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ANALISI 23 Maggio Mag 2016 1600 23 maggio 2016

Calcioscommesse, 36 anni di scandali italiani in grafici

Ombra camorra sulla B, indagato Izzo. Il Totonero nel 1980, l'inchiesta dell'86, Scommessopoli 2011 e Dirty soccer 2015: i match venduti nel nostro campionato.

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La nuova inchiesta della Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Napoli è solo l'ultimo capitolo del calcioscommesse italiano.
La mano dei clan sulle partite della Serie B non sono un'invenzione recente.
L'INIZIO NEGLI ANNI 80. Fin dagli Anni 80 il calcio nostrano è stato vittima, a fasi alterne, di scommesse illegali che hanno influenzato il regolare svolgimento dei campionati.

Totonero 1980, Milan retrocesso e Paolo Rossi squalificato

Massimo Cruciani e Alvaro Trinca durante il processo per il calcioscommesse a Roma nel 1980.

Nel 1980 una grande inchiesta coinvolse giocatori, dirigenti e presidenti di società di Serie A.
Tutto iniziò il 23 marzo con retate direttamente sul terreno di gioco come nel caso dello stadio Olimpico di Roma.
Dietro le sbarre finirono calciatori di primo piano, ma soprattutto Felice Colombo e Umberto Lenzini, rispettivamente presidente del Milan e della Lazio.
ROMA CITTÀ DELLE COMBINE. Alla base c'era il giro di scommesse illegali orchestrato dal ristoratore Alvaro Trinca e dal grossista di prodotti alimentari Massimo Cruciani.
I due, entrambi romani, rivelarono tutto agli inquirenti quando gli accordi con giocatori e società non vennero rispettati.
La giustizia sportiva fu rapida. Milan e Lazio finirono in Serie B, mentre Avellino, Perugia e Bologna vennero punite con 5 punti di penalità.
DUE ANNI DI STOP A ''PABLITO''. Tra i giocatori fece discutere la squalifica di due anni impartita a Paolo Rossi, che allora giocava nel Perugia.
Se la giustizia sportiva fu severa quella civile ribaltò tutto, o quasi.
I giocatori coinvolti infatti vennero assolti dal reato di truffa aggravata perché il fatto non sussisteva. Sarebbe diventato reato solo nove anni più tardi.

Lo scandalo del 1986 colpì la Serie B: tutto partì da Carbone

A sei anni dal primo scandalo, nell'86 le scommesse tornano a influenzare il calcio italiano.
Se sul fronte della giustizia ordinaria non cambiò niente o quasi, con l'archiviazione di tutte le posizioni degli imputati, dal lato di quella sportiva le condanne furono esemplari con pesanti effetti sulla classifica.
L'inchiesta iniziò con l'arresto di Armando Carbone, dirigente del Napoli, che scoperchiò un giro di scommesse per influenzare l'andamento dei massimi campionati di calcio.
IL VICENZA COMPRÒ LA PROMOZIONE. Caso emblematico quello del Lanerossi Vicenza: il suo presidente dichiarò che aveva pagato per vincere le gare decisive per la promozione in serie B nella stagione 1984-85.
Le indagini individuarono anche altre squadre coinvolte tra le quali Perugia, Lazio, Cagliari e Palermo.
IN SERIE A CONDANNATA L'UDINESE. Al termine dei processi l'Udinese, unica squadra di serie A coinvolta, venne sanzionata con 9 punti di penalità.
In B il Vicenza fu punto con la mancata promozione, mentre Lazio, Cagliari e Palermo vennero penalizzati.
Più dura la sanzione contro il Perugia: retrocessione in Serie C2.

'Scommessopoli' e la nuova ondata di condanne del 2011

Dopo lo scandalo totonero-bis il calcio è rimasto 'tranquillo' per circa 25 anni, fino al 2011.
Quando scoppiò un nuovo caso, più complesso e con un numero maggiore di società e tesserati coinvolti.
L'inchiesta partì dall'indagine Last bet della procura di Cremona.
Alla fine i rami delle indagini diventeranno addirittura sette, ma quelli più importanti sono stati sostanzialmente due.
Nel primo il procuratore federale Stefano Palazzi deferì 16 società di calcio e 26 tesserati.
Le accuse andavano dall'associazione a delinquere finalizzata alla truffa fino alla frode sportiva.
AGENZIA CON BASI A SINGAPORE. Rispetto agli scandali precedenti in questa inchiesta sono stati coinvolti anche attori esterni, in particolare gruppi riconducibili ad agenzie con sede in Svizzera ma con basi a Singapore che erano penetrati nel calcio italiano grazie anche all'ex giocatore di Lazio e Bologna Beppe Signori.
Tra gli altri coinvolti anche l'allora capitano dell'Atalanta Cristiano Doni e l'ex viola Stefano Bettarini.
CONDANNATA L'ATALANTA. Al termine delle indagini del primo filone e in particolare dopo il processo di appello, in Serie A venne sanzionata l'Atalanta con 9 punti di penalità, in B l'Ascoli, il Benevento, la Cremonese e il Piacenza.
Anche per i tesserati arrivarono pesanti condanne, in particolare Cristiano Doni (3 anni e 6 mesi di squalifica), Giuseppe Signori (5 anni di squalifica) e Vincenzo Sommese (5 anni).
CONTE SQUALIFICATO PER 10 MESI. L'altro filone passò da Bari e vide il coinvolgimento di 35 tesserati per 13 società.
In questa seconda linea di indagine vennero coinvolte Albinoleffe, Bari, Sampdoria, Siena, Torino e Varese.
Ma tra i tesserati spiccò il nome dell'allora allenatore della Juventus, Antonio Conte.
Al termine dei due gradi di giudizio Conte fu squalificato per 10 mesi (poi ridotti a quattro) come anche il suo vice Angelo Alessio che però venne fermato solo per sei mesi.
Come in passato anche in questo caso la giustizia ordinaria ha invece ribaltato l'esito dei processi, in particolare con l'assoluzione dello stesso Conte.

Dirty Soccer, un altro giro di partite vendute nel 2015

Dirty soccer, l'ultima inchiesta sul calcioscommesse getta nuovo fango sul pallone italiano.

Con gli echi di scommessopoli ancora alle spalle nel 2015 la procura di Catanzaro ha aperto un nuovo fronte contro il calcioscommesse.
In particolare a muoversi è stata la Direzione investigativa antimafia (Dia) del capoluogo calabrese che indagava su eventuali accordi fraudolenti per pilotare partite dalla Serie B all'Eccellenza.
L'inchiesta venne divisa in due filoni per un totale di 70 indagati, 50 fermi e 30 società coinvolte.
RETROCESSO IL CATANIA. In particolare nel primo ramo venne condannato il Catania, retrocesso in Lega Pro, penalizzato il Savona, punito il Teramo con la retrocessione in Lega Pro, retrocesse in D il Vigor Lamezia e la Torres.
Tra i tesserati invece le condanne sono state 25 su 27 imputati nel primo filode di indagine e 36 su 37 nel secondo.


Twitter @AlbertoBellotto

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