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STADI 18 Gennaio Gen 2016 1210 18 gennaio 2016

Un giorno all'improvviso, le cose da sapere sul coro che fa impazzire Napoli

Il canto degli ultras è nato a L'Aquila a fine 2014, ispirandosi a un pezzo dei Righeira. È diventato un tormentone negli stati italiani. E a Napoli si è trasformato in un inno della corsa scudetto.

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L'abbraccio tra Hamsik, Callejon, Higuain e Insigne dopo il secondo gol del Napoli contro il Sassuolo.

Come quando c'era Maradona. Il Napoli, trascinato da Gonzalo Higuain, si è laureato campione d'inverno, ha concluso il girone d'andata e iniziato quello di ritorno al primo posto in classifica. Il San Paolo sogna. E canta. Ma, a differenza di quando c'era Maradona, il coro più gettonato del San Paolo non è «O mamma mamma mamma sai perché mi batte il corazon». Né 'O surdato nnammurato.
Oggi la Curva B canta Un giorno all'improvviso. Ma dove è nato, che origini ha e quali sono i significati del coro che sta accompagnando il sogno scudetto di tutta la città? Ecco nove curiosità al riguardo. Nove come il numero sulla maglia del Pipita, bomber e direttore d'orchestra.

  • Higuain canta Un giorno all'improvviso con i tifosi del Napoli.

1. Le origini del coro: nato a L'Aquila

Il coro che è ormai diventato l'inno non ufficiale del Napoli e la colonna sonora della strepitosa stagione degli Azzurri di Maurizio Sarri, è nato a L'Aquila, alla fine del 2014. Ecco il testo originale dei tifosi abruzzesi.

Il cuore mi batteva non chiedermi perché..
di tempo ne e passato ma sono ancora qua
e oggi come allora io tifo L’Aquila…
ale ale ale sei tutto tu x me..

un giorno all’improvviso mi innamorai di te
il cuore mi batteva non chiedermi perché
di tempo ne è passato ma sono ancora qua
e oggi come allora io tifo L’Aquila

  • Un giorno all'improvviso cantata dai tifosi de L'Aquila.

2. Vincitrice al Festivalbar: la canzone originale

La melodia è quella di L'estate sta finendo, tormentone cantato dai Righeira nell'estate del 1985: «L'estate sta finendo e un anno se ne va, sto diventando grande: lo sai che non mi va». Il brano fu un successo straordinario, conquistò la vittoria al Festivalbar e il primo posto nelle classifiche, risultando il nono singolo più venduto dell'anno.

3. Stefano Righi: un autore juventino

Autore del brano originale è Johnson Righeira, nome d'arte di Stefano Righi, torinese e juventino: «Devo purtroppo dare una brutta notizia ai napoletani», ha detto scherzando in un'intervista a Sky, «la canzone che state intonando è stata composta tanti anni fa dal sottoscritto. Io, che sono Juventino! A parte gli scherzi, sono contento e commosso di sentirvi cantare tutti insieme. Vi auguro ogni fortuna, ma per lo Scudetto ne parliamo a fine campionato». Sincero o scaramantico?

4. A Genova il controcanto. A Napoli la consacrazione coi tamburi

Trent'anni dopo quelle note sono tornate prepotentemente invadendo gli stadi d'Italia, partendo dalla Lega Pro e arrivando in Serie A. Prima nella curva della Juventus, poi in quella del Genoa, infine a Napoli. Con piccole variazioni di testo e arrangiamento. Se i tifosi del Ferraris lo intonano con un controcanto che duplica ogni verso, al San Paolo il ritmo è segnato da un tamburo.



  • La versione genoana di Un giorno all'improvviso.

  • La versione napoletana di Un giorno all'improvviso.


5. Non solo calcio: dedicato alla città di Napoli

Naturalmente le parole dell'ultimo verso devono essere cambiate a seconda della squadra che si tifa. E così si deve trovare il modo per fare rima. Per i tifosi del Genoa non è stato un problema. Quelli della Juventus hanno risolto con un «della Juve siamo ultrà». A Napoli hanno fatto di più: «E oggi come allora difendo la città». Al centro non c'è più solo la squadra, ma tutta Napoli, spesso bersaglio di cori offensivi da parte delle altre curve.

6. La versione romanista: ennesimo insulto a Napoli

Ed è a questa categoria che appartiene la versione romanista del coro. Non un incitamento alla propria squadra, ma un insulto a Napoli e ai napoletani in cui si auspica un'eruzione del Vesuvio e un'epidemia che colpisca la città e i suoi abitanti. Tanto per cambiare.

  • Per i tifosi della Roma Un giorno all'improvviso diventa un insulto a Napoli.

7. Un abbraccio collettivo: anche i giocatori lo cantano

A Napoli, però, non si sono fermati. Continuano a cantarlo e si godono il primato in classifica. Nella prima giornata di ritorno, contro il Sassuolo, il coro è partito a cinque minuti dal termine, sul 2-1 e con la gara ancora aperta. Segno di fiducia e affetto verso una squadra che ricambia, e alla fine di ogni partita si unisce alla Curva per cantare le stesse parole.
Un'abitudine che non piace a Zvonimir Boban, ex centrocampista del Milan e commentatore di Sky Sport. «Questi festeggiamenti sotto la curva sono esagerati», ha detto Boban, «per me si perde di vista l’obiettivo».
A rispondergli ci ha pensato Pepe Reina, portiere e leader carismatico del Napoli: «L’unione tra la squadra e il pubblico è fondamentale in qualsiasi piazza. Siamo felici di festeggiare sotto la curva dopo ogni partita».

  • I giocatori del Napoli sotto la Curva B dopo la vittoria col Sassuolo.


8. La novità soppianta la tradizione: a Napoli è polemica

Boban non è stato l'unico a non gradire il coro. Polemiche sono arrivate anche dall'ambiente partenopeo, sollevate dal sito Il Napolista, che ha messo in evidenza il conformismo delle curve italiane: «Il fenomeno ultras è anche contraddistinto da una forte omologazione». Secondo gli opinionisti del portale web, non è giusto che la curva B del San Paolo abbia soppiantato canti della tradizione napoletana come 'O surdato nnammurato con una canzone scritta da uno juventino.

9. Da Seven nation army al Poznan: gli altri casi simili

Il successo trasversale di Un giorno all'improvviso è l'ennesima dimostrazione di come il tifo sia contagioso e i cori si diffondano da uno stadio all'altro, di città in città. Tutti ricordiamo Seven nation army (Popopopopopopo) come la colonna sonora dell'Italia che ha vinto i Mondiali, e ancora oggi capita di sentirla in qualche stadio o palazzetto dello sport. Ma prima di essere appiccicata agli Azzurri, quella canzone era intonata dalla Curva Sud della Roma, che a sua volta l'aveva sentita e 'copiata' dai tifosi belgi del Club Brugge, che l'avevano fatta loro tre anni prima, nel 2003, durante una partita di Champions League vinta per 1-0 contro il Milan a San Siro.
Nel 2011, dopo un gol di Adam Johnson contro il Sunderland, i tifosi del Manchester City si girarono dando le spalle al campo, si abbracciarono l'uno con l'altro e cominciarono a saltare: quell'esultanza l'avevano vista fare dai fan polacchi del Lech Poznan, e si sarebbe poi diffusa in altri stadi europei.
Sostenito di Celtic Glasgow e Liverpool, invece, si litigano la paternità del coro più celebre (e per molti più bello) del mondo: You'll never walk alone.

  • Tifosi di Celtic e Liverpool intonano insieme You'll never walk alone, inno di entrambe le squadre.

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