SPORT 24 Marzo Mar 2016 1352 24 marzo 2016

Johan Cruijff, il Profeta del gol in 14 storie

La maglia feticcio. L'amore per la Catalogna. Il fumo. Vizi e virtù del rivoluzionario del calcio. Scomparso a 68 anni.

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Johan Cruijff.

Mai nella storia del calcio si è assistito a una simile identificazione tra un numero e un giocatore. Da quasi mezzo secolo dici 14 e pensi a Johan Cruijff.
Il Profeta del gol, scomparso a 68 anni al termine di una lotta col cancro durata cinque mesi, ha fatto innamorare intere generazioni, tra dribbling sul campo e idee rivoluzionarie.
L'EUROPA AI SUOI PIEDI. L'eredità del Pelé bianco, tre volte Pallone d'Oro e vincitore della Coppa dei Campioni da giocatore come da allenatore, passa anche attraverso gesti, messaggi e aneddoti che lo iscrivono di diritto nel pantheon dei grandissimi. Se non il migliore, sicuramente sul podio dei giocatori europei più forti di sempre.
Per raccontarlo abbiamo scelto, e non poteva essere altrimenti, 14 curiosità.

Johan Cruijff, vincitore di tre Coppe dei Campioni con l'Ajax © Getty Images.

1. La scelta, casuale, del numero 14

In un calcio che non c'è più i numeri di maglia avevano un significato. Dal 10 del fantasista al 4 del mediano, passando per il 3 del terzino sinistro e il 7 dell'ala destra. Superfluo dire come Cruijff, prototipo del giocatore totale, non potesse essere imbrigliato in nessuna di queste categorie.
RITIRATA DALL'AJAX. Leggenda vuole che la storia del binomio abbia inizio il 30 ottobre 1970. Quel giorno, di ritorno da un lungo infortunio, a Cruijff doveva toccare in sorte la numero 9 indossata fino ad allora. Ma poco prima di Ajax-Psv la scomparsa della 7 di Gerrie Muhren spinse Joahn a cedere la sua uniforme al compagno. E a pescare dalla cesta la maglietta che avrebbe indossato: era la 14. Che da quel giorno smise di essere l'anonimo simbolo di un rincalzo proveniente dalla panchina e si trasformò in leggenda. Tanto che all'Ajax nessuno può più indossarla.

Bandiere a mezz'asta a Barcellona per la morte di Cruijff © Ansa.

2. Un feticcio sotto la maglia blaugrana

Cruiyff vestì il 14 all'Ajax, in Nazionale, persino al crepuscolo della sua carriera tra gli odiati rivali del Feyenoord.
Mai in Spagna, dove il Barcellona gli impose, per cavilli regolamentari, il ritorno alla numero 9.
LA LIGA 14 ANNI DOPO. Poco male per l'olandese, che pur di non rinunciare al suo feticcio trascorse cinque anni in blaugrana indossando il suo simbolo più caro sotto la camiseta del club.
Sarà un caso, ma la conquista della Liga l'anno dell'approdo dell'olandese arrivò proprio dopo 14 anni di astinenza.

Johan Cruijff e Franz Beckenbauer al Mondiale del 1974 © Ansa.

3. Quella maglietta oranje diversa dalle altre

Nella finale del Mondiale 1974, dove il sogno olandese s'infranse sul pallone insaccato da Gerd Müller per il 2-1 della Germania, Cruijff catturò l'attenzione con una divisa diversa da quella dei suoi compagni. Le proverbiali tre strisce dell'Adidas che campeggiavano sulle maglie di entrambe le compagini erano diventate due sulle spalle del 14.
PRIMO UOMO MARKETING. Il motivo? Cruijff era testimonial della Puma, la cui rivalità con Adidas meriterebbe una storia a parte.
Di fatto, Cruijff fu il primo giocatore a trasformare in un brand il proprio nome, ancor prima che le logiche del mercato prendessero il sopravvento sull'universo del pallone.

Johan Cruijff con la maglia del Milan.

4. Una notte trascorsa in rossonero

Pochi lo sanno, ma Cruijff indossò, seppur per un sol giorno, la maglia del Milan. Era il 16 giugno del 1981 e al Mundialito inventato da Silvio Berlusconi per ridare lustro al Milan finito in Serie B, l'olandese disputò il primo tempo del match contro il Feyenoord, concluso per la cronaca sullo 0-0.
SOGNO DI MEZZA ESTATE. Cruijff aveva già 34 anni e la sua parabola era quasi al tramonto, ma per una notte di mezza estate i tifosi rossoneri poterono comunque leccarsi i baffi e sospirare al pensiero di cosa avrebbe potuto fare in Italia un simile talento.

