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CALCIO 15 Marzo Mar 2016 1112 15 marzo 2016

Conte-Nazionale, dirsi addio per il bene di tutti

Il ct ufficializza l'addio. Una separazione che non dispiace a nessuno. Tra processi in corso e stage mancati, con la Figc un amore mai sbocciato.

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Antonio Conte, commissario tecnico della Nazionale italiana di calcio.

Che Antonio Conte non fosse tagliato per il ruolo di selezionatore lo pensavano in tanti, malgrado l'investitura a commissario tecnico dell'uomo che aveva guidato la resurrezione juventina fossse stata salutata tra gli applausi nell'agosto 2014. Troppo irruente il leccese, mai a suo agio nel ruolo di yes man e piuttosto restio nell'accettare i rigidi dogmi federali.
UNA SEPARAZIONE ANNUNCIATA. Ora, a distanza di un anno e mezzo, l'annunciata separazione al termine dell'Europeo francese rappresenta il formale capolinea di un amore mai sbocciato.
IL CHELSEA LA PROSSIMA SFIDA. Ad attendere Conte le sterline di Roman Abramovich e il progetto di un club, il Chelsea, finito sull'orlo del precipizio dopo anni di glorie e lustrini. Una squadra da rigenerare, una sfida a tutto tondo, proprio come quella raccolta dal mister nel firmare, era l'estate 2011, il contratto che lo avrebbe issato al comando di una Juventus reduce da due settimi posti.

1. L'insofferenza alle critiche per il gioco azzurro

Esser chiamato per ripartire da zero, al culmine di una catastrofe sportiva: sembra questo dunque il destino di Conte, scelto da Tavecchio come simbolo del nuovo corso azzurro dopo lo sfascio del Mondiale brasiliano.
L'esordio è scintillante. Un'Italia umile e volitiva si sbarazza facilmente dell'Olanda in amichevole e bissa il successo pochi giorni dopo nel primo match di qualificazione, a Oslo contro la Norvegia.
PRIMATO INSUFFICIENTE. Da allora, però, malgrado il pass strappato per l'Europeo con un turno di anticipo e il lusinghiero record di zero sconfittte da esibire di fronte ai detrattori, l'insofferenza di Conte è sempre più mainfesta.
Anche perché la sua Italia non convince a fondo i palati fini, malgrado il recupero di quell'identità evaporata in Brasile.

2. La nostalgia del campo e dell'allenamento quotidiano

«Ad Antonio manca il campo, il lavoro quotidiano», ripete allo sfinimento Tavecchio, rinsaldando il leitmotiv dell'ultima comnduzione azzurra.
Già, perché la differenza tra allenatore e commissario tecnico è ancor più netta di quantto, probabilmente, lo stesso Conte non si aspettasse.
SQUADRA DIFFICILE DA PLASMARE. Troppo poche le occasioni per sfogare il suo furore agonistico e troppo poco lo spazio per plasmare a sua immagine e somiglianza una squadra che, negli intenti del mister, dovrebbe giocare a occhi chiusi.

3. Gli stage negati e gli attriti con i club di Serie A

Il ct le prova tutte, invoca a gran voce quegli stage che mezza Serie A non vuole nemmeno sentir nominare.
Arriva a persino a battibeccare col suo successore in bianconero prima di accettare la resa.
LE AMICHEVOLI NON BASTANO. Troppo forte lo strapotere dei club, già indisposti dal ritorno da Coverciano delle proprie star acciaccate.
Niente stage, Conte si accontenti delle poche amichevoli che il calendario riesce a incastrare tra una sosta e l'altra.

4. Da Londra un ingaggio faraonico e un budget illimitato

Il ct inizia a guardarsi attorno e le critiche al gioco espresso degli Azzurri alimentano la sua voglia di andarsene.
Il resto è storia recente, con gli emissari di Abramovich che formalizzano un'offerta da 18 milioni per tre stagioni.
UNA SQUADRA DA RIFONDARE. Niente male per un allenatore al quale era servito l'aiutino dello sponsor per strappare un contratto come si deve dalla Federazione.
Non bastasse la rotonda busta paga, a Conte viene promesso un budget milionario per cancellare l'onta di un anno alle soglie della zona retrocessione.

5. La spada di Damocle del processo prima dell'Europeo

Un addio che sa di sollievo, quello di Conte, ma che non dispiace poi troppo alla Figc.
Certo, i risultati parlavano a favore del selezionatore e la scelta del successore non sarà impresa semplice, ma la presenza dell'attuale ct era diventata fin troppo ingombrante.
SCELTO IL RITO ABBREVIATO. Non soltanto per l'oneroso stipendio, ma anche per quel macigno che vede Conte sul banco degli imputati al processo sul Calcioscommesse. Anche se la scelta del rito abbreviato dovrebbe portare a una sentenza prima del via della manifestazione francese. Sul capo del commissario tecnico pesa ancora l'accusa di frode sportiva per quel discusso Albinoleffe-Siena. Una vicenda che per molti avrebbe dovuto addirittura impedire lo sbarco di Conte a Coverciano.

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