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INTERVISTA 25 Febbraio Feb 2016 1300 25 febbraio 2016

Jennings: «Fifa mafiosa, candidati barzelletta»

La corruzione «c'è dal 1974». E chi si propone dopo Blatter «fa ridere». Jennings, il giornalista che ha scoperchiato lo scandalo: «Il calcio è come Cosa nostra».

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Nel 2002, durante una conferenza stampa, si alzò in piedi e si rivolse al presidente della Fifa: «Ha mai preso una tangente?».
Andrew Jennings non ricevette risposta da Sepp Blatter.
In compenso si è guadagnato un'espulsione dagli eventi organizzati dall'organo che governa il calcio mondiale.
Lui, però, da scozzese testardo, non si è dato per vinto, e la verità ha cominciato a cercarsela da solo, mettendo le mani su documenti sempre più scottanti e trovando fonti tra i dirigenti onesti e stufi del marciume con cui avevano a che fare.
TRE LIBRI SUL TEMA. Ci ha scritto anche tre libri.
I primi due, I padroni del calcio e Omertà, sono già usciti, pubblicati in Italia da Piemme e Rizzoli.
La pubblicazione del terzo, The dirty game: uncovering the scandal at Fifa, è prevista per il 19 maggio 2016, nel Regno Unito.
Jennigs, giornalista della Bbc che negli anni ha realizzato video-inchieste spaziando dalla mafia italiana alla corruzione nello sport, è l'uomo che ha consegnato al Fbi le prove necessarie a inchiodare Chuck Blazer, ex segretario generale della Concacaf (Confederazione calcistica del Nord, Centro America e Caraibi), membro del comitato esecutivo della Fifa, vice presidente della federcalcio statunitense.
Ma soprattutto grande corrotto reo confesso che viveva nel lusso di un appartamento ai piani alti del Rockfeller Center grazie alle laute prebende esentasse e ai rimborsi spese che riusciva a ottenere dal governo mondiale del pallone.
«ANCORA TANTO DA FARE». Eppure non è ancora soddisfatto, nemmeno ora che Blazer ha ammesso le sue responsabilità e Blatter è stato costretto a lasciare la presidenza della Fifa per sempre.
«C'è ancora tanto lavoro da fare», ha spiegato a Lettera43.it, «siamo solo alla prima tappa e finora le sanzioni sono state tutte interne e ridicole».
Il 26 febbraio, sei uomini proveranno a prendere il posto di Blatter, con lo sceicco del Bahrein Salman Ibrahim bin al-Khalifa favorito (nonostante il parlamentare inglese Damian Collins lo accusi di aver sottratto 2 milioni di euro dai programmi di sviluppo della Fifa per finanziare la propria campagna elettorale nel 2009) favorito sull'europeo Gianni Infantino (che continua a essere legato a Michel Platini) e sul giordano Ali bin al Hussein (che aveva chiesto il rinvio dopo essersi visto respingere la richiesta di installare cabine elettorali trasparenti).
Ma a Jennings non sembra interessare, per lui sono tutti «una barzelletta».
Aspetta solo i risultati delle indagini in Svizzera e Usa.

Andrew Jennings, giornalista scozzese autore di Omertà (©Getty Images).