5. Niente servizio militare per i piedi piatti

Da giovanissimo Cruijff fu scartato dal servizio militare.
Il motivo? Piedi piatti e una caviglia sformata. A ben guardare elementi insufficienti a stroncarne l'inesorabile ascesa al trono del calcio, visto che la stessa caviglia armò poi per anni e anni le prodezze del funambolo oranje.

  • Assist e gol di Johan Cruijff

6. L'assicurazione sulle gambe da 2,5 miliardi

A riprova di ciò, vale la pena ricordare l'assicurazione sulle gambe che il calciatore sottoscrisse nel 1973, anno del suo passaggio al Barcellona.
I catalani sborsarono fino a un miliardo e 300 milioni per aggiudicarsene le prestazioni. E negli stessi giorni i colossi dei Lloyd's di Londra stipularono una polizza sui due miliardi e mezzo a salvaguardia dei ferri del mestiere del campione.


7. Giocatore e allenatore per la Catalogna

Il legame di Cruijff con la Catalogna va al di là dei cinque anni trascorsi al Camp Nou.
Prova ne sono le due presenze con la maglia della rappresentativa della Comunità e il ritorno in panchina, 14 anni dopo l'ultima esperienza, proprio per allenare la selezione catalana nel 2009
Quattro anni più tardi, nello stesso ruolo, si concluse la sua ultima esperienza da allenatore.

Johan Cruijff col figlio Jordi.

8. Il nome del figlio in onore di San Giorgio

Sempre a Barcellona è nato il figlio Jordi, calciatore di discreto successo, ricordato soprattutto per le fugaci stagioni di gloria all'Alaves e al Manchester United.
Il nome di battesimo fu un omaggio a San Giorgio, patrono della Catalogna. Fu registrato così nei Paesi Bassi perché in Spagna vigeva ancora il franchismo, che proibiva l'utilizzo di nomi che ricordassero il nazionalismo catalano.

9. Il giallo dietro il rifiuto al Mondiale del 1978

Cruijff non prese parte al Campionato del mondo del 1978 in Argentina, malgrado quattro anni prima fosse arrivato a un passo dal trionfo. Si diceva che la scelta fosse stata dettata da una sorta di protesta contro la giunta militare di estrema destra che teneva le redini del Paese. In alcune interviste, Cruijff affermò invece che la scelta di starsene a casa non dipese dalla situazione politica dell'Argentina quanto piuttosto dal fatto che aveva deciso di smettere, non avendo più le motivazioni necessarie tutto per la Nazionale. Ma soprattutto, a condizionarlo fu un tentativo di rapimento subito sul finire della sua permanenza in Spagna, quando Cruijff e famiglia furono minacciati da alcuni banditi armati.

  • Un estratto de Il profeta del gol, di Sandro Ciotti.

10. Il soprannome coniato da Sandro Ciotti

L'etichetta di Profeta del gol gli è stata affibbiata dopo l'uscita dell'omonimo film firmato da Sandro Ciotti, che racconta il biennio tra il 1972 e il 1974, momento di massimo splendore del mito di Cruijff.
Una sorta di racconto del fuoriclasse dentro e fuori dal campo, dove la voce di Ferruccio Amendola riporta le testimonianze in prima persona dell'olandese raccolte dal più celebre radicocronista italiano.

Johan Cruijff con Frank Rijkaard © Ansa.

11. L'asteroide che porta il suo nome

All'olandese è stato pure dedicato un asteroide scoperto nel 1960.
Il suo nome è 14282 Cruijff.

Julian Ross, protagonista del cartone Holly e Benji.

12. L'omaggio del cartone Holly e Benji

Un altro omaggio all'olandese è di origine giapponese. Yoichi Takahashi, il fumettista padre di Capitan Tsubasa, in Italia noto come Holly e Benji, non ha mai nascosto la sua passione per Cruyff e per la sua maglia numero 14.
Un amore che lo ha portato a scegliere lo stesso numero per Julian Ross, uno dei protagonisti principali del cartoon.

13. Testimonial della campagna anti-fumo

Dopo i due bypass nel 1991, Cruyff è diventato testimonial di una celebre campagna antifumo.
«Nella mia vita ho avuto solo due vizi», recitava logan, «uno, il calcio, mi ha dato tutto, l'altro, il fumo, stava per togliermelo».

14. Il sesto uomo nella storia d'Olanda

Il ruolo di Cruijff nella storia del proprio Paese va oltre il calcio, A testimonianza di ciò il tributo riservatogli nel 2004 con l'assegnazione del ruolo di sesto olandese più grande della storia.
Trent'anni prima, invece, era stato investito del titolo di cavaliere della Casa d'Orange e di membro onorario della Reale federazione calcistica dei Paesi Bassi.

(Ha collaborato Gabriele Lippi)

Twitter @LorenzoMantell

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