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CALCIO 11 Febbraio Feb 2016 0824 11 febbraio 2016

Juventus e Napoli, bilanci a confronto: le big sono lontane

Juventus e Napoli primeggiano in Serie A. Grazie a modelli gestionali vincenti. Ma il gap con le europee è ampio: alla base la fragilità strutturale dei nostri club. 

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L'attaccante del Napoli José María Callejón tra gli juventini Patrice Evra e Paulo Dybala.

Sarà una settimana di sfinimento.
Sabato sera si giocherà la sfida scudetto fra Juventus e Napoli, e già il rumore mediatico ha sommerso ogni altro motivo calcistico minacciando di ridurre l’informazione sportiva a monoscopio.
SCONTRO AL VERTICE. La rincorsa è partita già durante lo scorso fine settimana, quando ancora bianconeri e azzurri avevano da disputare gli incontri contro Frosinone e Carpi.
Come se le gare contro penultima e terzultima fossero soltanto formalità, e non lo sono state.
Ma adesso che ci si trova a pieno titolo nella vigilia dello scontro al vertice, bisogna chiedersi come mai dall’inizio dell’anno solare 2016 queste due squadre abbiano ammazzato un campionato che fino alla pausa natalizia pareva dovesse essere il più equilibrato dell’ultimo quindicennio.
UN PRIMATO CHE NASCE DA LONTANO. Si scopre così che il primato è motivato non soltanto dal superiore valore tecnico rispetto alle concorrenti, ma anche da profili aziendali capaci di mescolare investimenti sul mercato e equilibri economico-finanziari.
In questo, sia pure attraverso percorsi diversi, Juventus e Napoli rispecchiano pregi e difetti del calcio italiano nella fase attuale: un movimento che si è lasciato alle spalle la fase della grandezza senza riuscire a patrimonializzarla, e che adesso stenta a recuperare competitività internazionale nonostante ogni sforzo.

La Juventus: bilancio florido anche grazie allo stadio di proprietà

Andrea Agnelli, presidente della Juventus.

Sul piano degli equilibri economico-finanziari, la Juventus e il Napoli sono due casi rari nel panorama del calcio italiano.
Della Juventus si può dire che sia al momento l’unico club realmente competitivo a livello internazionale, sotto ogni profilo: sportivo, economico-finanziario, patrimoniale.
DUE MESI DI HANDICAP. L’essere il primo club d’alto livello dotato di uno stadio di proprietà (lasciamo perdere l’antesignano e sfortunato caso della Reggiana e del suo Stadio Giglio) ha contribuito in misura decisiva all’instaurazione di un circolo virtuoso, grazie al quale la società bianconera ha edificato un vantaggio competitivo che rischia di ammazzare per anni la concorrenza.
In questo senso, se la squadra torinese riuscisse a vincere il quinto scudetto consecutivo metterebbe una pietra tombale sulla credibilità della serie A. Perché in questa stagione la Juventus si è “concessa” due mesi di handicap, e dopo la sconfitta sul campo del Sassuolo alla decima giornata (era il 28 ottobre) era a 11 punti di distacco dalla Roma capolista, oltreché a nove da Fiorentina, Inter e Napoli, e persino a quattro dal Milan.
RICAVI IN CRESCITA DEL 97%. In poco più di tre mesi il panorama è completamente rovesciato: la Juventus ha ripreso sette punti al Napoli, 17 alla Fiorentina, 18 all’Inter e al Milan, e addirittura 23 alla Roma.
E intanto vanta un bilancio floridissimo. I conti del primo trimestre 2015-16, presentati a novembre, parlano di una crescita del 97% dei ricavi (da 53,3 a 105 milioni) e di un utile netto di 16,8 milioni, che spicca rispetto al dato dell’anno precedente quando invece, per lo stesso periodo contabile, veniva segnata una perdita di 28,6 milioni.

Il Napoli: striscia di nove attivi consecutivi, poi il rosso di 13 milioni

Il sindaco di Napoli Luigi de Magistris e il presidente del Napoli calcio Aurelio De Laurentiis allo stadio San Paolo.