DOMANDA. Lei ha dato al Fbi i documenti poi utilizzati come prove nell'indagine contro la Fifa. Possiamo dire che tutto è iniziato così?
RISPOSTA.
No, non direi. Sono venuti da me nel 2009, e loro sostengono di aver iniziato le indagini nel 2010. Credo che da me e da altri esperti volessero sapere esattamente che cosa era la Fifa, e io gliel'ho detto. Prima ancora di proseguire la mia inchiesta addentrandomi in casi specifici.
D. Tutto qua?
R.
Be', nel 2011 ho chiamato il Fbi e gli ho chiesto se fossero interessati a Chuck Blazer. Mi hanno risposto di sì, io gli ho consegnato i miei documenti e loro sono arrivati fino in fondo.
D. Considera l'esplosione del caso come un suo successo personale?
R.
Sono felice che sia accaduto, anche perché per troppo tempo si è rimandato questo momento, ma non ho sentimenti particolari al riguardo. C'è ancora tanta strada da fare.
D. Qualcosa però già si è mosso.
R.
Siamo solo al primo passo. E al momento la copertura mediatica è molto scarsa. Nessuno dice che il Fbi è ovviamente tornato a fare nuove ispezioni.
D. Sono passati 13 anni dalla prima volta che lei ha denunciato pubblicamente Blatter. Ora il presidente è caduto: nemmeno questo le dà emozioni?
R.
No. Certamente sono contento che se ne sia andato, ma c'è ancora bisogno di un'indagine da parte svizzera. E hanno in mano 9 terabyte di documenti che provano come la Fifa fosse un'organizzazione criminale.
D. Tutta la Fifa?
R.
Sì. Non stiamo parlando di un'organizzazione con qualche piccola e trascurabile pecora nera. Finora tutte le sanzioni sono state interne e molto equivoche.
D. Sembra che tutti fossero a conoscenza della situazione. Perché ci è voluto tanto per iniziare a fare giustizia?
R.
Per fortuna il ramo corrotto latino-americano della Fifa ha fatto passare i suoi soldi dalle banche di New York, così alcuni dei pagamenti illegali sono finiti sotto la giurisdizione del Fbi, che ha potuto agire. E ripeto, è solo l'inizio. Scopriremo ancora tante cose.
D. All'interno della Fifa in tanti sapevano, ma nessuno ha denunciato Blatter. Perché?
R.
Sarebbe interessante chiederlo agli interessati, e personalmente io caccerei tutti i capi dipartimento perché loro sapevano. Bisogna trasferire la Fifa, spostarla dalla Svizzera. Non si può ripartire con qualcuno che dice: «Io non ne sapevo nulla, ricominciamo da capo».
D. Non crede ci potesse essere qualcuno che non sapeva?
R.
Se davvero esiste è uno sciocco incompetente. Ora sarà divertente vedere cosa accadrà, soprattutto quando gli svizzeri cominceranno a pubblicare ciò che scopriranno.
D. Tutta colpa di Blatter o è qualcosa di più complesso?
R.
È un problema di sistema. La Fifa è corrotta da due minuti dopo l'elezione di João Havelange nel 1974. Un passo alla volta sono diventati sempre più corrotti. Pensavano di non essere mai scoperti perché il centro delle operazioni era in Svizzera.
D. E dopo Blatter? Il sistema cambierà?
R.
Non penso. Sarebbe bello se tutti gli altri si preoccupassero di indagare e far luce sulla questione. Ma la maggior parte di loro è colpevole. Questo prima o poi emergerà.
D. Un'indagine interna però è già stata avviata.
R.
La commissione è una barzelletta. Sono tutti stati scelti da Blatter, tutte persone che hanno occupato per anni quelle posizioni e non si sono accorti di molto. Che divertente.
D. Si aspettava che avrebbero squalificato Blatter e Platini?
R.
Il comitato etico non ha senso. È stato istituito da Blatter con membri scelti da Blatter. Nessuno ha mai sentito parlare di loro. Siamo onesti: sono nessuno.
D. Come stanno lavorando?
R.
Hanno dato una sanzione scandalosa a Harold Mayne-Nichols (ex presidente della federazione cilena, ndr), e un'altra ridicola a Chung Mong-joon, il coreano (ex vicepresidente Fifa che poi si oppose a Blatter, ndr) che da solo ha più cervello di tutti i membri del comitato messi insieme, ma per loro era pericoloso e quindi da eliminare. A Valcke hanno dato sei anni. Non do nessun peso a queste sanzioni. L'investigatore americano Michael J. Garcia è stato ingaggiato per scoprire nulla e l'ha fatto. Quindi ha deciso di lasciare la carica.
D. Pensa ci sia ancora speranza per un calcio pulito?
R.
