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CALCIOMERCATO 19 Marzo Mar 2016 1200 19 marzo 2016

Conte e i rapporti con Jorge Mendes e i poteri forti

Perché l'allenatore va al Chelsea? Merito del procuratore portoghese Mendes. Già sponsor di Mourinho, Villas-Boas, Scolari. Galeotto fu un premio del 2013.

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Antonio Conte al suo debutto da commissario tecnico della Nazionale durante Italia-Olanda.

Antonio Conte decide di chiudere con l'Europeo 2016 l’esperienza sulla panchina della nazionale azzurra per andare a sedere su quella del Chelsea.
E fra i tanti spunti d’analisi che la vicenda offre ce n’è uno bellamente ignorato dai media italiani: ma perché i Blues hanno scelto proprio il tecnico salentino?
Si tratta di un interrogativo meno bizzarro di quanto sembri, e a motivarlo sono due ragioni.
IRRILEVANZA EUROPEA. La prima: Antonio Conte è un allenatore di capacità e talento indiscutibili, ma dal curriculum internazionale vicino all’irrilevanza.
Ha ricostruito la Juventus, tirandola fuori dal suo Medioevo e restituendole in Italia una leadership che per il momento è inattaccabile.
Inoltre ha consentito al suo successore - Massimiliano Allegri - di lavorare, migliorandola, su una struttura solida.
Ma a tutto ciò fa da contraltare un rendimento deficitario in Europa.
ELIMINAZIONI BRUCIANTI. Dopo una prima stagione fuori dalle coppe continentali a causa di demeriti di altri allenatori, la Juventus di Conte ha avuto un rendimento appena discreto nella Champions league 2012-13: eliminata ai quarti di finale dal Bayern Monaco, al termine di un doppio confronto in cui i bianconeri diedero una sconfortante impressione d’inferiorità: due ko per 2-0.
Ancora peggio andò nella stagione successiva: cammino bloccato alla fase a gironi per mano del Galatasaray (decisiva la sconfitta per 1-0 a Istanbul, sotto la neve: gol dell'ex interista Sneijder) dopo aver raccolto una sola vittoria (a Torino contro il Copenaghen) in sei gare, e in seguito alla ''retrocessione'' in Europa league tonfo in semifinale contro il Benfica (scivolone per 2-1 a Lisbona, solo 0-0 al ritorno), con perdita della chance di giocarsi la finale quell'anno in programma in casa.
CON L'ITALIA TROPPO FACILE. Il discorso non muta granché se si guarda al rendimento della Nazionale: con una fase finale degli Europei allargata a 24 squadre e un girone eliminatorio molto comodo, mancare l’obiettivo della qualificazione era pressoché impossibile.

Chelsea, patria di tecnici in rapporti con Mendes: Mou, Villas-Boas, Scolari...

Roman Abramovich.