Nel confronto con la società bianconera, la situazione del Napoli è meno solida.
Il club non possiede lo stadio in cui gioca le gare casalinghe, e anzi di recente il presidente e patron Aurelio De Laurentiis ha definito «un cesso» il San Paolo.
IL PESO DELLA CHAMPIONS. Inoltre, il bilancio chiuso in data 30 giugno 2015 ha fatto registrare un rosso di 13,1 milioni di euro. Ma quest’ultimo dato, pur indiscutibilmente negativo, va contestualizzato.
Perché giunge a un anno di distanza rispetto al momento in cui, viceversa, i conti avevano fatto segnare il miglior bilancio della storia, al culmine di una serie di nove attivi consecutivi: ricavi per 240 milioni, sia pure legati anche a entrate straordinarie.
A pesare, su questa performance in controtendenza, la mancata partecipazione alla Champions League 2014-15. Cosa che una volta di più dà idea di quale sia la fragilità strutturale dei nostri club, anche quelli più virtuosi.
LA DISTANZA DAI BIG EUROPEI. Dunque, Juventus e Napoli primeggiano anche in termini gestionali. Ma ciò non fa sì che possano reggere adeguatamente il confronto coi club di maggiore taglia internazionale.
A testimoniarlo sono le analisi comparative condotte dalle società specializzate. Su tutte, il rapporto Football Money League elaborato ogni anno da Deloitte e dedicato all’analisi dei fatturati.
Nell’edizione pubblicata un mese fa, relativa alla stagione 2014-15, la Juventus si piazza al decimo posto con 323,9 milioni. A distanza siderale dal Real Madrid che si conferma da anni al primo posto (577 milioni), ma parecchio staccata anche dalla nona classificata (il Liverpool, che ha fatturato 391,8 milioni).
Per ritrovare la seconda italiana bisogna scendere al quattordicesimo posto (il Milan con 199,1 milioni). Il Napoli non rientra fra le prime 20, cosa che invece era accaduta l’anno precedente (16esimo posto con 164,8 milioni di fatturato).

Il salary gap: le italiane non reggono il confronto con Psg e compagnia

Nasser Al-Khelaifi, proprietario del Paris Saint-Germain.

Dati ancora più impietosi derivano dal rapporto Global Sports Salary Survey 2015, pubblicato dal gruppo Sporting Intelligence.
Si tratta di uno studio sui livelli salariali medi pagati dai club delle principali leghe nazionali delle discipline di squadra: dal calcio al cricket, dal football americano al basket, fino al baseball e all’hockey su ghiaccio. Ebbene, da questo studio emergono due verità nette.
ANCHE LE LEGHE USA SONO STACCATE. La prima: il calcio europeo del Big Money straccia pure le leghe professionistiche nordamericane. Nella lista dei primi 10 club (capeggiata dal Paris Saint-Germain, che paga un salario medio di 9.083.993 dollari annui, che al mese fanno 174.692 dollari), se ne trovano soltanto due provenienti dalle leghe professionistiche Usa: i Los Angeles Dodgers al sesto posto e i New York Yankees al nono, entrambi affiliati alla Major League Baseball.
Bisogna scendere all’11esimo posto per trovare la prima franchigia Nna: i Brooklyn Nets.
La seconda verità: a dispetto di ogni discorso sul salary cap (tetto salariale), nel calcio europeo si è affermato un devastante salary gap (dislivello salariale).
JUVE 24ESIMA, NAPOLI 79ESIMO Per trovare la prima italiana in questa classifica ci si deve spingere al 24esimo posto. Lì c’è la Juventus, che fra l’altro perde sei posizioni rispetto all’anno precedente: il salario medio bianconero della scorsa stagione è stato di 4.901.757 dollari annui, che al mese fanno 94.265.
Il Napoli è 79esimo, in risalita rispetto alla 90esima piazza dell’anno precedente, con un salario medio di 3.149.319 dollari annui (60.564 mensili).
Cifre che segnano uno scarto esorbitante del nostro calcio rispetto a quello dell’élite europea. E che una volta di più raccontano come, al di là di come finirà la gara di sabato, sarà molto lunga la strada da fare per recuperare la grandezza perduta.

Twitter @Pippoevai

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