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STORIE 25 Aprile Apr 2016 1926 25 aprile 2016

Juventus, quinto scudetto di fila: il precedente negli Anni 30

Da Combi a nonno Agnelli, dall'allenatore Carcano al "farfallino" Borel: chi erano i bianconeri invincibili che 80 anni fa conquistarono il primo pokerissimo nella storia del club.

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Felice Placido Borel, attaccante della Juventus negli Anni 30 e soprannominato Farfallino.

La testa della Juventus è già al futuro. Ma nella macchina del tempo bianconera c'è una staffetta ideale che passa da Combi a Buffon, da Rosetta a Barzagli, da Monti a Bonucci, da Ferrari a Marchisio, da Borel a Dybala, dal nonno Edoardo Agnelli al nipote Andrea Agnelli. Ottanta anni dopo, c'è un altro quinquennio Juventus, il segno del comando sul calcio italiano trasformato in sistema (le foto della festa).
UN PRECEDENTE CHE SEMBRAVA INARRIVABILE. Ripercorrere le gesta del pokerissimo degli Anni 30, che sembrava inarrivabile, significa andare alle radici dello stile Juventus. Una forza d'urto fatta di caparbietà e rigore, che si sposa alla tecnica dei campioni, all'impeccabile organizzazione di una società facoltosa che gode di una tifoseria verticale ramificata ovunque. Cambiano i protagonisti, ma il prodotto è uguale, una supremazia che diventa ciclo ed entra nella leggenda del pallone.
IL TRIO COMBI-ROSETTA-CALIGARIS. Edoardo Agnelli diventa presidente della Juventus nel 1923 e, quando il campionato a fine decennio si trasforma in girone unico, aiutato dal geniale barone Mazzonis, recluta un dream team di campioni che segnano un'epoca, attingendo dagli oriundi argentini e dai club piemontesi d'elite come la Pro Vercelli, con investimenti che precorrono i tempi creando l'ossatura dell'Italia bicampione del mondo. A plasmare il gruppo con polso e pragmatismo l'allenatore psicologo Carlo Carcano. Combi-Rosetta-Caligaris è lo scioglilingua dell'epoca, prima di Sarti-Burgnich-Facchetti e Zoff-Gentile-Cabrini. La triade difensiva bunker, fondamenta su cui si innestano via via gli oriundi Orsi, Cesarini e Monti e 'Freccia d'oro' Sernagiotto, i cursori Bertolini e Varglien, l'elegante Giovanni Ferrari, l'imprendibile 'farfallino' Borel.
SQUADRA TIRANNA IN CAMPIONATO. Come la Juventus odierna forgiata da Conte e Allegri, i bianconeri di allora furono per un lustro la squadra più forte in Italia. Tiranna del campionato e, all'estero, quattro volte semifinalista della Coppa dell'Europa centrale, la Champions League dell'epoca.
1930-31, INTER SCONFITTA. Il campionato 1930-31è segnato da otto vittorie di fila, la Roma inseguitrice rifila un 5-0 a Testaccio da cui verrà tratto un film, ma la Juventus resiste e chiude a +4 sui giallorossi, sconfiggendo i campioni uscenti dell'Ambrosiana Inter.
1931-32, SETTE GOL ALLA ROMA. Arrivano Bertolini e Luis Monti, 30enne e soprappeso. Si allena alle 5 di mattinae in due mesi perde 20 kg. Da centromediano potente, soprannominato 'armadio a due ante', diventa lo stratega principe. Impazza la battaglia con la fuga del Bologna del suo nemico Schiavio. Nel ritorno la Juventus vince in rimonta 3-2 con doppietta di Vecchina, chiudendo a +5. E si vendica della Roma con un 7-1.
1932-33, JUVE FIDANZATA D'ITALIA. La stagione 1932-33 è simile a quella attuale. Falsa partenza con due ko iniziali, poi nove vittorie consecutive rilanciano la Juve, che vede esplodere il 19enne Borel (29 reti in 28 gare, unico tuttora sopra la media del gol a partita). Ritorno in carrozza con 13 vittorie in 17 gare. Diventa la fidanzata d'Italia, anche grazie al tam tam di radio e giornali, e delle immagini dei cinegiornali Luce nelle sale prima dei film. Scatta la Juve-mania con tifosi ovunque e viaggi di nozze con tappa a Torino per vedere i campioni. Chiude con l'Ambrosiana a otto punti, è lo scudetto più facile.
1933-34, VITTORIA IN RIMONTA. In vista dei mondiali si inaugura il Comunale, stadio dei sogni. La Juventus sembra stanca e sazia, l'Inter Ambrosiana allunga a +5, ma i bianconeri rimontano alla fine con sette vittorie consecutive, mentre i nerazzurri perdono a Firenze e finiscono a -4. Il blocco Juve, dopo lo scudetto poker senza un espulso, vince il mondiale e Combi lascia l'attività dopo il titolo.
1934-35, L'ANNO DEL RINNOVAMENTO. I grandi vecchi (33 anni Monti, Orsi, Caligaris, 32 Rosetta) sembrano alla frutta, ma è una Juve che sa rigenerarsi. Arrivano Foni, Rava, Gabetto e nel primo torneo a 16 squadre va in fuga la Fiorentina, che chiude l'andata a +3. La corsa è a tre, perché si fa sotto l'Ambrosiana. C'è un finale thrilling: la Juventus vince a Firenze con una rete di Giovanni Ferrari e conquista il quinto scudetto. L'Inter invece fa harakiri perdendo 4-2 in casa della Lazio, anticipando curiosamente lo psicodramma di 67 anni dopo.
CARATTERE D'ACCIAIO. La Juve si dimostra d'acciaio, più forte di scandali e tragedie. A febbraio l'allenatore Carcano viene cacciato per presunte voci di omosessualità, indigeribili in epoca fascista. A maggio Mumo Orsi va via per non essere chiamato alle armi nella guerra d'Etiopia, a luglio il presidente Edoardo Agnelli muore in un incidente con l'idrovolante a 43 anni. La Juve Anni 30 esce dalla cronaca ed entra nella leggenda, dove ora le farà compagnia quella del secondo quinquennio di Andrea Agnelli, Conte e Allegri, con Buffon che già allarga l'orizzonte al prossimo anno. La Signora non è mai sazia.

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