La verità è che non ci importa della Fifa. Il calcio è giocato in tutto il mondo, da bambini scalzi, ogni settimana, nei Paesi più ricchi i genitori fanno di tutto per portare i bambini alle partite. La Fifa potrebbe anche impiccarsi da sola.
D. Davvero non serve a nulla?
R.
Tutto ciò che fanno potrebbe essere gestito da tre uomini, un cane e il manuale del regolamento. Tutto il resto è stato messo su per crearsi questi fantastici posti di lavoro e spero che il sistema collassi totalmente.
D. Lei è stato in Italia, ha studiato la mafia e il lavoro di Giovanni Falcone e sostiene che quella della Fifa sia mafia. Non è un paragone un po' forte?
R.
La Fifa non ha bisogno di uccidere per essere definita mafia. Mafia significa crimine organizzato, fortunatamente l'omicidio è opzionale. Ci sono organizzazioni criminali che non uccidono e operano esattamente come la Fifa.
D. Cosa ne pensa del coinvolgimento di Michel Platini?
R.
È un altro della vecchia guardia, però mi ha sorpreso. È stato capace di spostare l'attenzione mostrandosi sempre disponibile. Chi di noi ha mai visto 1,2 milioni di dollari? E hanno seppellito parte del denaro perché non potevano portarsi via tutto.
D. Germania 2006, Sudafrica 2010, Brasile 2014, Russia 2018 e Qatar 2022. Su tutte queste cinque edizioni dei Mondiali c'è l'ombra della corruzione. Pensa ci sia mai stato un Mondiale pulito?
R.
Io mi sono occupato di ciò che è successo dal 1972 in poi, magari prima ce ne sono stati. Penso che l'avvento di Havelange sia stato uno spartiacque. Magari prima c'era qualche episodio di corruzione, ma la situazione non era così grave.
D. Tutto è cominciato con Havelange?
R.
Sì, lui ha imparato dalla mafia latino americana, ha visto come agivano e ha replicato il loro modo di agire. Pagava bene, esattamente come si faceva pagare bene. Stipendi ben al di sopra della aspettative per quel genere di lavoro. E nessuno pensava ci fosse qualcosa di sbagliato?
D. Havelange è ancora un cittadino libero.
R.
Il Fbi ora si concentra sull'Isl (l'International Sport and Leisure, una società svizzera di marketing sportivo affiliata alla Fifa, ndr), vogliono fare le cose bene e si prendono il loro tempo, non hanno fretta perché non devono prendere un serial killer che minaccia il mondo. Certo i soldi mossi dalla Fifa sono una cosa importante, e circa il 50% se li è presi Havelange. Spero lo prendano prima che muoia. Ora ha 99 anni, vorrei che non ci fosse alcun festeggiamento per i suoi 100. Spero gli portino via tutti i soldi che ha rubato.
D. Cosa ne pensa dei nuovi candidati?
R. Sono tutti una barzelletta. Tutti interni, nessuno di loro è indipendente. Non avrebbero ottenuto una nomination da cinque federazioni nazionali se fossero stati membri puliti.
D. Quindi non cambierà nulla?
R. Penso che chi crede che a febbraio tutto sarà finito e sistemato sia pazzo. Ci sono un'indagine svizzera e una americana, ma i media non ne parlano, non sembrano interessati. Si va avanti con lentezza e alla fine il vincitore sarà annunciato vincitore da un comunicato stringato. Tutto andrà avanti come prima, e intanto c'è una bufera pronta ad abbattersi su di loro.
D. Insomma, non ce n'è uno buono?
R. Tutti una barzelletta. Non spreco nemmeno tempo in maggiori dettagli perché sono tutti di passaggio. Sono qui oggi, domani non ci saranno più: arrestati dagli svizzeri o dagli americani.
D. Lei ha anche indagato sulla corruzione nel Comitato olimpico internazionale e ha denunciato il passato fascista di Juan Antonio Samaranch.
R. Non è stato difficile con lui, era un ministro franchista. È stato divertente vedere come 115 membri del Cio non sapessero del suo passato. Penso che siamo giunti alla fine di un'era. Queste organizzazioni sono una barzelletta. Dovevano essere fermati 20 anni fa.
D. Cosa pensa del nuovo presidente Thomas Bach?
R. Ha atteso 20 o 30 anni per prendersi questa posizione. Ha lavorato per Dassler (ex presidente della Adidas, ndr), nel suo team per le relazioni internazionali, un'organizzazione molto sospetta. Dicevano non fosse abbastanza anziano, ma con i soldi degli sceicchi ha funzionato. Tra di loro decidono partite terribilmente importanti. E ci sono situazioni ancora più gravi.

Twitter @GabrieleLippi1

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