La seconda ragione dell’interrogativo sorge guardando la lista degli allenatori chiamati da Roman Abramovich per progettare stagioni intere.
I loro nomi sono i seguenti: José Mourinho (due volte), Felipe Scolari, André Villas-Boas e Carlo Ancelotti.
Cosa li accomuna? Due cose.
La prima è chiara: erano tutti quanti allenatori vincenti sul piano internazionale quando sono approdati al Chelsea.
Persino il giovane Villas-Boas, reduce dalla vittoria in Europa league alla prima esperienza di panchina col Porto.
VICINI ALLA GESTIFUTE. La seconda cosa è più da retroscena, e va spiegata passando in rassegna gli allenatori scelti dal miliardario russo padrone del Chelsea.
Mourinho è un cliente di Jorge Mendes e della sua Gestifute, e questa è cosa arcinota.
Scolari ha smesso da tempo di negare d’essere in ottimi rapporti con Mendes.
Villas-Boas ha come agente Carlos Gonçalves, il boss della Proeleven, che teoricamente sarebbe un concorrente di Mendes, ma in realtà ne raccatta le briciole e accoglie nella propria scuderia molti calciatori che per vari motivi risolvono il rapporto d’agenzia con Gestifute.
A ogni modo, Villas-Boas mantiene buonissime relazioni con Mendes, che starebbe spingendo per portarlo al Valencia nella stagione 2016-2017.
Dove il proprietario è il miliardario singaporiano Peter Lim, che con Mendes ha consolidati rapporti d’affari e ha lasciato trasformare il club spagnolo in una colonia mendesiana.
ANCELOTTI FA ECCEZIONE. Rispetto a questa lista di clienti e amici di Gestifute, fa eccezione Carlo Ancelotti.
Che quando arrivò a Londra non si trovava certo nella sfera d’influenza del super agente portoghese.
In compenso ne è stato attratto più di recente, dopo il passaggio sulla panchina del Real Madrid e gli ottimi rapporti stretti col cliente-simbolo di Gestifute: Cristiano Ronaldo.
Ma in tutto ciò come si va a innestare Antonio Conte?
Non risulta essere affiliato a Gestifute, e probabile che non sia destinato a diventarlo.
Però questo, come dimostra l’esempio di Villas-Boas, non è un elemento decisivo.
Contano molto anche le alleanze e i rapporti di buon vicinato, e su questo versante Mendes è anche un grande tessitore di relazioni diplomatiche, con una rete in costante allargamento.

Globe Soccer Awards, dal 2010 grande occasione per tessere reti

Antonio Conte premiato ai Globe Soccer Awards del 2013 e Jorge Mendes.

E a proposito di allargamenti di reti, merita di essere richiamata alla memoria l’edizione 2013 del Globe Soccer Awards, una manifestazione tenuta dal 2010 a Dubai alla fine di ogni anno solare.
Si tratta di una curiosa celebrazione in cui vengono distribuiti premi di ogni tipo a personaggi del mondo del calcio.
Per esempio, il premio per la “migliore attrazione mediatica”.
Dacché il Globe Soccer Awards è stato istituito, per la categoria “Miglior agente dell’anno” c’è stato un solo vincitore: Jorge Mendes.
UNA GIURIA DI AMICI. La giuria che stabilisce l’assegnazione dei premi è costituita da un gruppo di personaggi del mondo del calcio che abbonda di amici del boss di Gestifute: Jorge Nuno Pinto Da Costa, presidente del Porto; Luis Figo, che nella parte finale della carriera da calciatore è stato assistito da Gestifute; Giovanni Branchini, amico e collega di Mendes col quale ha collaborato per la realizzazione di affari importanti come il trasferimento di Cristiano Ronaldo dallo Sporting Clube de Portugal al Manchester United; Miguel Angel Gil, Ceo dell’Atletico Madrid.
E Augusto Cesar Lendoiro, presidente del Deportivo La Coruňa, il dirigente con cui nel 1997-98 Jorge Mendes intermediò il primo affare piazzando il portiere Nuno Espirito Santo.
Lo stesso che, diventato allenatore, nell’estate del 2014 venne piazzato sulla panchina del Valencia. Amici che premiano amici. Contenti loro...
NEL 2013 VINSE... CONTE. Ebbene, nel 2013, questa giuria piena di amici di Mendes premiò Antonio Conte come “Allenatore dell’anno”.
Scelta bizzarra. Conte aveva portato a casa il secondo scudetto consecutivo, impresa che lo metteva sullo stesso piano di qualche altra decina di colleghi sparsi per i campionati del globo, ed era da poco stato eliminato in malo modo dalla Champions dopo la gara contro il Galatasaray.
Fra l’altro, nella stagione chiusa a giugno 2013 c’era stato un allenatore capace di vincere tutto quello che c’era da vincere: Jupp Heynckes, col Bayern Monaco.
UN PREMIO POLITICO. Perché non lui allenatore dell’anno? Mistero. Di sicuro quel premio ebbe un valore politico prima ancora che tecnico.
E se l’indizio vi sembra troppo debole, vi basta guardare l’attuale composizione di giuria del Globe Soccer Awards. Ci trovate Antonio Conte. A frequentare i giri giusti non si sbaglia mai.


Twitter @Pippoevai

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