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CALCIO 17 Marzo Mar 2016 1132 17 marzo 2016

La Juventus e il complesso della Champions League

Rimontati ed eliminati dal Bayern. I bianconeri confermano il tabù di una Coppa più felice per Milan e Inter. Tra finali perse e beffe per centimetri o minuti.

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Vincenti si nasce. E la Juventus lo è nata solo per metà.
Il club più forte della storia del calcio italiano soffre un evidente complesso da grandi orecchie. E non è così da ieri. A una squadra che va a Monaco di Baviera, ad affrontare un avversario sulla carta nettamente più forte, si porta avanti 2-0 dopo aver rimontato da uno 0-2 a un 2-2 in casa, si può rimproverare poco. Ma quel gol di Thomas Müller a tempo scaduto riporta alla memoria fantasmi che i tifosi bianconeri speravano di non dover affrontare più.
SEI FINALI PERSE. Quelli di sei finali perse, di Rep, Magath, Mijatovic, Ricken e Shevchenko, di rimpianti mai placati.
L'ultima occasione, il 6 giugno 2015, era stata vissuta come un regalo inaspettato (ma non immeritato), arrivata dopo aver preso lo scalpo del Real Madrid e giocata con orgoglio, dando l'impressione – per lunghi tratti – di essere alla pari del Barcellona, la squadra più forte d'Europa. Con qualche chance per vincerla, persino, tra il gol del pareggio di Alvaro Morata e il 2-1 di Luis Suarez. Sarebbe stato un miracolo, un'impresa, ma alla Juventus le imprese europee non sono proprio di casa.
L'AJAX DI CRUIJFF E IL FALLO DI REP. Ne sarebbe servita una anche il 30 maggio 1973, sera della prima finale di Coppa dei Campioni nella storia bianconera. Si giocava a Londra e davanti c'era l'Ajax, la squadra che aveva vinto il trofeo più importante d'Europa nei due anni precedenti, quella di Cruijff, Neskeens e Krol. E, soprattutto, di Jhonny Rep. Al minuto quarto, l'attaccante olandese staccò sopra la testa di Silvio Longobucco, mettendogli un braccio sulla spalla e impedendogli di saltare, segnando così il primo e unico gol della finale.

  • Il gol di Rep alla Juventus nella finale di Champions League del 1973.


Fu l'inizio di una maledizione che continua anche dopo 43 anni, spezzata solo in due occasioni, con la triste vittoria sul Liverpool del 29 maggio 1985, giorno della tragedia dell'Heysel, e quella conquistata ai rigori con l'Ajax il 22 maggio del 1996, dopo essere andata in vantaggio con un gol incredibile di Fabrizio Ravanelli ed essersi fatta raggiungere da Jari Litmanen.
Uno score che significa il 25% di finali vinte, contro il 63,6% del Milan e il 60% dell'Inter, due squadre che contano 18 scudetti a testa contro i 31 della Juventus.
RIGORI FATALI NEL 2003. Quella tra la Signora e la Champions League è una storia fatta soprattutto di contrappassi brutali e imprese alla rovescia. I calci di rigore, per esempio, furono fatali il 28 maggio 2003, all'Old Trafford, nel derby italiano contro il Milan. Fu Andriy Shevchenko a metter dentro il pallone decisivo dopo gli errori di Trezeguet, Zalayeta e Montero. Con quella sensazione da sliding doors che continua a passare per la testa dei tifosi juventini ogni volta che rivedono la traversa colpita di testa da Antonio Conte durante i tempi regolamentari. Ciò che poteva essere e non è stato rimane lì, questione di centimetri.

  • La traversa di Antonio Conte nella finale col Milan del 2003.


I CENTIMETRI DI MIJATOVIĆ. Come quelli sfuggiti al guardalinee distratto della finale tra Juventus e Real Madrid giocata ad Amsterdam il 20 maggio del 1998. Un passo di troppo in avanti che permise a Predrag Mijatović di segnare il gol della vittoria in fuorigioco.
E QUELLI DI BONIEK. Quasi una punizione del karma per quelli ben più abbondanti che separavano il fallo subito da Zbigniew Boniek all'Heysel dal limite dell'area di rigore. Nettamente fuori per tutti, ma non per l'arbitro svizzero André Daina, che fischiò il penalty della vittoria sotto la curva della morte.

  • Il gol in fuorigioco di Predrag Mijatović nella finale del 1998.

  • Il rigore fischiato a Boniek nella finale del 1985.

Centimetri o minuti. Come quelli immediatamente precedenti il fischio finale fatali all'Allianz Arena col gol di Müller come lo erano stati con quello di Sneijder, l'11 dicembre 2013, sulla neve di Istanbul.
GERMANIA TERRA DI CATTIVI RICORDI. Ma la sconfitta contro il Bayern Monaco ricorda altri dolori tedeschi, come la finale persa il 28 maggio 1997 proprio a Monaco di Baviera contro il Borussia Dortmund, col gol beffa di Lars Ricken a uccidere le speranze appena resuscitate da Del Piero dopo il tremendo 1-2 iniziale firmato da Karl-Heinz Riedle. O quella il gol segnato dopo otto minuti da Felix Magath, il 25 maggio del 1983, ad Atene.

  • Il gol di Lars Ricken nella finale del 1997.

LA RIMONTA DEL MANCHESTER UNITED NEL 1999. Il 4-2 dell'Allianz Arena ha in più il sapore amaro della rimonta subita, della gioia sfiorata, dell'impresa accarezzata. Assomiglia tanto all'eliminazione che i bianconeri subirono dal Manchester United nelle semifinali del 1998/99. Dopo l'1-1 dell'Old Trafford, Filippo Inzaghi segnò una doppietta in 11 minuti nella gara di ritorno al Delle Alpi. Poi il crollo sotto i colpi di Roy Keane, Dwight Yorke e Andy Cole, e una finale sfumata sul più bello. Sarebbe stata la quarta consecutiva per una Juventus ancora più grande di quella di oggi, ma comunque capace di clamorose imprese al contrario. Soprattutto fuori dai confini nazionali, soprattutto quando suona l'inno della Champions League.

Twitter @GabrieleLippi1

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