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MOTOCICLISMO 18 Aprile Apr 2016 2100 18 aprile 2016

Lorenzo in Ducati, un matrimonio da dentro o fuori

Lo spagnolo lascia la Yamaha: 25 milioni per due anni a partire dal 2017. Diventa il più pagato del paddock. Però adesso è costretto a vincere. Con una moto inferiore. E lo spettro di Valentino.

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Jorge Lorenzo.

Chissà se basteranno tre giri a Jorge Lorenzo per capire quale sarà il suo destino in Ducati.
Tanto servì, nel 2011, a Valentino Rossi per comprendere - per sua stessa ammissione - che quel matrimonio non sarebbe mai sbocciato.
Due stagioni fatte di appena tre podi e nemmeno una vittoria sancirono la fine dell'utopia di un trionfo tutto tricolore.
A CACCIA DEL TITOLO. Cinque anni più tardi Borgo Panigale si appresta a ripartire da un altro campione del mondo, nell'ennesima ricorsa al titolo iridato che manca ormai da nove anni.
È finalmente arrivata l'ufficialità a mettere nero su bianco l'accordo che porterà Jorge Lorenzo in sella alla Desmosedici dalla stagione 2017.
Per lui è pronto un contratto faraonico: oltre 12 milioni a stagione per due anni.
Decisivo, in tal senso, il pressing per la chiusura dell'operazione da parte di Audi, che ha il controlllo di Ducati dal 2012 dopo averla rilevata dal fondo Investindustrial di Andrea Bonomi.

Un ingaggio che fa del maiorchino l'uomo più pagato del paddock.
Nei nove anni targati Yamaha Lorenzo era riuscito a strappare al massimo 6,5 milioni a stagione alla Casa di Iwata.
DIETRO ROSSI E MARQUEZ. Un ingaggio di tutto rispetto, che ne faceva comunque il terzo 'paperone' della MotoGp alle spalle di Rossi e di Marc Marquez, entrambi a quota 10 milioni di euro, sponsor esclusi.
Contando anche queste entrate, il Dottore sarebbe primo per distacco, verso quota 20 milioni.
Per Lorenzo, viceceversa, gli sponsor personali vanno appena oltre il milione.

Cifre stellari, in ogni caso, quelle sborsate dalla scuderia italiana, non nuova tuttavia a esborsi milionari nel vano tentativo di bissare l'unico titolo mondiale conquistato da Casey Stoner nel 2007.
Da allora solo delusioni, con una sequela di promesse non mantenute e il successo in un Gp che manca orma da cinque anni e 95 gran premi.
IL BINOMIO CON DALL'IGNA. Malgrado l'ultima rivoluzione firmata Gigi Dall'Igna, l'uomo che in Aprilia condusse Lorenzo ai trionfi in 250 nel 2006 e 2007, abbia notevolmente aumentato la competività della Rossa nella stagione in corso, contrassegnata finora dai podi di Andrea Dovizioso in Qatar e di Andrea Iannone ad Austin, pare chiaro che la scelta di puntare su Lorenzo a scapito della completa italianità del team possa sintetizzarsi in un autentico rischiatutto.

Sponsor e tifosi, le incognite dietro l'ingaggio

Jorge Lorenzo.

O la va o la spacca, verrebbe da dire semplificando il pensiero dei ducatisti, convinti in cuor loro che rimarrebbe davvero poco da fare se nemmeno lo spagnolo riuscissse a far fare il salto di qualità alla scuderia italiana.
Eppure i promessi sposi sembrano avere entrambi molto da perdere da quest'unione all'apparenza tamto celebrata.
POCO MENO DI VALENTINO. Certo, Lorenzo si porterà a casa uno stipendio di poco inferiore a quello di Valentino nel 2011 (che si sussurra fosse attorno ai 14 milioni), ma rischia di dover fare i conti con una moto sì in crescita, ma ancora meno performante della M1 che lo spagnolo conosce come le sue tasche.
Senza contare, nell'immediato, l'effetto destabilizzante che potrebbe avere per Lorenzo l'annuncio del passaggio a stagione in corso.
LORENZO CON MENO APPEAL. D'altro canto, per Ducati l'investimento assai dispendioso non è garanzia di successo, considerando la distanza che ancora la separa dalle giapponesi.
La moto è decisamente superiore, in termini di affidabilità e prestazioni, a quella che Rossi tentò di domare nel 2011, senza riuscirci, ma dal punto di vista dell'immagine il Dottore assicurava ben altri benefici.
Basti pensare agli sponsor che il pesarese portò in dote e che si fecero da parte dopo il ritorno in Yamaha (un fiume di denaro attorno ai 7 milioni riversato da Enel, Generali e Diesel).
I brand al fianco del maiorchino non sono poi così munifici, specialmente alla luce della rottura dei mesi scorsi coi marchi delusi dall'infuocato finale della stagione 2015, primo tra tutti l'italiana Sector.
I CONTI RASSICURANO DUCATI. Va altresì detto che l'ottimo bilancio fatto registrare da Ducati nel 2015 autorizza, almeno per il momento, a investire una montagna di denaro su Lorenzo, complice pure le pressioni esercitate da Audi per un ritorno alla vittoria che manca da troppo tempo.

Nel 2015 la vendita di moto è cresciuta del 21%

L'azienda, passata in mani tedesche nel 2012 per circa 860 milioni, nel 2015 ha fatto registrare oltre 54 mila nuove moto vendute (+21,5% rispetto all'anno precedente) e un fatturato che per la prima volta ha superato la soglia dei 700 milioni rispetto 575 milioni del 2014.
A certificarlo le parole dell'amministratore delegato di Ducati Motor Holding Claudio Domenicali, per il quale proprio i conti in salute, «dopo anni turbolenti, permettono di reinvestire i flussi di cassa nelle moto, per migliorare qualità e fare prodotti sempre più di qualità. È un circolo virtuoso».
QUALE ACCOGLIENZA IN ITALIA? Resta da vedere quale accoglienza sarà riservata in Italia al campione del mondo, la cui popolarità ha vissuto una brusca frenata dopo lo scontro con Valentino che si è concluso con la vittoria del titolo.
Nemmeno a Borgo Panigale, a quanto pare, sembrano essere tutti entusiasti del carattere spigoloso del neo arrivato.
Il desiderio di riuscire laddove il pesarese ha fallito animerà certamente le ambizioni di Lorenzo, alle prese anche con la pesante ombra di Casey Stoner, malgrado i rapporti col collaudatore più ingombrante del paddock siano da considerarsi eccellente.
L’ultimo a vincere con due moto diverse è stato proprio Stoner (Ducati 2007 e Honda 2011). Prima ci erano riusciti soltanto Rossi (Honda e Yamaha), Eddie Lawson (Honda e Yamaha), Giacomo Agostini (Mv Agusta e Yamaha) e Geoff Duke (Norton e Gilera). Ce la farà Lorenzo a essere il prossimo?


Twitter @LorenzoMantell

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