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CALCIO 14 Aprile Apr 2016 1146 14 aprile 2016

Calcio, Cellino perde causa per discriminazione sessuale

Un'ex dipendente allontanata del Leeds United perché compagna dell'ex allenatore della squadra Neil Redfearn, che si era dimesso nel 2015. Per il tribunale del lavoro è un licenziamento illegittimo.

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Massimo Cellino, proprietario del Leeds United.

L'esperienza britannica di Massimo Cellino, proprietario della squadra calcistica Leeds United, si sta rivelando complicata. Agli scarsi risultati sul campo si aggiunge una disfatta in tribunale con un'accusa pesante: discriminazione sessuale.
COMPAGNA DI REDFEARN. Un giudice del lavoro Stephen Keevash ha dato infatti ragione a Lucy Ward, ex dipendente del club, che affermava di essere stata licenziata perché compagna dell'ex allenatore della squadra Neil Redfearn, che si era dimesso nel 2015.
ACCUSATA DI ASSENTARSI DAL LAVORO. Accuse che sono state respinte dalla squadra, che ha ribattuto che la Ward era partita in Canada per fare la commentatrice alla Coppa del mondo del 2015 senza autorizzazione. Non solo: il Leeds ha sostenuto che la donna non si presentava al lavoro di mercoledì, adducendo come scusa che lavorava da casa e che comunque le sue modalità di lavoro erano ben note e concordate con il suo superiore. Addirittura il segretario del club, Stuart Hayton, ha testimoniato che la Ward, con il suo carattere forte intimidiva il suo capo riuscendo così a imporsi.
IL CALCIO? NON È COSA PER DONNE. Secondo quando dichiarato dalla Ward, Cellino avrebbe spinto per il licenziamento perché lei e Redfearn erano una coppia e, come tale, l'allontanamento doveva essere da entrambi. L'ex dipendente ha anche riferito che l'ex proprietario del Cagliari, parlando al dirigente della squadra femminile del Leeds, avrebbe detto che «il calcio non è fatto per le donne: dovrebbero stare in camera da letto o nei saloni di bellezza».
«TRATTATA COME UN PEZZO DI CARNE». Lucy Ward ha dichiarato di aver trascorso «17 anni a costruirsi una buona reputazione al Leeds per poi vederla distruggere dall'attuale proprietà» e di essersi sentita «trattata come un pezzo di carne».
LA PROSSIMA UDIENZA PER IL RISARCIMENTO. Per il tribunale non ci sono dubbi: il Leeds ha avuto un comportamento sessista e le giustificazioni per il licenziamento erano solo un pretesto e non corroborate da prove robuste. Nella prossima udienza sarà decisa l'entità del risarcimento.

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