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CALCIO 26 Gennaio Gen 2016 1638 26 gennaio 2016

Calcio, l'operazione Fuorigioco e il ruolo degli agenti

La nuova inchiesta sul calcio smaschera gli agenti. Che dovrebbero tutelare gli atleti. Ma agiscono da broker. Prendendo soldi dai club. E falsando il mercato.

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Ci sono dentro i vertici di quasi tutti i club di Serie A e molti dei club di B, una folta squadra di calciatori e un gruppo di procuratori, molti dei quali non nuovi alle attenzioni degli inquirenti.
Tutti quanti interessati da un’operazione - denominata 'Fuorigioco' - che ha registrato perquisizioni e sequestri, nel quadro di un’indagine condotta dalla procura di Napoli e mossa da sospetti di evasione fiscale e false fatturazioni.
E guardando a una precedente operazione portata avanti dagli stessi pm partenopei con l’ausilio delle Fiamme Gialle, il 25 giugno 2013, viene da pensare che si sia in presenza di una vicenda investigativa di lungo corso.

BROKER DI AFFARI CALCISTICI. Il meccanismo su cui si indaga sarebbe quello per cui le società di calcio pagano agli agenti alcune prestazioni che dovrebbero in realtà essere pagate dai calciatori.
E se questo è il centro dell’inchiesta, finalmente le autorità investigative vanno a toccare il vero nervo scoperto dell’economia grigia del calcio globale: il ruolo promiscuo degli agenti, soprattutto quelli che grazie alla loro forza oligopolistica sono in grado di condizionare il calciomercato e il destino di intere stagioni agonistiche.
Il motivo della promiscuità e i suoi devastanti effetti sono evidenti. In linea di principio, l’agente di un calciatore dovrebbe entrare nella trattativa con la società in quanto rappresentante del suo assistito, e dunque essere controparte dei dirigenti con cui tratta.
Invece, la realtà dei fatti è completamente diversa. Sempre più spesso gli agenti sono meri broker di affari calcistici.
MEDIATORI TRA I CLUB. Continuano a rappresentare i calciatori della loro scuderia, ma quasi mai sono in relazione conflittuale con le società. Anzi, va a finire che ne diventano consulenti di mercato, in modo più o meno occulto.
Promuovono i loro assistiti ma fanno anche da mediatori fra i club percependo commissioni da entrambe le parti, e costituiscono cordate che hanno dato al mercato dei calciatori una struttura feudale, l’esatto contrario della libera concorrenza.
Il che ha anche delle conseguenze nefaste sul mercato del lavoro dei calciatori: perché quelli tutelati dalle cordate giuste rimediano sempre e comunque un ingaggio, e invece altri che in termini di talento sarebbero più meritevoli stentano a trovare un ingaggio o devono scendere nelle categorie inferiori.
UNA PROMISCUITÀ TOSSICA. In questo contesto, il fatto che le società - e non i calciatori - paghino agli agenti suddette prestazioni è il suggello di una promiscuità tossica. Una cosa che dovrebbe essere vietata per regolamento.
E invece no, si continua a fare come se tutti i costi di transazione dovessero toccare ai club che acquistano o vendono un calciatore o gli rinnovano il contratto, e in quei costi vengono fatte rientrare anche consulenze e intermediazioni il cui peso spetterebbe alla controparte in trattativa.
So di agenti che hanno perso i loro assistiti perché volevano continuare a essere pagati da loro. E i calciatori li hanno mollati perché non volevano pagare di tasca loro una consulenza che il club si offriva gentilmente di finanziare. Questi agenti pretendevano di essere corretti, e hanno pagato le conseguenze.
UNA PRASSI CHE VA STRONCATA. Se davvero la Federcalcio e le leghe vogliono fare qualcosa di rivoluzionario, trovino il modo di stroncare questa prassi.
E vadano oltre, rendendo pubblici tutti i contratti di compravendita di calciatori o di rinnovo: mettendo a disposizione del pubblico le informazioni sulle cifre reali per le prestazioni agonistiche, quelle sui fantomatici “diritti d’immagine”, le percentuali destinate ad agenti e intermediari, e soprattutto la destinazione dei pagamenti: Italia o estero?
Questa sì che sarebbe una riforma.

P.s. Gira e rigira, torna sempre in ballo la famiglia Moggi. Oggi tocca al figlio Alessandro, già interessato dal blitz del 25 giugno 2013.
Giusto per ricordare che la struttura di potere parallelo del calcio italiano non è mai stata scalfita.
Tre domeniche addietro, nel corso della
Domenica Sportiva, si è assistito a una scena da Calciopoli Reloaded: Ciro Venerato (giornalista di RaiSport finito nelle carte dello scandalo: la sua posizione è stata archiviata nel 2007, ndr) che intervistava Alessandro Moggi. Da adesso in avanti i dirigenti della tivù di Stato farebbero bene a stare un po’ più accorti, ché il revisionismo è un’arma pericolosissima.

Twitter @Pippoevai

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