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ANALISI 12 Febbraio Feb 2016 0913 12 febbraio 2016

Tessera del tifoso, i numeri di un fallimento

Juve-Napoli vietata ai tifosi azzurri: un altro flop per la tessera voluta da Maroni. In sei anni gli spettatori sono diminuiti del 20%. E le violenze non si arrestano.

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Gonzalo Higuain e Paulo Dybala.

Centinaia di Paesi collegati da tutto il mondo per trasmettere l'evento in diretta.
Juventus e Napoli si apprestano a dar battaglia nel match dell'anno, in programma sabato 13 febbraio allo Stadium di Torino.
Un impianto che farà registrare il tutto esaurito per la sfida destinata a imprimere, in un senso o nell'altro, una svolta alla corsa scudetto.
Un grande spot per il calcio italiano, non fosse per l'assenza della tifoseria ospite, ancora una volta costretta alla rinuncia dalla decisione del prefetto di Torino Salvatore Longo, nel timore che gli incidenti tra supporter possano rovinare la partita più importante della stagione.
ALL'ANDATA PROVVEDIMENTO ANALOGO. Il settore tradizionalmente riservato alla tifoseria avversaria, così, sarà occupato dai ragazzi delle giovanili bianconere.
Non ci sarebbe nemmeno da stupirsi, ricordando come un analogo provvedimento sia già stato preso alla vigilia dell'incontro d'andata, conclusosi per la cronaca con la vittoria dei partenopei per 2-1, lo scorso 26 settembre.
E invece occorre sottolineare come ancora una volta la resa incondizionata delle autorità abbia impedito a migliaia di appassionati, pur dotati di tessera del tifoso, di seguire la propria squadra in trasferta.
TESSERA DEL TIFOSO INUTILE. Una decisione che sa di pietra tombale sulla reale efficacia della tanto vituperata carta introdotta dalla circolare ministeriale firmata Roberto Maroni nel lontano 2009.
Già, perché ormai non si contano più le situazioni in cui il divieto non fa eccezioni di sorta e i possessori della tessera, che nelle intenzioni del progetto avrebbero dovuto costiture una tifoseria al di sopra di ogni sospetto, vengono accomunati a quelli che ne sono privi e costretti a seguire il match in televisione.
Sorte che, in questo caso, toccherà a tutti i residenti in Campania, dopo il recepimento del prefetto piemontese delle indicazioni dell'Osservatorio sulle manifestazioni sportive, secondo cui ci sarebbe troppa tensione tra le tifoserie che potrebbe sfociare in minaccia alla sicurezza pubblica.
UNA PAR CONDICIO USCITA MALE. All'andata il settore ospiti del San Paolo rimase chiuso anche per le condizioni precarie dell'impianto ma, ci si chiede a Napoli, come mai succede la stessa cosa in una struttura all'avanguardia come lo Juventus Stadium?
In parte si è voluto utilizzare lo stesso metro di giudizio di Napoli-Juventus, come a non scontentare nessuna delle parti, in una sorta di par condicio uscita male.
Anche se non vanno dimenticati i danni riportati al settore ospiti dell'impianto torinese nelle trasferte napoletane recenti, con rotture di lavandini e sanitari nei bagni.

I biglietti riservati agli ospiti sarbbero stati poco più di 2 mila

Lo Juventus Stadium.

