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PREGIUDIZI 20 Gennaio Gen 2016 1840 20 gennaio 2016

Calcio e omofobia, la storia di Justin Fashanu

Il coming out nel 1990. Il suicidio nel 1998. Dopo 18 anni da paria. Storia del primo gay del calcio.

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Justin Fashanu con la maglia del Norwich.

Cose di campo. Così Maurizio Sarri ha derubricato il suo «frocio» rivolto a Roberto Mancini. L'omofobia, in realtà, è un problema serio nel mondo del calcio da almeno 35 anni, da quando Brian Clough chiamò «fottuto finocchio» Justin Fashanu, uno che per questo genere di «cose di campo» si sarebbe tolto la vita nel 1998, a 37 anni.
Nato a Londra, figlio di un avvocato nigeriano, dopo il divorzio dei genitori e un periodo in una casa alloggio, Fashanu fu adottato col fratello John da Alf e Betty Jackson.
I GOL AL NORWICH E LA CHIAMATA DI CLOUGH. Le sue doti di attaccante furono chiare fin dal debutto a 18 anni con la maglia del Norwich, con cui mise a segno 35 gol in 90 partite.
Fu Clough a chiamarlo nel suo Nottingham Forest, rendendolo il primo giocatore nero valutato 1 milione di sterline nella storia del calcio britannico. Fu un colpo di fulmine, quello di Clough, che si spense dopo appena una stagione. Più della deludente media di tre gol in 32 partite, però, poterono le frequentazioni di Justin, spesso sorpreso in qualche locale gay.
Nella sua autobiografia pubblicata nel 2007, Clough ha raccontato un dialogo avuto col giocatore:
«Dove vai se vuoi una pagnotta?»
«Da un fornaio, immagino»
«Dove vai se vuoi un cosciotto d'agnello?»
«Da un macellaio»
«Allora perché continui ad andare in quei cazzo di locali per froci?».
CARRIERA IN CRISI A 21 ANNI. A 21 anni la carriera di Fashanu aveva già iniziato la sua parabola discendente. Dopo un rapido passaggio nel Southampton, l'attaccante giocò tre stagioni al Notts County (segnando 20 gol) e retrocedendo in Second division alla fine della stagione 1983-84. Non avrebbe più rivisto il massimo campionato inglese, vestendo per quattro partite (equamente divise) le maglie di due club gloriosi ma decaduti come Manchester City e West Ham, e girando il mondo tra Los Angeles, Admonton, Toronto e Atlanta.
Nel 1990 decise di uscire allo scoperto, trasformando in certezza quelle voci che gli erano costate la carriera. Fashanu fu il primo calciatore a dichiararsi omosessuale, e il suo coming out fece scalpore.
Justin fu lasciato solo da tutti, dal mondo del calcio e dalla comunità nera, che lo definì «un affronto» e «un danno di immagine», «patetico e imperdonabile». Lui entrò in una spirale depressiva e le sue prestazioni sul campo peggiorarono ulteriormente.

  • Il documentario della Bbc su Fashanu.

Nel 1998, quando ormai aveva smesso di giocare da un anno diventando allenatore del club americano Maryland Mania, Fashanu fu accusato di violenza sessuale da Ashton Woods, un ragazzo statunitense di 17 anni che lo accusò di averlo narcotizzato per poter abusare di lui.
Woods dichiarò di essersi svegliato nel letto dell'ex giocatore proprio mentre questo praticava sesso orale con lui dopo una sera passata a bere birra e fumare marijuana.
IL SUICIDIO DOPO LE ACCUSE. Interrogato dalla polizia, Fashanu si mostrò collaborativo. Poi tornò a casa, fece le valigie e lasciò gli Stati Uniti. Gli agenti che si recarono a casa sua il 3 aprile 1998 per eseguire il test del Dna la trovarono vuota. Era tornato in Inghilterra per provare a organizzare una difesa, ma nessuno era disposto ad aiutarlo.
Un mese dopo, il 3 maggio, il suo corpo fu trovato impiccato in un garage di Shoreditch, Londra, in cui si era introdotto durante la notte forzando la serratura. Dopo aver passato le sue ultime ore di vita in una sauna gay della zona, aveva scritto un biglietto in cui professava la sua innocenza:
«Desidero dichiarare che non ho mai e poi mai stuprato quel giovane. Sì, abbiamo avuto un rapporto basato sul consenso reciproco, dopodiché la mattina lui mi ha chiesto denaro. Quando io ho risposto 'no', mi ha detto: 'Aspetta e vedrai'. Sperò che il Gesù che amo mi accolga: troverò la pace, infine».
NESSUNA PROVA CONTRO DI LUI. L'inchiesta fu archiviata per mancanza di prove, senza che venissero mai effettuati gli esami tossicologici su Woods, senza che fosse mai stato spiccato un mandato di cattura contro Fashanu.
Oggi Fashanu è un'icona gay, è stato inserito al 99esimo posto nella classifica dei Top 500 tra gli eroi omosessuali redatta da The Pink paper il 26 settembre 1997.
Ma al fratello John sono rimasti solo rimorsi e sensi di colpa. «Dopo il suo coming out non ho più parlato con lui, eravamo molto vicini un tempo, poi è finito tutto», ha raccontato in un'intervista in cui dichiarò di aver dato 75 mila sterline al fratello perché non rivelasse la sua omosessualità. «Lo feci per proteggere lui e tutta la famiglia. L'ho pregato, minacciato, ho fatto tutto il possibile per fermarlo. Gli riconosco il merito di aver avuto coraggio, ma il suo coming out ha causato confusione e astio nei confronti suoi, miei e di tutta la famiglia.
Adesso la pensa diversamente: «Le cose sono cambiate e voglio che sia molto chiaro: mi sbagliavo, la mia fu ignoranza», ma le conseguenze della vicenda restano e non si possono cancellare: ha perso un fratello, a cui non potrà mai chiedere scusa, e una madre «morta per lo stress».
Perché l'omofobia e i pregiudizi non sono solo «cose di campo», e possono persino uccidere.

Twitter @GabrieleLippi1

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