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POLEMICA 20 Gennaio Gen 2016 1100 20 gennaio 2016

Omofobia nel calcio, i casi più eclatanti

Sarri che dà del «frocio» a Mancini. Tavecchio e Belloli contro gay e lesbiche. Dessena insultato per essersi schierato con la comunità Lgbt. Lo sport più amato del Paese non brilla per tolleranza. Ma alla radice c'è un problema politico e di formazione.

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Lo scontro verbale tra Sarri e Mancini.

Mentre in parlamento si litiga sulle unioni civili, uno degli specchi del Paese anche in fatto di diritti resta il mondo del calcio. Sui campi gli insulti e le provocazioni non si contano.
L'ultimo a finire nella bufera è stato l'allenatore del Napoli Maurizio Sarri, che ha dato del «frocio» e «finocchio» al collega interista Roberto Mancini al termine della sfida di Coppa Italia del 19 gennaio.
MANCINI: «VIA DAL CALCIO». «È un razzista, ha 60 anni, si deve vergognare», ha accusato Mancini. «Non dovrebbe stare nel calcio, altrimenti non cresceremo mai. Uno così in Inghilterra non lo farebbero allenare più».
Sarri, dal canto suo, ha minimizzato: «È un litigio di campo, lì doveva rimanere. Non ricordo cosa ho detto, gli ho chiesto scusa. Mi dispiace per aver offeso gli omosessuali, la mia storia personale dice che non sono omofobo».
IL PRECEDENTE DI SARRI. Peccato che il tecnico del Napoli abbia un precedente. Quando allenava l'Empoli reagì così a una sconfitta contro il Varese in serie B il 25 marzo 2014: «Il calcio è diventato uno sport per froci. Abbiamo subito il doppio dei falli, ma abbiamo avuto più gialli noi. È uno sport di contatto e in Italia si fischia molto di più che in Inghilterra con interpretazioni da omosessuali».
Sarri allora venne multato dal giudice sportivo, ma per aver insultato i tifosi della squadra avversaria e non per le dichiarazioni in questione. Ora però, dopo gli insulti a Mancini, una squalifica sembra più che probabile.

Da Tavecchio a Belloli, gli attacchi a gay e lesbiche

Il presidente della Figc, Carlo Tavecchio.

Quello di Sarri è solo l'ultimo caso di una lunga lista di espressioni omofobe o razziste nel calcio da parte di chi dovrebbe ricoprire un ruolo di 'guida' e dare l'esempio.
Il presidente della Figc Carlo Tavecchio ha fatto scuola con le sue frasi sui calciatori neri «mangiabanane», le donne «handicappate» nello sport, gli «ebreacci» e gli omosessuali da «tenere lontani».
Difficile dimenticare anche le parole dell'ex presidente della Lega Nazionale Dilettanti, Felice Belloli, a proposito del calcio femminile: «Basta, non si può sempre parlare di dare soldi a queste quattro lesbiche».
LA GAFFE DI CASSANO. A scatenare un putiferio sul tema dell'omofobia nel corso degli Europei di calcio del 2012 fu, invece, lo scivolone di Antonio Cassano che a domanda precisa sulle possibile presenza di giocatori gay in Nazionale rispose: «Froci in azzurro? Spero di no, e comunque sono problemi loro».
LIPPI: «MEGLIO NON DIRLO». Restando in azzurro, a parlare di omosessualità nella Nazionale italiana era stato anche il ct campione del mondo Marcello Lippi, che all'epoca del suo secondo mandato disse di non aver mai incontrato giocatori gay in 40 anni di calcio e aggiunse che ove mai l'avesse fatto, il consiglio sarebbe stato di non dirlo.
MOGGI CONTRO I GAY. Andando più indietro nel tempo fece scalpore quanto detto dall'ex direttore generale della Juventus Luciano Moggi che dichiarò che non avrebbe mai acquistato per una sua squadra un giocatore omosessuale. «Un gay non può fare il mestiere del calciatore», disse.

Dessena insultato per i lacci arcobaleno delle scarpe

I lacci colorati delle scarpe di Dessena.

Sul fronte opposto il calciatore Daniele Dessena nel 2014 aveva provato a dare un segnale coi lacci arcobaleno delle sue scarpe, simbolo della lotta contro l'omofobia.
Ma la risposta che aveva ricevuto dai tifosi sul web era stata una valanga di insulti e intimidazioni, a cui Dessena aveva replicato: «Ignoranti, abbiate rispetto delle scelte delle persone».
SOS RAZZISMO: «ITALIA IN RITARDO CULTURALE». L'associazione Sos razzismo ha sottolineato a Lettera43.it «il ritardo culturale» dell'Italia, dove la discriminazione e l'omofobia sono «radicate» da decenni e «manca un adeguamento normativo» su questi temi così attuali e importanti. Tutto ciò si ripercuote nel calcio, lo sport più popolare del Paese.
Per cambiare le cose, secondo Sos razzismo, «servono leggi più efficaci e una riforma della scuola» che abbia al centro questi problemi.
IL CORAGGIO DI ROBBIE ROGERS. E forse serve anche più coraggio da parte degli atleti gay nel fare coming out e denunciare le discriminazioni, come ha fatto il calciatore americano Robbie Rogers.
Nel 2013 Rogers dichiarò la sua omosessualità annunciando contemporaneamente il ritiro dall'attività agonistica, ma alcuni mesi dopo decise di tornare in campo vestendo la maglia dei Los Angeles Galaxy.
In vista delle prossime due Coppe del mondo, che si terranno in Paesi non proprio noti per la loro tolleranza come Russia e Qatar, un segnale forte potrebbe evitare - o quantomeno scoraggiare - il ripetersi di nuovi, spiacevoli episodi.


Twitter @gperrone86

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