Il concetto di reciprocità, a ogni buon conto, è più una foglia di fico che una solida motivazione: i biglietti riservati agli ospiti sarebbero stati poco più di 2 mila, destinati soltanto ai possessori della tessera che, vale la pena ricordarlo, viene rilasciata dalle società su autorizzazione della questura solo a chi risponde a un preciso codice etico.
Esclusi dunque i Daspo in corso e i condannati per reati da stadio negli ultimi cinque anni.
La realtà, come è evidente dalla somma di episodi accumulati negli ultimi mesi, è invece un’altra.
NIENTE TIFOSI, NIENTE INCIDENTI. Il Viminale ha deciso di affrontare la questione sicurezza negli stadi nel modo più semplice: cancellando cioè i tifosi dagli spalti. Meno tifosi, meno incidenti. Pazienza se lo spettacolo di uno stadio vuoto è avvilente. E pazienza pure se siamo l’unico Paese ad aver scelto questa strada.
Viene da chiedersi allora quali siano stati i reali risultati conseguiti della tessera del tifoso, ammesso che ce ne siano stati. Ricordando anche il fiume di proteste col quale la maggior parte delle tifoserie organizzate accolse un'iniziativa che molti assimilarono a un tentativo dei club di lucrare sul tifo, visto l'utilizzo di carte di credito di durata pluriennale per il rilascio della tessera.
A sei anni dall'introduzione, in ogni caso, sembrano essere più gli effetti negativi di quelli positivi.
DA 25 A 21 MILA SPETTATORI DI MEDIA. La stagione 2009-2010, l’ultima nella quale ci si poteva abbonare a una squadra di Serie A senza avere la tessera del tifoso, aveva visto oltre 25 mila spettatori di media a incontro.
Oggi la media è di 21 mila circa: una diminuzione di quasi il 20%.
Si dirà, la tessera è servita almeno ad alleviare il fenomeno della violenza negli stadi.
Neanche per sogno, come certificato dal rapporto annuale dell’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive divulgato lo scorso mese di dicembre.

Quasi 77 mila agenti negli stadi. E il numero di quelli feriti aumenta

Il capo della Polizia Alessandro Pansa.

La stagione 2014-15, nello specifico, ha presentato «un trend negativo», come sottolineato dal capo della Polizia Alessandro Pansa: «Rispetto all'anno precedente è aumentato il numero di feriti sia tra le forze dell'ordine che tra gli steward, a fronte di un massiccio dispiego di forze dell'ordine» - quasi 77 mila agenti in serie A.
Fortunatamente, diverso sembra essere invece l'inizio della stagione in corso (2015/2016), «ove si riscontra un bilancio positivo e un calo dei feriti».
MARONI SMENTITO DAI FATTI. Complessivamente, tuttavia, il trend degli ultimi anni parla di un aumento della violenza negli stadi italiani, in particolare nelle serie inferiori, mentre diminuiscono le situazioni critiche nelle zone esterne agli impianti e cala leggermente il numero dei Daspo.
E pensare che Maroni aveva assicurato: «La tessera del tifoso? È uno strumento valido per tenere fuori dallo stadio i violenti».
Alla luce di questi dati è giusto arrivare a oscurare la partita dell'anno? Per Maurizio Beretta, presidente Lega Serie A, «il calcio ha fatto e continuerà a fare tutto quello che è nelle sue possibilità per promuovere una cultura di valori sportivi. Noi ci sentiamo danneggiati, ma se capitassero episodi di violenza ci sentiremmo danneggiati ancora di più. Non è giusto scegliere il male minore, bisogna lavorare per far crescere una cultura positiva, ma anche aiutare chi gestisce la sicurezza a fare le scelte giuste».
IL PRECEDENTE CON LA LAZIO. Lo scorso 3 febbraio, di fronte a un analogo provvedimento, un gruppo di tifosi azzurri era riuscitp ad assistere alla partita contro la Lazio, che pure era stata vietata.
In occasione del match dell'Olimpico, i supporter possessori della tessera del tifoso avevano infatti acquistato singolarmente i biglietti, arrivando a un gruppo di oltre 1.000, e per garantire la loro sicurezza erano stati posti nel settore ospiti.
«Sono anni», ha spiegato uno di loro, «che portiamo avanti questa battaglia. Abbiamo la tessera del tifoso, ma poi vengono vietate le trasferte, che senso ha? Quest'anno ho pagato 31 euro tra il costo del rinnovo e le spese accessorie. Forse dovremmo chiederne il rimborso».


Twitter @LorenzoMantell

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