.

Se ne va in sordina Rudi Garcia, nello stesso modo in cui s'era presentato ai tifosi giallorossi in un afoso pomeriggio dell'estate 2013.
Il francese non è più l'allenatore della Roma, avvicendato da Luciano Spalletti con un asettico comunicato societario diramato al termine di una settimana trascorsa da tecnico, di fatto, esonerato.
DUE ANNI E MEZZO IN ALTALENA. Se ne va tra gli sfottò dei suoi stessi tifosi, al termine di due anni e mezzo fatti di poche gioie molti e dolori e culminati in una stagione, quella ancora in corso, che ha visto le ambizioni capitoline decisamente ridimensionate rispetto alle ambizioni estive.
Tra polemiche e frasi a affetto, abbiamo scelto cinque frasi che ben sintetizzano il percorso del francese alla guida della Roma.

- 13 luglio 2013: «Chi contesta non è tifoso della Roma. Al massimo della Lazio».

Si presenta così ai suoi nuovi tifosi l'allenatore francese, accolto da un mix di scetticismo e ostilità da parte della tifoseria, reduce da due stagioni fallimentari sotto la guida Luis Enrique e Zdeneck Zeman.
Al primo giorno di ritiro tra le montagne di Riscone di Brunico, Garcia esordisce difendendo i contestati Osvaldo e Pjanic con una frase altisonante che chiarisce subito la portata del personaggio. E non manca di procurargli le prime critiche da parte di quella stessa frangia di sostenitori che appena due mesi prima, proprio dalla Lazio, si era vista sollevare in faccia la Coppa Italia.

- 22 settembre 2013: «Abbiamo rimesso la chiesa al centro del villaggio».

Il climax dell'amore coi fan romanisti è racchiuso nella frase pronunciata al termine del primo derby, vinto per 2-0 e che cancella definitivamente l'onta della sconfitta di maggio.
Garcia si rifugia in un proverbio francese per celebrare a modo suo, non senza un filo di boria, il trionfo di Totti e compagni nella stracittadina.
«Il derby non si gioca», si schernisce Gracia in sala stampa, «si vince».

- 17 ottobre 2014: «Juventus-Roma mi ha fatto capire che quest'anno vinceremo lo scudetto».

Vigilia di Roma Chievo, ma soprattutto post dello scontro al vertice perso dai giallorossi allo Stadium e contrassegnato dalle polemiche per la condotta arbitrale di Rocchi.
È la partita del 'violino', l'irriverente gesto rivolto dal francese al direttore di gara a sottolinearne la presunta sudditanza nei confronti dei bianconeri. «Juve-Roma fa male al calcio italiano», aveva twittato poche ore dopo il triplice fischio.
La profezia di Garcia, tuttavia, si rivela un boomerang clamoroso. La Roma crolla e conclude il campionato a a 17 lunghezze dalla Juventus campione d'Italia. Pochi mesi dopo il mister farà ammenda: «Forse c’è una divinità misteriosa che ha voluto punirmi per la superbia».

- 8 novembre 2015: «A Roma ci sono tre re: Totti, il papa e il Libanese»

Garcia dimostra di essersi calato fin troppo bene nella realtà capitolina, al punto di arrivare a citarne anche l'anima più nera.
Un'uscita non esattamente felice che arriva di nuovo al temine di un derby concluso con un successo giallorosso.

- 16 giugno 2015 «È al 100% alla guida della squadra e vorrei che avesse con noi una carriera alla Ferguson. Spero che resti per tanto tempo».

Parole e musica di James Pallotta, lo stesso presidente che non ha tardato a disfarsi di Garcia al culmine della crisi che ha investito la Roma nella stagione ancora in corso. Un rapporto andato via via deteriorandosi, quello tra l'americano e il francese, la cui conclusione non poteva che condurre inevitabilmente all'esonero.

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