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RITRATTO 26 Aprile Apr 2016 1027 26 aprile 2016

Claudio Ranieri, il gentleman che ha stregato gli inglesi

Composto e sensibile, il coach è dovuto andare Oltremanica per farsi apprezzare. Qui preferiamo matti e omofobi. L'allenatore del Leicester City visto da Lia Celi.

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Claudio Ranieri, allenatore del Leicester.

Lo vogliono fare baronetto, gli vogliono intitolare una strada, allo stadio gli cantano Volare, gli hanno dedicato delle salsicce «all'italiana» confezionate su misura senza sapere che è forse l'unico italiano, insieme a Silvio Berlusconi, che odia l'aglio: forse ha proprio ragione il twittero Jason Ashford quando sostiene che «siamo tutti un po' innamorati di Claudio Ranieri».
UN ALLENATORE-ZIO. E dopo aver visto un bel servizio di RaiNews24 dedicato all'allenatore che ha portato il Leicester City in testa alla Premier League, ecco che nel Google mentale di una femminuccia profana in cui alla voce «Ranieri» finora corrispondevano solo Massimo e il defunto principe di Monaco, schizza al primo posto Claudio, romano del Testaccio, «this Italian gentleman of football», secondo la stampa inglese, o «lo zio che tutti vorremmo avere», come twitta @MarkWright83.
Tutti, cioè non solo Mark e i tantissimi inglesi, tifosi dei Foxes ma anche no, che sui social si dichiarano pazzi di lui, «dirigente e uomo fantastico», «impossibile non amarlo a meno di non essere idioti o fan del Tottenham (la seconda in classifica a sette punti dal Leicester, ndr)», «stiamo tutti vivendo nel suo mondo», eccetera.
IN ITALIA PREFERIAMO I MATTI. Chi non lo vorrebbe un allenatore-zio che per stimolare lo spirito di squadra, anziché maltrattare i giocatori chiamandoli testedicazzo, checche e simili, li porta in pizzeria - non a mangiarla, la pizza, ma a farla? (Sembra pure che gli sia venuta bene, stando a quel che ha raccontato Ranieri in una lettera di ringraziamento ai tifosi del Leicester).
Sfortunatamente, pare si possa diventare allenatori-zii saggi e ragionevoli solo in Inghilterra; nella patria di Ranieri in panchina si preferiscono i matti, le macchiette alla Oronzo Canà, gli energumeni omofobi, quelli che sputano sentenze preferibilmente nel piatto dove mangiano e gli sgrammaticati affetti da forme più o meno gravi di sociopatia.
Agli inglesi Ranieri piace proprio perché non sbandiera i suoi sentimenti, e così quando gli vengono i lucciconi di commozione di fronte alla gratitudine delle anziane tifose del Leicester (sì, in Inghilterra vanno allo stadio anche le signore anziane), i giornalisti si strappano i capelli per l'entusiasmo.

  • Le lacrime di Ranieri al termine della partita con il Sunderland.

Si può essere signori anche in cima alla classifica

I giocatori del Leicester festeggiano uno dei gol allo Swansea.

«Mi sembrava un sogno», ha detto Ranieri a RaiNews rievocando il suo arrivo a Leicester, «era come tornare a giocare a calcio da bambino».
Dove evidentemente «da bambino» significava poter sorridere, non dover fare per forza la faccia feroce, non sentirsi addosso i ricatti e i veleni che trasformano un allenatore in un fascio di nervi miliardario con la sclerata sempre in canna.
Ranieri, invece, chiamato l'anno scorso al Leicester, dopo una carriera con luci e ombre nell'elite dei club italiani ed europei, per assicurare alla squadra inglese la «tranquillità», cioè i 40 punti garanzia di salvezza, ha dimostrato che si può restare tranquilli, sereni e spiritosi anche se si arriva in cima alla classifica.
FROM ZERO TO HERO. A leggerla sembra la trama di uno di quei film inglesi o americani «from zero to hero» che al cinema ci commuovono tanto: la squadra di mezze calzette snobbata dalle big, presa in carico dal mister italiano col blasone un po' appannato (come ct della Grecia aveva appena fallito l'obiettivo di portare gli ellenici agli Europei). Ma l'allenatore nato al Testaccio vede le potenzialità di quei ragazzi abbacchiati dalla maglia nera rimediata nel campionato precedente, e nel giro di pochi mesi, grazie anche al team-building fra pasta lievitata e pommarola, li porta in cima alla Premier League.
Il Guardian ha evocato un film apparentemente lontanissimo dal mondo del calcio, Billy Elliott, la success-story del ragazzino figlio di minatori con la vocazione del ballerino classico.
Notando che la parola che Billy usa per descrivere la sensazione che gli dà la danza, «elettricità», è una delle preferite di Ranieri e sintetizza perfettamente l'ultima stagione del Leicester City, che domenica scorsa ha asfaltato 4-0 lo Swansea.
LA FAVOLA DEVE CONTINUARE. Ma mancano ancora tre partite e «the Italian gentleman» non dà nulla per scontato.
E, quasi incredulo, ha detto alla Bbc di non sentire alcuna pressione intorno alla squadra, a differenza di quel che gli succedeva quando allenava in Italia, ma solo entusiasmo.
Speriamo che Claudio, o sir Claudio, se davvero verrà insignito di un titolo nobiliare, resti in Inghilterra ancora un po', per far battere il cuore agli inglesi, ma anche agli italiani e alle italiane che cercano ancora un po' di favola nello sport più bello e più lercio del mondo.
Pazienza se la favola non è ambientata in Italia: se ha un protagonista italiano, si può ancora sognare.

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