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MOTORI 2 Maggio Mag 2016 1339 02 maggio 2016

Ferrari, anche Felisa vittima del repulisti di Marchionne

Il Ceo lascia la Ferrari. E lui diventa ad. Sbarazzandosi di un altro membro del vecchio corso. Le 'vittime' di Sergio.

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Sergio Marchionne.

Un anno e mezzo.
Tanto è bastato a Sergio Marchionne per vestire i panni del plenipotenziario della Ferrari.
E far piazza pulita di molti dei rappresentanti del vecchio corso targato Luca Cordero di Montezemolo.
Col passo indietro di Amedeo Felisa, il presiedente del Cavallino si è preso anche la poltrona di amministratore delegato, sottraendola all'uomo che la occupava da otto anni.
«Felisa», recita una nota della Ferrari, si è ritirato «dopo 26 anni di impegno al servizio della società», ma continuerà a far parte del consiglio d'amministrazione con l'incarico specifico di consigliere tecnico della società. Il suo approdo a Maranello risaliva al 1990, quando fu nominato direttore tecnico dopo 18 anni in Alfa Romeo.
IN FERRARI PER 26 ANNI. «Conosco Amedeo da più di un decennio» - ha commentato Marchionne - «e ho avuto l'opportunità di lavorare a stretto contatto con lui negli ultimi due anni. È senza alcun dubbio uno dei migliori ingegneri automobilistici nel mondo. Nel corso degli ultimi 26 anni ha lavorato instancabilmente alla guida dello sviluppo tecnico della Ferrari, producendo una serie di autovetture che hanno fissato gli standard sia per prestazione che per stile». Il consiglio d'amministrazione, da parte sua, ha espresso «gratitudine ad Amedeo per il suo contributo ed è lieto di poter contare per il futuro sul suo contributo quale consigliere tecnico del top management».
REPULISTI IN PIENA REGOLA. Congedo di circostanza a parte, con Felisa se ne va, di fatto, l'ultima figura legata al vecchio management, a completare il repulisti voluto dal manager italo-canadese dal giorno del suo ingresso in Ferrari nell'ottobre del 2014. Un'uscita di scena un po' a sorpresa, la sua, di sicuro avvenuta in anticipo sui tempi, proprio come accaduto per la maggior parte degli altri abbandoni al Cavallino consumatisi con l'avvento dell'amministratore delegato di Fiat Chrysler.
UNA STAGIONE IN SALITA. Difficile dire se il tormentato avvio di stagione delle Rosse, impotenti di fronte allo strapotere McLaren, possa avere in qualche modo spinto Marchionne a farsi carico di una situazione particolarmente pesante.
Certo è che quella di Felisa è soltanto l'ultima testa a cadere. Per lui, in realtà, si era parlato di un ritiro già la scorsa estate, ipotesi che non ha tuttavia trovato fondamento. Il suo addio si colloca nella scia di quello di Luca Cordero di Montezemolo e della completa riorganizzazione dell’area sportiva. Da mesi si rincorrevano le voci su manager indispettiti dal fatto Marchionne bypassasse l’ormai ex ad guidando l’azienda da Auburn Hills per telefono, pur di non avere a che fare con i sopravvissuti della precedente gestione.
DA ALONSO A DOMENICALI E TOMBAZIS. La lista delle 'vittime' di Marchionne è particolarmente corposa e variegatata.
Va da Fernando Alonso, la cui fuga in McLarena ha scontentato alla fin fine solo l'asturiano, al duo Pat Fry-Nikolas Tombazis, entrambi accasatisi alla sciagurata Manor. Per non parlare dei team principal, dove il breve interregno di Marco Mattiacci seguito all'allontanamento di Stefano Domenicali ha fatto da apripista all'arrivo Maurizio Arrivabene, uno dei pochi di cui Marchionne sembra fidarsi ciecamente.
D'altra parte, era stato lo stesso Marchionne a certificare, nero su bianco, il proprio repulisti lo scorso mese di febbraio. Etichettandolo come un successo in piena regola, malgrado i risultati in pista non autorizzassero, oggi come allora, troppi entusiasmi. «Al mio arrivo ho fatto pulizia. Non eravamo né competitivi né presenatbili», disse due mesi fa a La Gazzetta dello Sport. La pista, tuttavia, almeno per ora sembra pensarla diversamente.

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