IPSE DIXIT 13 Maggio Mag 2016 1220 13 maggio 2016

Ibrahimovic lascia il Psg, 10 frasi storiche di Zlatan

Zlatan ai saluti: «Ero re, ora sono leggenda». Questa e altre perle del fuoriclasse.

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Centosettantotto partite, 152 gol, 60 assist, quattro titoli di campione di Francia. Si chiude così il quadriennio di Zlatan Ibrahimović al Paris Saint Germain. Sei mesi dopo un rinnovo dell'ingaggio che l'ha portato a guadagnare 1 milione netto al mese, l'attaccante svedese ha annunciato il suo addio al club parigino.
QUATTRO TITOLI DI FRANCIA. Anche al Parco dei Principi Ibra lascia una ricca eredità. Nei 42 anni di storia del club, prima di lui, erano arrivati due titoli nazionali. Dal suo arrivo ne sono giunti il doppio, quattro di fila, in altrettanti anni.
È stato così in tutte le squadre in cui è passato. Sette in tutto: Malmø, Ajax, Juventus, Inter, Barcellona, Milan, Paris Saint Germain. E il piacevole vizio preso all'Ajax di vincere il campionato ogni anni. Dodici negli ultimi 13 anni, con la sola eccezione della seconda stagione al Milan, nel 2011/12. Ce n'è abbastanza da perdonargli quella storica allergia alla Champions League che per ben due volte l'ha costretto a guardare la sua ex squadra alzare la coppa dalle grandi orecchie l'anno dopo il suo addio.
FUORICLASSE IN CAMPO E DAVANTI AL MICROFONO. Ma oltre che con i trofei, Ibra ha lasciato il segno con le parole. Mai banali, sempre – o quasi – sopra le righe. Proprio come il saluto finale al Paris Saint Germain: «Sono arrivato da re. Me ne vado da leggenda». Ecco 10 sue frasi passate alla storia

1. «Zlatan non fa provini»

Quando aveva 17 anni e giocava nel Malmø, Ibrahimović ebbe l'occasione di passare all'Arsenal. Stava per prendere un aereo per Londra, poi ci ripensò e disse no. Il movito? Wenger gli aveva offerto un provino. E «Zlatan non fa provini».

2. «Il settimo più forte al mondo»

Siamo abituati a immaginare Ibra come uno spaccone arrogante e sicuro dei propri mezzi. E in parte è così. Ma Zlatan si porta dietro anche un'infanzia da bambino complessato per la statura (sì, da piccolo era basso) e il nasone (quello gli è rimasto). E conosce bene i suoi limiti. Ancora oggi, se gli si chiede chi è il giocatore migliore del mondo, risponde «Messi».
«IL QUINTO DI SEMPRE». Se si allarga lo spettro temporale alla storia del calcio, ci mette davanti Ronaldo («il Fenomeno») e Zidane. E lui? Quinto, dietro Ronaldinho. È comunque un enorme passo avanti rispetto a quanto disse nel 2006 in un'intervista: «Sono il settimo giocatore più forte del mondo. Forse tra dodici anni sarò il sesto». È andata decisamente meglio del previsto.

3. «Io sono una Ferrari, Guardiola voleva una Fiat»

Un carattere così non è facile da dominare. Chi ci ha provato a fallito. Pep Guardiola, per esempio, ha dovuto rinunciare a Ibrahimović dopo appena una stagione. Tra i due non è mai stato amore. Ibra gli ha sempre riconosciuto i meriti come tecnico, ma ha anche ribadito che «per me non è un uomo».
RAPPORTI COMPLICATO. Per spiegare perché il loro rapporto sia stato così difficile, basta citare ancora Zlatan: «Se prendi me, compri una Ferrari. Se guidi una Ferrari, devi metterci la benzina migliore, poi prendi l'autostrada e affondi il gas. Guardiola invece in questa macchina ha messo del diesel e l'ha usata per un giretto in campagna. Avrebbe dovuto comprare una Fiat».

4. «Dio? Ce l'hai davanti»

Quando nel 2013 la Svezia si è giocata la qualificazione al Mondiale brasiliano allo spareggio col Portogallo, un giornalista scandinavo chiese a Zlatan come sarebbe andata a finire la sfida: «Solo Dio lo sa», fu la replica di Ibra. «È un po' difficile chiederglielo», ribattè il giornalista alla ricerca di una risposta. «Ce l'hai davanti». E bando alla falsa modestia.

5. «Senza me il Mondiale non vale»

Alla fine la Svezia perse col Portogallo. E Ibra non la prese bene: «Un Mondiale senza di me è poca cosa, non c'è davvero nulla da guardare e non vale nemmeno la pena aspettarlo con ansia».

6. «L'ho mandato a prendersi un hot dog»

Nel 2001, quando ancora giocava nell'Ajax, Ibrahimović sfidò il Liverpool in una partita amichevole, deliziando il pubblico dell'Amsterdam Arena con un dribbling strepitoso su Stephane Henchoz. Lo svedese commentò così la giocata: «All'inizio andai a sinistra e lui fece lo stesso; poi andai a destra e lui fece come me. Poi tornai ancora a sinistra e lui andò a comprarsi un hot dog».

  • Il dribbling di Ibra su Henchoz.

7. «Il regalo a mia moglie? Basto io»

Zlatan è sposato con la biondissima Helena Seger, più grande di lui di 10 anni. Quando un giornalista gli chiese cosa le avrebbe regalato per il compleanno, lui rispose così: «Niente, lei ha già Zlatan».

8. «Galliani, ti serve un assegno?»

Non passa una settimana senza che Ibrahimović ricordi gli splendidi giorni passati al Milan. Zlatan è sicuramente affezionato al Milan, e pare che non avesse tutta questa voglia di andar via.
COSTRETTO A PARTIRE. Quando fu chiaro che il club non avrebbe costruito una squadra che potesse competere per il titolo, e anzi avrebbe dovuto vendere lui e Thiago Silva per far cassa, pare che Ibra sia andato da Adriano Galliani e gli abbia detto: «Ma davvero siete messi così male? Vi serve un assegno?»

9. «Francia Paese di m...a»

Non fatelo arrabbiare mai, può diventare molto cattivo. Dopo la sconfitta del Paris Saint Germain contro il 15 marzo 2015, Ibra se la prese con l'arbitro. E a partita finita sbottò davanti alle telecamere: «In 15 anni di professionismo non avevo mai visto un arbitro così. Questa m...a di Paese non si merita il Psg». L'attaccante fu squalificato per quattro giornate, poi ridotte a tre anche a seguita delle scuse del giocatore.

10. «La mia statua al posto della Torre Eiffel»

Eppure, a Parigi, nessuno l'avrebbe voluto lasciar andare via. Ibra però aveva deciso. Fargli cambiare idea? Impossibile, o quasi: «Qui mi vogliono bene? Certo, ma non credo che possano rimpiazzare la Tour Eiffel con una mia statua. Nemmeno i dirigenti ce la possono fare. Ma se ce la facessero rimarrei qui, promesso».

Twitter @GabrieleLippi1

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